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direttore Paolo Pagliaro

FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO:
IL MEGLIO DELL’EDIZIONE 2017

FESTIVAL DELL’ECONOMIA DI TRENTO: <BR> IL MEGLIO DELL’EDIZIONE 2017

FESTIVAL ECONOMIA, ROSSI: A TRENTO RIFLESSIONE AL DI LA’ DEI CONFINI

Dal Festival dell’economia “ci aspettiamo che continui come sempre e che sia un’edizione di successo come le altre. Dal punto di vista dei contenuti ci aspettiamo di poter parlare di un tema molto economico anche se così non sembra, il tema della salute, che implica sia in termini di causa che di effetto un’analisi per le dinamiche di sviluppo, socio economiche, di opportunità e di creazione di valore attraverso lo sviluppo della tecnologia e dell’industria”. Lo ha detto il presidente della provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, a margine del Festival dell’Economia, al via a Trento, che ha come tema “La salute disuguale”. “Un tema – sottolinea Rossi - che riguarda aspetti che con l’economia hanno molto a che fare, come quello dell’etica, e cioè avere un equilibrio rispetto allo sviluppo mondiale. Uno degli aspetti di grande disuguaglianza nel mondo, infatti, è proprio la possibilità di accedere alle cure”. Il Festival, spiega Rossi, è “uno spazio che il Tentino mette a disposizione per una riflessione che va al di là dei suoi confini e per noi è anche un’opportunità di promuovere quello che siamo e di essere in presa diretta con le dinamiche globali”. Come Trentino, continua Rossi, “pensiamo di poter decidere in autonomia su tanti aspetti della vita dei nostri cittadini, coltiviamo l’ambizione d farlo bene, non è detto che sempre ci riusciamo però da un punto di vista di ciò che l’autonomia rappresenta possiamo essere sicuramente un modello”. Fuori dal palazzo della Provincia, dove sta per iniziare l’inaugurazione del Festival, un presidio dell’Usb protesta contro il Festival. “È giusto che ci siano proteste – dice Rossi -, perché la salute come recitano alcuni cartelloni della protesta ė diseguale per definizione, ma bisogna considerare che chi vive in Italia può contare su un servizio sanitario universale a costi molto bassi, ovviamente questa universalità si declina nella capacità delle singole regioni di avere un servizio locale ben organizzato, e chi vive in Trentino può contare su una qualità più che sufficiente. Ci stanno le prese di posizioni e le dimostrazioni di dissenso che è giusto considerare”. (Sip)

 

ISTAT, BOERI: DISOCCUPAZIONE GIOVANILE DATO PIU' PESANTE

"Rimane il dato della disoccupazione giovanile, il dato più pesante su cui riflettere perchè è un problema che ha delle conseguenze a lungo termine". Così il presidente dell'Inps e direttore scientifico del Festival dell'Economia di Trento, Tito Boeri, all'inagurazione della manifestazione, commentando i dati dell'Istat sul calo della disoccupazione. Si tratta, secondo Boeri, di un "problema sociale ed economico che priva il Paese di talenti che rimangono inespressi". (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, BOERI: INTERCONNESSO CON ATTIVITA' INPS

"L'inps e il Festival dell'Economia di Trento sono due attività che hanno delle interconnessioni: l'INPS trae linfa vitale dai dibattiti del Festival e ne trae molti spunti, l'INPS a sua volta può dare un contributo importante alla discussione e per affrontare problemi pratici". Lo ha detto il presidente dell'Inps e direttore scientifico del Festival dell'Economia, Tito Boeri, all'inaugurazione della manifestazione a Trento. (Sip)

 

INPS, BOERI: DA 'NUOVI VOUCHER' PRIMA VOLTA SALARIO MINIMO

Il nuovo contratto di prestazione occasionale "è un contratto gestito interamente dall'INPS, molto diverso dai voucher perchè stabilisce minimi retributivi orari: è la prima volta che, di fatto, si introduce un salario minimo". Lo ha detto il presidente dell'Inps e direttore scientifico del Festival dell'Economia di Trento, Tito Boeri, all'inaUgurazione della manifestazione. "Sapremo tutto del datore di lavoro e del lavoratore - ha aggiunto Boeri – e potremo fare dei controlli". (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, ROSSI: NO PAURA AFFRONTARE GRANDI TEMI (1)

"La caratteristica del festival ė non aver paura di confrontarsi, seppur in un territorio piccolo come il nostro, con il resto del mondo anche su temi particolarmente difficili. Lo abbiamo fatto in tutte le edizioni: non avere paura di mettersi in discussione e mettere in discussione ciò che abbiamo sempre fatto in relazione a ciò che i tempi moderni ci chiedono". Lo afferma il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, intervenendo all'inaugurazione del Festival dell'Economia. "Il Trentino si sente in regola per trattare un tema di questo tipo e soprattutto per merito dei suoi cittadini", ha affermato Rossi ricordando che i trentini sono in testa alle classifiche per tempo dedicato a lettura e volontariato: due indicatori che ci dicono che c’è una comunità attiva culturalmente, un fattore importante che influisce sul benessere psico-fisico. Siamo in testa anche per numero di ore dedicate alla pratica dello sport, importante in termini di prevenzione". (SEGUE)

 

FESTIVAL ECONOMIA, ROSSI: NO PAURA AFFRONTARE GRANDI TEMI (2)

Per quanto riguarda il sistema sanitario della Provincia, "siamo spesso in testa alle classifiche nazionali e non solo, abbiamo una tecnologia avanzata ai massimi livelli che ha saputo trainare iniziative imprenditoriali che oggi sono capofila dell'informatica in campo sanitario". E ancora: "Abbiamo un sistema sanitario con la minor spesa farmaceutica, un sistema che nel campo della logistica ha saputo sviluppare operazioni imprenditoriali di grande resa dal punto di vista economico". Sulla regionalizzazione del sistema sanitario, che spesso è considerata come "colpevole delle differenze territoriali", Rossi parla chiaro: "Prima della regionalizzazione le differenze c’erano lo stesso e forse anche maggiori. Questo sistema, che nel mondo è riconosciuto come uno dei migliori, è tale per un livello di responsabilità più vicino ai cittadini". Parlare di sanità disuguale, quindi, e "affrontare il tema dell'organizzazione che punta sull'autogoverno è utile anche per fare un ragionamento più ampio", spiega il presidente della Provincia. (Red)

 

FESTIVAL ECONOMIA, SINDACO TRENTO: PRONTI AD ACCOGLIERE

"Trento è sempre pronta ad accogliere il Festival dell’Economia, un’attesa sempre nuova e rinnovata non solo nei contenuti ma anche nel contorno, sempre innovativo e interessante. Il Festival ė la prova provata che siamo una città che sa accogliere". Così il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, inaugurando il Festival dell'Economia. "Trento è una delle città dove gli italiani vorrebbero maggiormente trasferirsi, una città ambita e desiderata - ha detto Andreatta -. Siamo pronti ad accogliere un popolo di giovani e non solo, per affrontare un tema che ci tocca tutti da vicino", quello della "Salute disuguale". (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA: SANITA', NON COSTO MA INVESTIMENTO

"Mi arrabbio quando sento parlare di sanità come costo. I Paesi che spendono bene e molto in sanità investono, non spendono, sono paesi che crescono". Lo ha detto Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Università degli Studi di Trento, intervenendo all'inaugurazione del Festival dell'Economia. "E' un concetto sbagliato anche dal punto di vista economico - sottolinea Cipolletta -, perché investire nella sanità è un motore di crescita". (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA: UNIVERSITA' E SANITA' FANNO RETE

Università e sanità fanno rete. Ogni anno facciamo un'assemblea aperta che dedichiamo a un tema e quest’anno faremo l’assemblea sul tema dei legami tra benessere e università". Lo ha detto Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Università degli Studi di Trento, intervenendo all'inaugurazione del Festival dell'Economia. "Stiamo riflettendo su quello che stiamo facendo su questo tema (salute disuguale, ndr), un check lungo e ancora in itinere". Secondo Cipolletta, "il medico deve essere interdisciplinare e noi come università stiamo agendo, anche insieme al territorio, per consentire alla medicina quel salto interdisciplinare". (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, SALUTE: NON COSTO MA INVESTIMENTO

Quattro giorni per parlare di "Salute disuguale" e riflettere sugli investimenti nel settore sanitario, da considerare non un costo ma un investimento. Si è ufficialmente aperta la dodicesima edizione del Festival dell'Economia, in programma a Trento fino al 4 giugno. Sarà un Festival incentrato sulle disuguaglianze, appunto, una su tutte quella dell'accesso alle cure, che si ripercuotono sull'economia e sul welfare. Un tema importante, che riguarda tutti, ma che non deve spaventare: "La caratteristica del Festival - ha sottolineato il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi - ė non aver paura di confrontarsi, seppur in un territorio piccolo come il nostro, con il resto del mondo anche su temi particolarmente difficili. Lo abbiamo fatto in tutte le edizioni". Non aver paura, quindi, di "mettersi in discussione e mettere in discussione ciò che abbiamo sempre fatto in relazione a ciò che i tempi moderni ci chiedono - è la sfida del Festival secondo Rossi -. Il Trentino si sente in regola per trattare un tema di questo tipo e soprattutto per merito dei suoi cittadini". Infatti i trentini sono "in testa alle classifiche per il tempo dedicato a lettura e volontariato: due indicatori - spiega il presidente della Provincia - che ci dicono che c’è una comunità attiva culturalmente, un fattore importante che influisce sul benessere psico-fisico". Il sistema sanitario del Trentino, "è spesso in testa alle classifiche nazionali e non solo", con una "tecnologia avanzata ai massimi livelli che ha saputo trainare iniziative imprenditoriali che oggi sono capofila dell'informatica in campo sanitario", dice orgoglioso Rossi. E ancora: "Abbiamo un sistema sanitario con la minor spesa farmaceutica, un sistema che nel campo della logistica ha saputo sviluppare operazioni imprenditoriali di grande resa dal punto di vista economico". Sulla regionalizzazione del sistema sanitario, che spesso è considerata "colpevole delle differenze territoriali", Rossi parla chiaro: "Prima della regionalizzazione le differenze c’erano lo stesso e forse anche maggiori. Questo sistema, che nel mondo è riconosciuto come uno dei migliori, è tale per un livello di responsabilità più vicino ai cittadini". Parlare di sanità disuguale, quindi, e "affrontare il tema dell'organizzazione che punta sull'autogoverno è utile anche per fare un ragionamento più ampio", spiega il presidente della Provincia. Quello della salute disuguale è un tema importante, che riguarda tutti, e Trento, assicura il sindaco Alessandro Andreatta, "è pronta ad accogliere il Festival" nella sua veste sempre "nuova e rinnovata". Presente all'inaugurazione anche Tito Boeri, nella doppia veste di direttore scientifico del Festival e direttore dell'Inps: "L'Inps e il Festival dell'Economia di Trento sono due attività che hanno delle interconnessioni. L'INPS trae linfa vitale dai dibattiti del Festival e ne trae molti spunti e a sua volta può dare un contributo importante alla discussione e per affrontare problemi pratici". Economia, sanità, ricerca, lavoro, accesso alle cure: sono tutti aspetti connessi tra loro che il Festival - con i numerosi eventi organizzati – ha cercato di snocciolare in una riflessione in grado di partorire idee e proposte, partendo sempre dalla consapevolezza che "i Paesi che spendono bene e molto in sanità investono, non spendono, e sono Paesi che crescono", ha sottolineato Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Università degli Studi di Trento. In questo senso università e sanità fanno rete: "Ogni anno facciamo un'assemblea aperta che dedichiamo a un tema e quest’anno parleremo dei legami tra benessere e università. Stiamo riflettendo su quello che stiamo facendo sul tema della salute disuguale, un check lungo e ancora in itinere - ha spiegato Cipolletta -. Il medico deve essere interdisciplinare e noi come università stiamo agendo, anche insieme al territorio, per consentire alla medicina quel salto interdisciplinare". (Sip)

 

LA SALUTE DISUGUALE IN TRENTINO: ON LINE IL REPORT

Sono chiamati "determinanti sociali della salute", perché influenzano appunto lo stato di salute. Fra essi non vi sono solo istruzione, lavoro e reddito, ma anche le condizioni socio-economiche in cui vivono le persone. La conoscenza e il monitoraggio degli effetti dei determinanti sociali sugli stili di vita è fondamentale per definire interventi di promozione della salute in tutte le politiche e, più in generale, per ridurre le disuguaglianze dello stato di salute e migliorare il benessere di tutta la popolazione. Ciò è in linea con gli obiettivi della strategia Salute 2020 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e del Piano per la salute del Trentino 2015-2025. Per approfondire questo tema in occasione del Festival dell'Economia, l'Osservatorio per la salute del Dipartimento di salute e solidarietà sociale della Provincia autonoma di Trento mette a disposizione il report "La salute disuguale in Trentino", on line sul sito di Trentino Salute. Fra i dati emerge la posizione di eccellenza del Trentino, rispetto al contesto italiano, in alcuni settori, come il sistema scolastico e il reddito. Il report è suddiviso in due parti. La prima parte è dedicata alle disuguaglianze nei determinanti sociali della salute: istruzione, lavoro e reddito. Nella seconda parte viene analizzato l’impatto delle disuguaglianze sociali sui comportamenti individuali che rappresentano importanti fattori di rischio per lo sviluppo e aggravamento delle malattie croniche: fumo, sedentarietà, consumo ad alto rischio di alcol, cattiva alimentazione e sovrappeso/obesità. Nell’analisi si prende in considerazione l’intero arco di vita (bambini, adulti e anziani). Per la predisposizione del report sono state utilizzate diversi fonti informative grazie alla collaborazione del Dipartimento salute e solidarietà con altri enti e dipartimenti (Dipartimento della conoscenza, Istituto di statistica della provincia di Trento, Azienda provinciale per i servizi sanitari). Dall’analisi dei dati trentini viene confermata la posizione di privilegio ed eccellenza del sistema scolastico locale relativamente al quadro nazionale ed europeo. Tuttavia, persistono alcune diseguaglianze. Rispetto ai loro compagni maschi, le studentesse continuano ad avere maggiori problemi in ambito matematico e a trovarsi in condizioni in cui non studiano e non lavorano. Rispetto ai loro compagni italiani, gli studenti stranieri hanno maggiori difficoltà a raggiungere i livelli minimi di competenza scolastica, abbandonano più frequentemente gli studi e si trovano più spesso in condizioni in cui non studiano e non lavorano. Questi risultati indicano la necessità di rafforzare e promuovere maggiormente una politica di interazione e integrazione. Anche rispetto all’occupazione la situazione in Trentino risulta migliore della media nazionale ma sono comunque presenti alcune disequità nell’accesso al mercato del lavoro in base al genere, all’età, al livello di istruzione e alla cittadinanza. Le donne sono più spesso disoccupate, impiegate in lavori precari o lavorano con contratti part-time. Il Trentino assume una posizione di eccellenza nel contesto italiano anche per quanto riguarda il reddito medio delle persone, ma non solo: il reddito risulta inoltre distribuito in maniera più equa tra la popolazione rispetto a quanto succede nel resto d’Italia. Tuttavia all’interno di una popolazione con un reddito medio soddisfacente e distribuito in maniera molto più equa, permane una percentuale, seppur bassa, di popolazione che versa in condizioni economiche difficili. Il livello di istruzione ha una grande impatto sui comportamenti legati alla salute, fin dall’età evolutiva: i bambini di madri poco scolarizzate consumano più bevande zuccherate (e altri cibi spazzatura), uno tra i fattori di rischio più importanti per lo sviluppo di sovrappeso e diabete, già nei bambini. Inoltre, sovrappeso e obesità sono fattori che espongono allo stigma e di conseguenza anche a difficoltà nel rendimento scolastico. In età adulta il livello di istruzione influenza tutti i fattori di rischio per la salute analizzati (fumo, alcol, sedentarietà, sovrappeso e obesità) ad eccezione del consumo di frutta e verdura che risulta scarso in tutti gli strati sociali. Le persone che arrivano con qualche difficoltà a fine mese con le risorse economiche a loro disposizione sono più a rischio per il fumo, per la sedentarietà e di essere in sovrappeso o obesi (questo vale anche per i loro figli) rispetto alle persone che non hanno difficoltà economiche. La maggiore esposizione a questi fattori di rischio aumenta la probabilità di ammalarsi e morire precocemente a causa di malattie croniche come le malattie cardiovascolari, i tumori, il diabete, le malattie respiratorie croniche o le demenze. (Red)

 

FESTIVAL ECONOMIA: A TRENTO UN'APP PER STILE DI VITA SANO

Salute non è solo sanità ma abbraccia un quadro più ampio, dall'istruzione all'alimentazione, dall'ambiente al lavoro. C'è una serie di determinanti della salute che le politiche locali e nazionali deve tenere in considerazione se vogliono diminuire le disuguaglianze. A Trento, dove si è tenuto il Festival dell'Economia proprio sul tema "Salute disuguale", si è provato a riflettere su come intervenire in questo senso. E anche se in Trentino "c'è un livello di istruzione molto alto e l'aspettativa di vita è migliore rispetto a quella nazionale, questo non vuol dire che non si può migliorare", ha affermato Luca Zeni, assessore provinciale alla Salute durante il confronto "Teoria e pratica della riduzione delle disuguaglianze nella salute in Europa". Ci sono dati, spiega Zeni, che "ci dicono che c'è una percentuale della popolazione che ha stili di vita non adeguati, come il fumo, l'alcol e la sedentarietà: ecco perché "in tutte le politiche è necessario lavorare in maniera interconnessa e trasferire il concetto di salute in tutte le politiche. Il concetto di salute - sottolinea l'assessore - è più ampio di quello di sanità e un'istituzione che vuole garantire la salute della popolazione deve pensare non solo agli aspetti organizzativi sanitari". Dalla sanità alla salute, quindi: cosa fa il Trentino? "La vera sfida - continua Zeni - è garantire servizi integrati in modo da migliorare l'integrazione tra ospedale e territorio": si sta viaggiando quindi verso "un ospedale unico strutturato su più edifici. Ognuno ha una funzione ma in rete con altri". L'importante, secondo l'assessore, "è non legare i comportamenti agli effetti punitivi, ma lavorare sull'aspetto della motivazione anche attraverso le nuove tecnologie". In italia, rileva Zeni, "non c'è un sistema di incentivanti e quindi abbiamo voluto sperimentarne uno: un'applicazione che permetta a ognuno di avere una valutazione, di scegliere quale ambito sviluppare e avere degli incentivi per il miglioramento raggiunto". Come funzionerà il sistema incentivante trentino? Tramite l'app ci si potrà registrare creando un profilo iniziale che includerà informazioni generali e il livello di partenza ("Quanto è sano il tuo stile di vita?"). Si avranno a disposizione, poi, ulteriori app specifiche a seconda dello stile di vita e delle preferenze personali. Infine, ci saranno degli incentivi associati al successivo miglioramento (sfide) e al passaggio da un livello all'altro di sano stile di vita e il mantenimento del livello più elevato. Gli incentivi saranno, ad esempio, sconti in strutture sportive o che riguardano iniziative sociali. Questo sistema incentivante è intersettoriale e sinergico e raccorda in maniera trasversale i molti interventi provinciali già in essere; è complementare alle infrastrutture ICT già avviate nel campo sanitario (Fascicolo Sanitario Elettronico, TreC Platform). "L'app - sottolinea ancora Zeni - può superare il limite che ha la mera indicazione, come sui pacchetti di sigarette ad esempio. Uno strumento che crediamo possa portare beneficio". (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, EQUITA' NELLA SALUTE VERSO IL 2030

Il tema del Festival dell'Economia, "Salute disuguale", "è in linea con gli obiettivi strategici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e con l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile". Lo ha detto Francesco Zambon, dell'Ufficio europeo per gli investimenti per la salute e lo sviluppo dell'OMS, intervenendo al confronto "Teoria e pratica della riduzione delle disuguaglianze nella salute in Europa" nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento. Tra i 17 obiettivi strategici dell'Agenda delle Nazioni Unite, infatti, c'è anche quello di "assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età" che, sottolinea Zambon, "è determinante per il raggiungimento di tutti gli altri". L'obiettivo dell'equità "richiede un lavoro intersettoriale" e la consapevolezza che la "salute è in tutte le azioni, dal fare colazione all'andare a lavoro e in tutte le politiche", dice Zambon sottolineando come "l'intersettorialità sia un concetto chiave". Per cercare di supportare gli stati membri, l'Oms "ha diverse reti come 'Regioni per la Salute' (Regions for Health Network, RHN) e 'Città Sane'. Per documentare le buone pratiche e per combattere le disuguaglianze, infatti, serve un approccio partecipativo, una pratica che l'Oms considera eccezionale". Per dare voce ai cittadini sono state messe in atto iniziative importanti come, ricorda Zambon, quella che ha permesso di "raccogliere circa 1200 tra proposte e commenti" che ha portato alla stesura del Piano per la Salute del Trentino. "Tutti i commenti sono stati considerati, dove si poteva sono stati inclusi nel Piano o comunque hanno avuto tutti un feedback personalizzato", ha concluso Zambon. (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, SANITA': CORRUZIONE CHE GENERA DISUGUAGLIANZA

Non sono pochi i casi di corruzione nell'ambito del sistema sanitario in Italia, in particolare per quanto riguarda la violazione del principio di uguaglianza. Molti sono i casi nella sanità che non rispettano i codici etici e di condotta. Non tutte le aziende sanitarie sono dotate di un codice di comportamento, Si tratta di casi problematici che sollevano problemi etici che vanno al di là delle questioni di legalità e relazionati all'idea della disuguaglianza. La corruzione è ingiusta nella misura in cui genera disuguaglianza. A parlarne al Festival dell'Economia di Trento, nel confronto "Corruzione ingiustizia e disuguaglianza nel sistema sanitario" sono stati Michele Nicoletti, Presidente della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare nel Consiglio d'Europa, Nicoletta Parisi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e Agnese Morelli dell’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari di Trento, che sono intervenuti rispettivamente sulle misure anticorruzione applicate a livello europeo, nazionale e locale. Sul piano delle misure anticorruzione a livello europeo Nicoletti ha fatto un rapido excursus storico sulla corruzione in Europa e sulle conquiste etiche e legali a cui si è giunti ai nostri giorni. “Comunque - ha affermato - si tratta di una scommessa complicata ma che può essere vinta da chiunque. La corruzione va dove ci sono i soldi – ha aggiunto - quindi è chiaro che chi ha macro interessi economici come le ditte appaltatrici o micro come interessi personali, ecco che emergono le condizioni per innescare la corruzione, ma ci sono casi di bisogni personali in cui a seguito di una malattia grave si cerca in tutti i modi di trovare la cura e i nemici migliori. Ad esempio l’Ucraina è uno dei Paesi più corrotti in molti ambiti e quindi anche nella sanità. Qui se i genitori che hanno un figlio malato non accettano di pagare la tangente all'ospedale, vengono tacciati di egoismo. In tali casi invece del sistema dei diritti si afferma quello dei favori. I Paesi in cui c’è un basso tasso di corruzione son quelli in cui Stato e Istituzioni funzionano bene . C’ è un tema di legislazione e un sistema di convenzioni internazionali in cui il nostro Paese sta facendo molto”. “La corruzione è un fenomeno devastante e la sanità presenta i due principali attrattori per la corruzione: tante risorse e tanti bisogni - ha poi affermato Parisi - e anche l’incompetenza delle istituzioni che indicono una gara di appalto rientra nelle cause che generano corruzione. Attraverso la diffusione dei valori dell’etica e dell’integrità si può favorire una migliore immagine dell’amministrazione sanitaria”. “In Trentino - ha concluso Morelli - è la prevenzione la principale attività anticorruzione. Questa si esplica principalmente a livello di formazione e non di repressione, con corsi specifici anche per gli operatori sociosanitari. Complessivamente - ha concluso - tutti gli 8.000 dipendenti dell’Azienda sanitaria del Trentino vengono sensibilizzati ad assumere comportamenti corretti. Troppe regole generano un atteggiamento passivo sull'applicazione dell’etica”. (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, SALUTE DEI MIGRANTI TRA PREGIUDIZI E DEFICIT (1)

La salute è un diritto sancito dalla Costituzione e come tale mdeve essere garantito a chiunque si trovi sul territorio italiano. È questo l'assunto più volte ribadito da Emilio Alari di Emergency e da Loris De Filippi di Medici senza Frontiere, a Trento in occasione dell'appuntamento dal titolo “La salute dei migranti”, nella cornice del Festival dell'Economia. Introdotti dal giornalista Pietro Veronesi, i due medici hanno risposto alle sollecitazioni del numeroso pubblico in sala che ha stimolato la discussione, a partire dalle indagini condotte dalle procure di Trapani e Catania nelle scorse settimane in merito alla presunta collusione con trafficanti di esseri umani di alcune Ong operative in interventi di search and rescue. “Ci siamo stupiti per la veemenza della polemica oltre che per le indagini – afferma De Filippi –. Per non dire della questione politica: non ci sono oggi partiti di massa pronti a spendersi un briciolo per i migranti. Ci saremmo aspettati che una delle fazioni prendesse in mano la questione in modo coraggioso e si schierasse non tanto a favore delle Ong, quanto contro la criminalizzazione della solidarietà e dell'attenzione all'altro”. Anche Alari interviene: “I recuperi nelle zone di pertinenza italiana vengono organizzati dalla Guardia Costiera. Aspettiamo di capire come procedono le indagini ma questo è un dato da cui partire”. Anche quando la discussione si sposta sul tema centrale dell'appuntamento in programma, i due protagonisti si trovano spesso d'accordo tra loro: “Ci sono una serie di bugie, di bufale sulla migrazione. Una di quelle più pericolose riguarda proprio la salute di chi si mette in viaggio e il timore di molti italiani dell'arrivo di malattie già debellate nel nostro paese: la verità è che arrivano in Italia persone in salute, il viaggio è molto costoso e si investe su persone che, raggiunta la meta, possano essere forti, lavorare e estinguere il debito”, continua De Filippi. Prosegue Alari: “I migranti che arrivano nel nostro Paese sono per lo più giovani in salute con altra produttività quindi la spesa non è paragonabile all'indotto economico”. I dati del Programma Italia – nato in Sicilia nel 2006 – illustrati da Alari, supportano ciò che afferma: i pazienti sono stati quasi 80mila (fino a febbraio 2017) e del totale solo uno 0,7% ha avuto necessità di interventi di pronto soccorso mentre il 10% sono state visite specialistiche prescritte. “I dati dimostrano come la medicina di prevenzione sia ben più conveniente anche in termini economici”, commenta De Filippi. Il problema dei costi rimane al centro del dibattito anche perché – qualcuno commenta dal pubblico – il sistema sanitario nazionale italiano non pare godere di ottima salute. De Filippi annuisce e risponde: “Finché potremo, faremo anche un'attività capillare in Italia sia di assistenza medica per gli stranieri e gli italiani in difficoltà, ma soprattutto opereremo pressione politica perché questo sia un paese civile fino in fondo: il problema dell'accesso alla salute non riguarda solo i migranti ma spesso anche gli italiani. Questa è una battaglia di civiltà che va affrontata per tutti: la salute è un bene collettivo”. (Sul)

 

VACCINI, LORENZIN: MARTEDI' PRESENTAZIONE DECRETO

"Il decreto vaccini è arrivato al Quirinale e martedì sarà licenziato". Lo ha annunciato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante un punto stampa a Trento nell'ambito del Festival dell'Economia. "Presenteremo il decreto in una conferenza - ha spiegato Lorenzin - in modo chiaro, dando istruzioni a famiglie e istituzioni e fornendo risposte chiare". (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, A TRENTO SIT-IN PER LIBERTA’ VACCINALE

Sono scesi in piazza il 2 giugno alle 14 in via Oss Mazzurana, a Trento - in vista dell'intervento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Festival dell'Economia - i sostenitori e le sostenitrici della libertà di scelta vaccinale. A indire la manifestazione l'associazione Vaccinare Informati, nata nel 2006 e operativa sul territorio del Trentino Alto Adige. “Saremo lì con tante famiglie, cartelli, striscioni e palloncini colorati - si legge sul volantino che invita al sit-in -. Con questo gesto di civiltà e di democrazia ci opponiamo ad un decreto legge incivile che ci priva della libertà di scelta per la tutela della salute. Non sarà pertanto tollerata alcuna forma di insulto e violenza”. (Sip/Sul)

 

FESTIVAL ECONOMIA, COME E’ MIGLIORATO ACCESSO A CURE

Due classifiche significative hanno aperto nella Sala Filarmonica l'incontro con Giuseppe Remuzzi al Festival dell'Economia di Trento: quanto si muore di meno nel mondo grazie alle cure ricevute e quanto si spende per la sanità nei maggiori Paesi industrializzati. Sorprendentemente l'Italia si colloca al secondo posto nella prima, con una spesa pro-capite che rappresenta poco più del 9% del PIL (un dato sotto la media europea), mentre gli USA sono in fondo alla classifica, pur investendo mediamente 9.237 dollari a persona (16,6% del PIL). Remuzzi, professore di Nefrologia all'Università di Milano e coordinatore di ricerca all’Istituto Mario Negri di Bergamo, ha spiegato che dalla sua introduzione, nel 1978, il nostro Servizio Sanitario Nazionale ha migliorato moltissimo l'accesso alle cure per tutti e quanto l'Italia sia riuscita ad abbattere il costo di certi farmaci salvavita. L' evento è stato moderato da Stefano Marroni, Vicedirettore del Tg2, che ha messo in campo questioni cruciali, come il costo di gestione degli ospedali e del personale medico, il ruolo fondamentale della politica nel progettare responsabilmente e a lungo termine la sanità pubblica e il rischio generato da campagne antiscientifiche che favoriscono un approccio non razionale alla gestione della malattia nelle singole persone. Ponendo la questione dell'industria farmaceutica, i cui ritrovati hanno spesso cambiato la vita della gente, Remuzzi ne ha riconosciuto i meriti, pur ritenendo fondamentale che affronti le proprie responsabilità, creando versioni diverse di farmaci che possano curare malattie importanti, come l'epatite C, a costi accessibili. Ha poi richiamato tutti alla responsabilità personale: risolvere i problemi di salute ha un costo e quello che ciascuno fa si riflette sugli altri. I principali fattori di rischio, come l'ipertensione, il sovrappeso, il fumo potrebbero essere ridotti al minimo grazie a migliori scelte individuali, come ridurre le calorie e muoversi di più. A livello di gestione sanitaria sarebbe invece necessario eliminare interventi inutili, per evitare gli sprechi e rimborsare soltanto ciò per cui ha efficacia. La salute è un'impresa; sembra un paradosso, ma l'ospedale pubblico, pur dovendo essere in attivo, non deve lavorare per aumentare il fatturato, come uno privato, ma per garantire le cure a costi ridotti. Le disuguaglianze esistono ed esistono persone ricchissime che hanno tutto il diritto di spendere per le migliori cure - tanto che oggi anche in Italia si assiste ad un "turismo sanitario" che cerca i servizi di qualità nelle nostre cliniche - ma allo stesso tempo è necessario mantenere un servizio pubblico valido per tutti. Una soluzione potrebbe essere integrare con il privato laddove il pubblico non arriva. Remuzzi è stato poi molto critico con il sistema attuale, che permette l'esercizio della professione intramoenia ai medici: chi vuol esercitare in privato dovrebbe farlo non gravando sul sistema pubblico. Il nocciolo della questione è dunque è una public policy adeguata, perché il sistema della salute, ha evidenziato Remuzzi, contribuisce anche alla crescita economica di un Paese, aumenta la sicurezza, la stabilità sociale, persino il lavoro, dato che per ogni medico assunto c'è necessità di persone in più nell'amministrazione e nella gestione della sanità. La gente possiede, su questo, uno strumento potentissimo, ha concluso il professore: la possibilità di chiedere a gran voce ciò che è giusto e di influenzare le decisioni dei politici, avendo idee chiare e soprattutto accesso alle informazioni. (Sip)

 

SANITA’, LORENZIN: RIAUMENTARE POTERI DELLO STATO

In campo sanitario “è necessario riaumentare i poteri dello Stato, che non significa eliminare l’autonomia delle Regioni che ce l’hanno”, ma fare in modo che le “politiche sanitarie siano ricondotte a una linea dove gli altri si adeguano”. Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo al convegno “Sanità e sviluppo” nell'ambito del Festival dell’Economia di Trento. (Sip)

 

2 GIUGNO, ROSSI: TRENTINO CONDIVIDE VALORI FESTA REPUBBLICA

“Il Trentino condivide e fa propri i valori della Festa della Repubblica, cioè in primo luogo il valore della sovranità popolare, che ha fortemente voluto la Repubblica e ha fondato su di essa la nostra democrazia, ed il valore del rispetto della Costituzione, la suprema legge dello Stato, nella quale è inscritto il riconoscimento della nostra Autonomia, ovvero delle peculiarità storiche, geografiche, culturali, istituzionali di questa terra”. Queste le parole del Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi alla cerimonia per la Festa della Repubblica che si è tenuta il 2 giugno in Piazza Duomo a Trento. Il presidente Ugo Rossi, aveva accanto a sé, tra gli altri, il Commissario del governo Pasquale Gioffrè e il Sindaco di Trento Alessandro Andreatta. Il presidente Ugo Rossi ha incardinato il suo intervento nel solco della tradizione e della storia del Trentino: “Celebrare la Festa della Repubblica vuol dire, anche in Trentino, innanzitutto esprimere un grande “grazie” a chi ci ha preceduto, a quegli uomini e a quelle donne che con il loro lavoro, il loro impegno, a volte il loro sacrificio, hanno costruito l’Italia libera e democratica e hanno reso forti le sue istituzioni. Un’Italia che ha saputo contenere le sue pulsioni centraliste, nonostante siano anch'esse un portato della sua storia, mantenendo viva la dialettica fra lo Stato centrale e le Regioni e confermando sempre, anche nei momenti più difficili, la sua fiducia nelle Autonomie speciali, viste non come un peso o una minaccia ma come una risorsa per l’intero sistema-Paese”. Il Trentino, sempre secondo il presidente, in questi anni ha svolto anche il ruolo di “laboratorio”, nel quale testare alcune novità e alcuni impianti riformistici, in diversi campi. “Ne siamo naturalmente molto fieri - ha aggiunto a riguardo - e vorremmo continuare in questa direzione, in sintonia con lo Stato e nell'interesse non solo delle nostre genti ma dell’intera nazione”. Non è mancato il riferimento al Festival dell’Economia di Trento, in particolare quando ha ricordato che l’Italia repubblicana è anche un’Italia che si fonda sul lavoro, la giustizia sociale, l’equità: “La Repubblica, così come l’hanno concepita i suoi fondatori, voleva rimuovere le disuguaglianze e dare a ciascuno le stesse opportunità, sia sul piano della partecipazione alla vita democratica, sia su quello dell’accesso ai diritti, e naturalmente alle responsabilità che ne derivano…Dobbiamo coltivare con convinzione un modello democratico e inclusivo. Dobbiamo quindi respingere una concezione elitaria della società, fondata sul mantenimento o addirittura l’accrescimento dei divari e delle disparità. Il Trentino, in questo senso, è da sempre impegnato a non lasciare indietro nessuno. Lo fa, come dicevo poc’anzi, con spirito riformatore, innovando costantemente le forme del suo welfare ma mantenendo immutato l’orientamento alla solidarietà e all’equità”. Il tema delle riforme e di un’Autonomia dinamica è un altro tema toccato da Rossi: “Anche su questo terreno il Trentino vuole fare la sua parte, con coraggio e positività. A chi ci accusa di essere eccessivamente dipendenti dall’Autonomia ricordiamo che l’Autonomia l’abbiamo utilizzata per promuovere cose come la scuola, l’università, la ricerca scientifica, e quindi anche l’innovazione, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato, così come la voglia di fare impresa dei giovani, il che ci porta ad essere oggi il territorio in Italia più “amico” delle start-up, delle nuove imprese che sui posizionano spesso sulle frontiere del “fare”, colmando dei vuoti, intercettando nuovi bisogni. Creando nuove opportunità”. In conclusione d’intervento, il presidente Rossi ha esortato a lavorare per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. “Noi trentini, come tutte le genti di montagna - ha concluso -, non ci risparmiamo e non ci tiriamo indietro. Ma sappiamo che le grandi conquiste si ottengono con uno sforzo collettivo, e non faremo mai mancare il nostro impegno per difendere e consolidare i valori dell’Italia repubblicana, in un’Europa unita e plurale, che riconosce pari dignità a tutte le sue componenti, a tutti i popoli che la abitano”. (Red)

 

SALUTE, OBESITA’: NON SOLO COLPA ALIMENTAZIONE, BERE VINO FA BENE

L'Italia è il Paese con il più elevato livello di salute, il suo sistema sanitario è il secondo migliore al mondo ed è anche al primo posto nella ricerca sul vino e i suoi effetti benefici sulla salute umana. Non sembra dunque debbano più esserci dubbi: il vino (quello rosso in particolare) fa bene. Anzi: "E' il farmaco più efficace per ridurre i rischi cardiovascolari". A dirlo è Lawrence Coia, medico statunitense che assieme all'economista Kiersten Strombotne, hanno cercato al Festival dell'Economia, sollecitati dalla giornalista-medico Roberta Villa, di rispondere alla domanda se davvero l'obesità sia "colpa di ciò che mangiamo". “Parlare di nutrizione - sostiene Strombotne – è come parlare di religione, ognuno ha le proprie convinzioni. Il che spiega perché le campagne governative contro l'obesità (una persona su tre negli USA, con un costo di 147 miliardi di dollari all'anno) non raggiungano gli effetti desiderati, giacché dobbiamo fare i conti con l'irrazionalità del consumatore, oltre che con le sue condizioni di reddito e il livello culturale, due fattori che influenzano grandemente le abitudini alimentari delle persone. Aumentare la tassazione sulle bevande e i cibi ipercalorici non produce alcun effetto sul cambiamento delle cattive abitudini alimentari; si possono promuovere campagne educative nelle scuole, ma nessuno è poi obbligato a tenere conto delle informazioni ricevute. La verità è che non abbiamo capito come condurre questo tipo di politica, e ancora oggi non sappiamo se faccia più bene fare movimento fisico o ridurre gli zuccheri”. Nessun dubbio su quale sia la religione alimentare più "salutista" ha invece Coira: dieta mediterranea e un moderato consumo di vino. Attenzione: non di alcol, ma di vino. Perchè non vi è errore più grande che possiamo fare se non quello di confondere gli effetti dell'uno con quelli dell'altro, così come non va assolutamente messo sullo stesso piano il danno provocato dal fumo con quello, assai minore, causato da uno smodato consumo di alcol. "Da uno a tre bicchieri di vino al giorno hanno un effetto positivo sull'ipertensione, riducono l'incidenza del diabete mellito di tipo 2, rallentano l'invecchiamento, riducono la demenza da Alzheimer. Non c'è correlazione - conclude Coira - tra l'incidenza dell'etilismo e il consumo di solo vino: in USA è etilista il 5 % della popolazione, in Italia lo 0,5%, nei primi i consumatori di vino sono il 17%, nella seconda il 66%. E di obesi se ne trovano molti anche nei Paesi del Medio Oriente, dove non si consuma alcool ma molte bevande zuccherate. Il portato economico che esce dal confronto sembrerebbe indicare dunque una via chiara per un Paese produttore di vino qual è l'Italia: aumentare le esportazioni, specie verso gli USA, non farebbe dunque bene solo alla nostra bilancia commerciale ma contribuirebbe anche a migliorare lo stato di salute generale del pianeta. (Sip)

 

SALUTE, LORENZIN: ELIMINARE SISTEMA TICKET O RENDERLO PIU’ EQUO

“C’è una commissione di tecnici ed economisti che sta lavorando per concludere un articolo fondamentale del Patto della Salute e cioè la riforma dei ticket, che pesano sul bilancio della salute per circa 3 miliardi su 112. Se riusciamo a togliere questo sistema è meglio, se non si riesce bisogna renderlo più equo. A luglio finisce il lavoro della commissione che verrà inserito nella legge di bilancio”. Lo ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Festival dell’Economia, a Trento. (PO / Sip)

 

VACCINI, LORENZIN: SITUAZIONE ITALIANA A RISCHIO, BENE GOVERNO

Per quanto riguarda i vaccini “la situazione italiana è a rischio, bene ha fatto il governo a intervenire” con il decreto legge; "abbiamo previsto un piano di immunizzazione che si realizza in anni e l’unico modo che avevamo per farlo è questo". Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al Festival dell’Economia a Trento. (PO / Sip)

 

SALUTE, LORENZIN: PRIORITA’ POLITICA INSIEME A EDUCAZIONE E RICERCA

“Nei prossimi decenni avremo bisogno di fare scelte politiche che vanno in tre direzioni: investire nello sviluppo e nella ricerca, perché è un filone che porta lavoro e benessere, nell'educazione e nella salute”. Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al Festival dell’Economia a Trento. (PO / Sip)

 

UE, LETTA: ULTIMA OPPORTUNITA’ PER RILANCIARE CAMMINO EUROPEO

“Siamo di fronte all'ultima opportunità per rilanciare sulla strada giusta il cammino europeo. Questo rilancio ha bisogno di un nuovo patto tra persone che si fidano reciprocamente e che fanno insieme una scelta, necessaria adesso perché siamo in una situazione di grande difficoltà”. Lo ha detto l’ex premier Enrico Letta al Festival dell’Economia di Trento. “La chiave di tutto – secondo Letta – è cambiare il modo di raccontare come si fa l’Europa. Quando dobbiamo raccontare una cosa positiva dell’Europa, tutti usiamo la stessa parola, e cioè Erasmus, la cosa migliore che possiamo raccontare dell’Europa. Ma l’Erasmus vale solo per una parte minoritaria e privilegiata dei cittadini europei, e cioè gli studenti universitari. Il vero guaio dell’Europa è che è stata percepita come uno strumento freddo di una globalizzazione rapida che ci rende spaesati. Il problema è che, di fronte a questo, gli elettori pensano che l’Europa sia solo per i cosmopoliti, per chi conosce tre lingue e per chi viaggia, non per tutti. La vera forza dell'Europa, invece, è quando parla a tutti i cittadini”. (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, VACCINI: LENTE INGRANDIMENTO SU DISUGUAGLIANZE

Il 90% degli investimenti della ricerca medica è a beneficio del 10% della popolazione mondiale. Questo il dato da cui parte il dibattito “(Non tutti) i vaccini sono sexy. Disuguaglianze tra nord e sud del mondo” che all'interno del programma del Festival dell'Economia di Trento propone la questione dei vaccini da un punto di vista altro: quello dell'Africa. A discuterne sono Stefano Merler, epidemiologo matematico della Fondazione Bruno Kessler, Giovanni Putoto dell'associazione Medici con l'Africa CUAMM e Sara Ferrari, assessora all'università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità e cooperazione allo sviluppo della Provincia autonoma di Trento. “Medici con l'Africa CUAMM nasce nel 1950 – introduce Puotuto – e dallo stesso nome se ne intuisce l'approccio: l'obiettivo è infatti quello di rafforzare i sistemi sanitari dei Paesi in cui si opera coinvolgendo le comunità locali. È evidente – prosegue – che lavorare sulla salute in Africa significa confrontarsi quotidianamente con le disuguaglianze”. E il tema dei vaccini sembra rappresentare una lente di ingrandimento per comprendere la disparità nell'accesso alla salute nei diversi punti del mondo: “La ricerca sui vaccini non viene decisa in base ai bisogni – continua Puotuto –. Un esempio è l'emergenza internazionale su ebola: l'occidente si è allarmato e si è iniziato a studiare. Molto diversa la situazione sul vaccino per la malaria, malattia che paradossalmente provoca molte più morti. In questo caso dopo molti anni di pressioni solo nel 2018 verrà introdotto in tre paesi – Ghana, Malawi e Kenia – il vaccino in via sperimentale grazie a una forte e positiva collaborazione tra attori pubblici e privati”. Ma quindi, chi decide quali vaccini sviluppare? “L'investimento pubblico diminuisce sempre più – afferma Merler – ormai solo il 10% dei finanziamenti sulla ricerca per i vaccini è da fondi governativi: si tratta di finanziamenti privati. Per questo è importante un fitto lavoro in rete per governare le decisioni, per lo più nelle mani di chi finanzia le iniziative di ricerca”. Anche Ferrari interviene sulla questione: “Salute non è solo assenza di malattia ma è benessere più generico. Non solo è ingiusto che l'accesso alla salute non sia riconosciuto a tutti nei fatti ma è una realtà che crea instabilità generale: per questo la Provincia Autonoma di Trento dedica lo 0,25% del bilancio a interventi di cooperazione internazionale, per legge: significa che quest'anno 10 milioni di euro sono stati dedicati a progetti di cooperazione non in una visione assistenzialistica, ma in una visione di condivisione di risorse e competenze. Sono convinta che un gioco di squadra sempre più forte tra la politica e la comunità scientifica possa essere una risposta a molte questioni, anche di tipo comunicativo, che risultano fondamentali in un lavoro sulla salute”. Secondo Puotuto, infatti, la comunicazione gioca un ruolo determinante in occidente quanto in Africa: “Nei Paesi in cui operiamo ci troviamo di fronte a difficoltà oggettive: non basta avere i vaccini, bisogna avere i mezzi per distribuirli e le competenze per somministrarli. Bisogna fare formazione e comunicazione tra le comunità locali”. E conclude: “Il tema della fiducia è al centro. L'Africa ci ha insegnato che serve pazienza, lavoro, alto grado di informazione e comunicazione. Quello della fiducia è un tema cruciale in ogni territorio e in ogni tempo”. (PO / Sul)

 

VACCINI, A TRENTO PROTESTE CONTRO DECRETO LEGGE

“Abbiamo organizzato questo sit-in contro il decreto che vorrebbe imporre 12 vaccini per l’accesso all'istruzione e per ribadire che la frequenza scolastica è un diritto costituzionale che nessuno può togliere. I vaccini sono un farmaco e possono dare effetti collaterali e quindi nessuno può imporli”. Lo ha detto a 9Colonne Patrizia Filippi, presidente dell’associazione “Vaccinare Informati”, che opera in Trentino Alto Adige, riguardo alla manifestazione organizzata al Festival dell’Economia di Trento, in occasione dell’intervento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. “Non siamo contro i vaccini – ci tiene a specificare Filippi -, ma per la libertà di scelta e per una profilassi fatta con consapevolezza”. (PO / Sip-Sul)

 

SALUTE, DIETA MEDITERRANEA CONTRO MALATTIE METABOLICHE

Le più recenti ricerche scientifiche sulla composizione chimica della dieta mediterranea e i suoi effetti benefici nella prevenzione delle malattie metaboliche, come diabete ed obesità, sono state al centro del convegno organizzato dalla Fondazione Edmund Mach, nell'ambito del Festival dell'Economia, a Trento. Introdotto dal presidente Andrea Segrè, il convegno ha visto intervenire illustri esperti internazionali come Kieran Tuohy, responsabile del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione FEM, e i due ricercatori israeliani Elliot Berry della Hebrew University di Gerusalemme e Iris Shai della Ben-Gurion University of Negev di Tel Aviv. “Quando si parla di Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco, in realtà bisognerebbe riferirsi al suo etimo greco, ‘diaita’, ovvero stile di vita – ha detto il presidente della Fondazione Mach, Andrea Segrè -. A ragione possiamo parlare di ‘piramide mediterranea universale’ inserendo alla base della stessa la convivialità, l’attività fisica e l'educazione. Questa piramide si può declinare localmente, adattandola a tradizioni, stagionalità e prodotti del territorio: in questo modo essa è anche più sostenibile”. Elliot Berry ha spiegato come la situazione socio-economica e psicologica di una persona influenzi fortemente la possibilità di adottare uno stile di vita sano. “Con una provocazione – ha evidenziato Berry - posso dire che una persona sportiva, anche con qualche chilo in più, è meglio di una molto magra ma completamente inattiva”. Iris Shai ha invece presentato in anteprima lo studio DIRECT-PLUS, una ricerca innovativa avviata in collaborazione con la Fondazione Mach, che punta a verificare le proprietà benefiche di prodotti ad alto contenuto di polifenoli, come olio d’oliva e piccoli frutti. Inoltre si è soffermata sulla distribuzione del grasso nel corpo umano in relazione ai disordini metabolici e cardiovascolari. Kieran Tuohy ha chiuso il confronto con un intervento sul microbiota intestinale. “La galassia di microorganismi che vivono nel nostro intestino – ha evidenziato Tuohy - è stata finalmente riconosciuta come un organo vero e proprio, fortemente connesso con il nostro benessere generale e, in quanto tale, influenzato dalla nostra dieta ma anche dal nostro stile di vita, dall’attività fisica alle ore di sonno”. (Sip)

 

VACCINI, LORENZIN: DECRETO MARTEDI’. PROTESTE A TRENTO

Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, il 25 maggio, ora il decreto sui vaccini obbligatori per l’accesso a scuola “è al Quirinale, al vaglio della presidenza della Repubblica e dovrebbe arrivare martedì”. Ad annunciarlo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in conferenza stampa al Festival dell’Economia di Trento, spiegando che martedì ci sarà anche una “conferenza in cui spiegheremo il decreto in modo chiaro, dando istruzioni a famiglie e istituzioni e fornendo risposte chiare". Su questo tema “sta prevalendo la mancanza di cultura e l’antiscienza”, ha detto Lorenzin sottolineando che “la situazione italiana è a rischio e bene ha fatto il governo a intervenire”. “Abbiamo previsto un piano di immunizzazione che si realizza in anni e l’unico modo che avevamo per farlo è questo”, ha continuato il ministro della Salute difendendo il decreto legge. Nel frattempo, continuano le proteste del fronte anti-vaccini: già il 1 giugno, all'esterno di due Asl in provincia di Bergamo sono stati ritrovati volantini contro Lorenzin. Il 2 giugno, a Trento, dove il ministro della Salute è intervenuta alla conferenza dal titolo “Sanità e sviluppo”, è stata organizzata una manifestazione fuori dal Teatro Sociale contro il decreto legge. “Abbiamo organizzato questo sit- in contro il decreto che vorrebbe imporre 12 vaccini per l’accesso all'istruzione e per ribadire che la frequenza scolastica è un diritto costituzionale che nessuno può togliere. I vaccini sono un farmaco e possono dare effetti collaterali e quindi nessuno può imporli”, ha detto a 9Colonne Patrizia Filippi, presidente dell’associazione “Vaccinare Informati”, che opera in Trentino Alto Adige. “Non siamo contro i vaccini – ci tiene a specificare Filippi -, ma per la libertà di scelta e per una profilassi fatta con consapevolezza”. (PO / Sip)

 

SALUTE, LORENZIN: PROTONTERAPIA NEI LEA, IMPORTANTE PER TRENTINO

Protonterapia inserita nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, rappresenta un passaggio epocale per il Trentino. A sostenerlo è il ministro della salute Beatrice Lorenzin, ospite al Festival dell'Economia, durante un lungo confronto al Teatro Sociale mediato dal direttore del giornale "L'Adige", Pierangelo Giovanetti. Accanto al ministro anche Gilberto Turati, professore all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e Giuseppe Remuzzi, coordinatore delle attività di ricerca dell'Istituto Mario Negri di Bergamo. Tanti i temi toccati dal ministro, che ha spaziato dalle riforme del sistema sanitario nazionale ai vaccini, evidenziando come il Trentino, dal punto di vista sanitario, sia fra le regioni che se la passa meglio. E se sul Centro diProtonterapia di Trento ci sono buone notizie, perché si sta concludendo l'iter tecnico sulle tariffe e in poche settimane saranno rese note, sugli ospedali più piccoli Beatrice Lorenzin ha spiegato che è necessario mantenere gli standard di sicurezza, e questo in un'epoca caratterizzata da un calo costante delle nascite. Sugli ospedali più piccoli, il ministro ha spiegato: "Prima di essere un politico sono una donna, per questo voglio partorire in un posto dove non rischio di morire io, non rischia di morire il mio bambino o di nascere con un handicap perché non vi sono gli standard di sicurezza. La soglia dei 500 parti all'anno è un compromesso, abbiamo concesso alcune deroghe ma con grande senso di responsabilità. Dove i punti nascita non hanno i parametri per permettere alle nostre donne di partorire in sicurezza vanno chiusi, le strutture non nascono per dare posti di lavoro ma per curare le persone, agli amministratori il compito di organizzare le soluzioni logistiche, come il trasporto in elicottero o il residence nei pressi dell'ospedale. Bisogna poi aver presente che uno dei principali problemi è rappresentato dall'invecchiamento della popolazione, non nascono più bambini e anche i punti nascita che oggi raggiungono questa soglia probabilmente in futuro non la otterranno. Non ho una ricetta per questo – ha proseguito il ministro - credo che dovremo però coinvolgere le società scientifiche per trovare soluzioni e per affrontare, anche dal punto di vista sanitario, una crisi inesorabile nelle nascite". Quindi Lorenzin sui vaccini è stata categorica: "Il tema è serio: abbiamo un tasso di vaccinazione che mette in pericolo la salute pubblica italiana. Abbiamo approvato un piano di immunizzazione che non si realizza in 4 giorni, è previsto un calendario vaccinale secondo classi di età e le vaccinazioni sono gratis perché necessarie alla salute pubblica. Ad esempio, i bambini non vaccinati da 0 a 6 anni hanno sei mesi di tempo per mettersi in regola con le vaccinazioni, contattando le rispettive Asl per stabilire il calendario". Se non si vaccina, accanto alle sanzioni già previste, finora non applicate, vi è anche la segnalazione all'Asl e quindi al Tribunale dei Minori: "I figli - ha concluso il ministro - non sono degli oggetti di proprietà, vanno difesi nella loro salute e integrità". Il ministro ha ricordato ad esempio il pericolo, per le donne in gravidanza, di perdere il bambino o di danni al feto se ci si ammala di rosolia, il rischio di diventare sterile per gli uomini adulti che contraggono i cosiddetti "orecchioni", le complicanze di molte malattie contratte in età adulta. Lorenzin è anche intervenuta sul recente caso di un minore curato con farmaci omeopatici, ricordando che la legge italiana prevede che "i farmaci omeopatici vanno somministrati in modo complementare e non sostitutivo". Sul sistema sanitario fortemente differenziato fra Nord e Sud, seppur fra i migliori in Europa, per Lorenzin una delle cause principali è rappresentata dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che nel responsabilizzare le regioni dal punto di vista sanitario ha ingenerato distorsioni, introducendo un fortissimo indebitamento, almeno per alcune regioni, non corrisposto ad un aumento della qualità. Infine fra le riforme introdotte vi è la creazione di un albo nazionale dei direttori generali, con una selezione meritocratica e criteri di valutazione elevati, per introdurre requisiti oggetti sulla scelta dei manager delle Asl, nonché il patto della salute digitale, che prevede la trasparenza dei dati. Gilberto Turati ha quindi spiegato come la "salute può rappresentare un buon affare, visto che l'investimento in salute è utile perché i lavoratori sono più produttivi", e che gli "incentivi stanno funzionando non più solo verso i privati, ma anche verso le cliniche che operano non a scopo di lucro e verso gli ospedali pubblici, seppur con logiche diverse". Giuseppe Remuzzi, uno dei più importanti ricercatori italiani, ha insistito sulla necessità di investire sui giovani e sulla sostenibilità dei piccoli ospedali ha introdotto il concetto di "etica di evitare gli sprechi", perché la scelta da fare è quella di "chiudere i piccoli ospedali perché non possono funzionare per definizione", ed è strano che "siamo disposti a fare chilometri e chilometri persciare e poi l'ospedale lo vogliamo sotto casa". Infine sui costi della ricerca, un problema di ambito mondiale, Remuzzi ha rimarcato che non devono essere pagate le transazioni finanziarie, mentre il ministro Lorenzin ha evidenziato che sarebbe necessario un prezzo europeo alla ricerca, ovvero va individuato un accordo a livello sovranazionale per ridurre i costi eccessivi di alcuni farmaci salvavita.

 

FESTIVAL ECONOMIA, DISUGUAGLIANZE SOCIALI INCIDONO SU SALUTE BAMBINI

Disuguaglianze socio-economiche e territoriali in Italia sono fattori di forte influenza per la salute e lo sviluppo cognitivo dei bambini e delle bambine. Su questo si concentra il primo intervento della sociologa Chiara Saraceno al Festival dell'Economia di Trento. Secondo i dati presentati da Saraceno, non solo il grado di istruzione delle madri va di pari passo alla scelta di stili di vita più salubri, ma lo sviluppo del cervello nella prima infanzia è diverso per bambini poveri e ricchi e in Italia la distinzione è netta anche tra sud e nord. “La buona notizia però – afferma Saraceno – è che queste disuguaglianze non sono per forza un destino: con interventi educativi adatti, la situazione può cambiare. Per questo motivo sarebbero necessari investimenti in educazione e istruzione ben più alti laddove la situazione socio-economica è svantaggiata, in Italia in particolar modo nel Mezzogiorno”. Per esempio frequentare almeno un anno l'asilo nido, avrebbe un effetto di lungo periodo sulle competenze logico-matematiche di bimbi nati in condizioni di povertà ma la distribuzione dei nidi è al contrario più alta in luoghi di condizioni socio-economiche più agiate. “Le politiche educative potrebbero fare molto ma o non fanno o non fanno abbastanza – prosegue la sociologa –. Mi sono infuriata al tempo della Buona Scuola quando nessuno, nemmeno i sindacati, ha preso posizione sugli investimenti troppo bassi al sud: deve essere presente una pressione alla politica su questi temi. Una nota positiva: grazie a un suggerimento di Save The Children, è stato istituito da poco un fondo sperimentale”. (PO / Sul)

 

FESTIVAL ECONOMIA, DIVENTARE GENITORI: QUALI PARI OPPORTUNITA’?

Quanto si pondera oggi la decisione di diventare genitori? E quali differenze esistono in termini di opportunità tra persone che vivono in paesi diversi o che hanno risorse diverse? Al Festival dell'Economia di Trento ne parla Francesco Billari, docente ordinario di Demografia all'Università Bocconi di Milano: “In Europa, il numero di figli che idealmente si vorrebbe avere è 2,3 – dice a Billari a 9Colonne – ma i dati ci dicono che in media gli europei hanno 1,5 figli. Nei paesi dove si sta meglio, dove ci sono più ricchezza e maggiori strumenti di welfare, il gap tra desiderio e comportamento è più basso”. I dati sono chiari: non esistono pari opportunità e questo si riflette anche su un maggiore rischio di povertà delle seconde generazioni ma sarebbero sufficienti politiche familiari attente, prendendo spunto da Paesi virtuosi: “La pressione politica – dice Billari – dovrebbe arrivare da qualcuno che ha a cuore il lungo periodo di questo Paese. Per natura invece la politica deve concentrarsi su quello che succede nel breve periodo. Non è un caso che nei paesi virtuosi ci sia un accordo tra le forze politiche che porti quasi a livello costituzionale l'intervento sulle famiglie e sui bambini. In qualche modo anche in Italia dovremmo pensare di mettere la questione a un livello molto più alto”. C'è discrepanza non solo in relazione alle politiche attuate ma spesso anche nei comportamenti dei genitori: “Molto spesso l'evidenza scientifica esiste eppure i comportamenti dei genitori vanno in direzioni opposte – continua Billari – . Sicuramente la scienza si può comunicare meglio e spesso credo sia abbastanza evidente. Quello che succede purtroppo in alcuni casi però, è che ci sono forze politiche che cercano di cavalcare le paure dell'immigrato, del vaccino, del diverso per generare consenso elettorale. Il problema è cavalcare la paura. Nel caso dell'asilo nido, nonostante i dati dicano chiaramente che soprattutto in casi di contesti di disagio frequentare almeno un anno di asilo aumenti le competenze cognitive del bambino, non sempre i nidi sono accessibili e anzi ce ne sono meno in contesti di disagio, ma si aggiunge il pensiero delle famiglie di dover essere messe in condizione di decidere liberamente l'educazione dei propri figli. La stessa cosa succede con i vaccini. Attenzione però che in media questa ‘scienza libera’ fa male ai figli, il cui punto di vista dovrebbe essere preso più spesso in considerazione quando si parla di pari opportunità”. (PO / Sul)

 

VACCINI, RICCIARDI (ISS): COME RICONQUISTARE FIDUCIA CITTADINI

Essere trasparenti, rigorosi ma chiari nell’informare i cittadini sull’importanza di vaccinare i propri figli, essere presenti sul web e non troppo politically correct: è la ricetta con la quale - secondo Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto Italiano Superiore di Sanità - scienza e politica dovrebbero provare a convincere il fronte anti-vax a ricredersi. “E’ necessario non lasciar spazio all’ambiguità nella comunicazione, né nella forma né nella sostanza. Essere molto rigorosi e allo stesso tempo molto chiari: la scienza è una cosa complessa e difficile da spiegare ma ci dobbiamo riuscire altrimenti il cittadino rimane in questa sua situazione di sfiducia e resistenza”, dice Ricciardi a 9Colonne, a margine di un incontro al Festival dell’Economia di Trento. “È un bell’impegno – ammette Ricciardi - e anche un cambiamento per gli scienziati, molto spesso riluttanti, ma è necessario, soprattutto quando si parla di questi temi che riguardano delle scelte sulla salute”. Riconquistare la fiducia dei cittadini, quindi, ma non a tutti i costi. “Dopo la mia partecipazione a una trasmissione su La7 – racconta il presidente dell’Iss – ho ricevuto una serie di tweet che rimandavano a un video di un para-scienziato che raccontava della presenza di metalli pesanti nei vaccini. A quel punto, di fronte a persone che proprio non ne vogliono sapere, alzo le mani. Come si dice, ‘chi sa, sa, chi non sa peggio per lui’. Il decreto sull'obbligatorietà limita la libertà di scelta nel momento in cui provoca la malattia o la morte delle persone: a quel punto la libertà di credere alle cretinate finisce”. Ad alimentare le paure, secondo Ricciardi, è anche il web, “uno strumento sì formidabile, ma anarchico, e purtroppo gli algoritmi di ricerca sono fatti in maniera tale che quando capiscono cosa vuoi sentirti dire ti incanalano verso quello. Non sono fatti per informare scientificamente, ma per farti rimanere sul web e per fini commerciali: questo è un pericolo”. E’ importante quindi che “le istituzioni siano presenti sul web – continua Ricciardi -, noi stiamo lavorando in questo senso e a novembre presenteremo una grande iniziativa”. Un altro modo per informare i cittadini e per “vincere le paure” sui vaccini, per il presidente dell’Iss, è mostrare cosa succede a un bambino non vaccinato. “Se a una mamma fai vedere cosa accade a un bambino con la meningite, sono sicuro che vaccinerà subito il proprio figlio - conclude Ricciardi -. Ci vuole più informazione d’impatto. Io sono di scuola anglosassone e secondo me certe immagini vanno fatte vedere. È politicamente scorretto, ma in alcuni periodi storici va fatto. Io sono per questo approccio anche se mi rendo conto che è un po’ duro”. (Sip)

 

ORDINE MEDICI: PASSI AVANTI SU MEDICINA GENERE, INDIETRO SU VACCINI

Non una medicina delle donne, ma una medicina di precisione in grado di tener conto delle differenze e cambi approccio a seconda del soggetto. Promuovere la salute di tutta la popolazione – tema al centro della XII edizione del Festival dell’Economia di Trento - non può prescindere, quindi, dalla dimensione di genere. Un’ottica che va inserita in tutti i percorsi sanitari per far sì che la medicina riconosca davvero le differenze. Ma quanta consapevolezza c’è, a livello medico e culturale, sull’importanza di questo impatto? Lo abbiamo chiesto a Roberta Chersevani, presidente della Federazione nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, a margine di un convegno su disuguaglianze in medicina nell’ambito del Festival dell’Economia. “Il fatto che se ne parli in un contesto così aperto come questo Festival significa che si sta iniziando a capire – ha detto Chersevani -. Anche le persone che non hanno coinvolgimenti di tipo professionale sono venute qui ad ascoltare e questo vuol dire che il messaggio sta arrivando”. Un messaggio, ammette Chersevani, “che ha fatto fatica a partire anche nel nostro ambito professionale. Ricordo infatti che una dozzina di anni fa qualche luminare la definiva la medicina delle donne, ma non è la medicina delle donne”. Si tratta piuttosto di “una medicina che deve essere di precisione a seconda del soggetto che sta trattando, tenendo conto delle differenze delle donne”: in questo ambito, possiamo ben dire, “evviva le differenze”. Una nuova consapevolezza sulla medicina di genere ci fa quindi sperare che le cose stiano cambiando, mentre non si può dir lo stesso – a detta della presidente della Fnomceo – sul discorso vaccini, al centro di proteste alimentate dal decreto legge sull’obbligatorietà. Il fronte anti-vax, anche se così non ama definirsi, è contro un decreto che considera incivile e insiste sulla libera scelta. “Io sono anche per la libertà di scelta – dice Chersevani - ma se la libertà è quella di rischiare il ritorno di malattie che queste persone non hanno mai conosciuto perché probabilmente appartengono a una generazione che non le ha viste grazie ai vaccini pregressi, allora è bene che in qualche modo si intervenga”. E ancora: “Se questa libertà di scelta fa sì che i bambini che non possono essere vaccinati perché hanno problemi di salute e per i quali i vaccini sono controindicati, rischiano ancor di più perché non hanno una protezione, allora la libertà di scelta qual è?”. “Non vorrei che venisse fuori un atteggiamento di setta che non è giusto. L’informazione è una cosa, la conoscenza dei dati scientifici è una cosa, l’opinione è un’altra”, continua la presidente della Fnomceo allargando la riflessione sull’informazione ai tempi dei social network. Non solo la “presenza dei social rende difficile pensare e ragionare”, afferma Chersevani, ma “tutto quello che può essere ricerca sul web ha un’altra limitazione di cui le persone non si rendono conto: se vai a cercare due o tre volte lo stesso argomento verrà costruito intorno a te un algoritmo che ti farà vedere sempre per primi gli argomenti che hai vagliato”. Diventa così “un’informazione ingabbiata in se stessa” perché “chi fa la ricerca è convinto di aver ragione, ma non c’è dialogo e confronto”: sui vaccini, quindi, siamo ancora lontani da una reale consapevolezza, ma “dobbiamo andare avanti e mantenere costanza”, conclude Chersevani. (PO / Sip)

 

SALUTE, MEDICINA DI GENERE: DISUGUAGLIANZE COME VALORE

Negli studi clinici le donne sono molto meno rappresentate degli uomini e questo si ripercuote sull’appropriatezza delle cure. Una disuguaglianza al centro di uno dei tanti appuntamenti del Festival dell’Economia di Trento, quest’anno dedicato proprio alla “Salute disuguale”. Donne e uomini non sono uguali e, soprattutto in medicina, le differenze di genere sono fondamentali per un approccio mirato. Su questo tema, c’è sicuramente una “maggiore consapevolezza” ma è necessario “trovare una strategia per diffondere al più presto questo orientamento”, afferma a 9Colonne Fulvia Signani, psicologa e sociologa, dirigente ASL Ferrara e docente universitaria. E una strategia che va in questo senso già c’è, con una proposta di legge, a prima firma Paola Boldrini (Pd), che mira a favorire la diffusione e l’applicazione della medicina di genere a livello di prevenzione, ricerca, formazione e cura. Un passo importante, spiega Signani, “una presa d’atto che le evidenze scientifiche devono far parte anche delle politiche”, un modo per far sì che “il diritto alla salute uguale per tutti sia una pratica quotidiana”. Secondo la docente di Ferrara è necessario quindi “una strategia di diffusione più veloce”, anche perché “le evidenze scientifiche ci dimostrano che ci sono molte disuguaglianze e disparità di trattamento e ci sono grandi aspetti che non vengono considerati, che non sono stati studiati né recepiti, che non facevano parte dei programmi formativi”. Signani fa riferimento alle analisi che Maurizio Del Greco, primario di cardiologia dell'ospedale di Rovereto, ha portato al Festival dell’Economia. “Per anni in cardiologia – ha sottolineato Del Greco - ci si è dedicati di più ad analizzare e curare gli uomini rispetto alle donne”, nonostante esistano “moltissime differenze nei sintomi, nei fattori di rischio e nella prognosi”. Piccoli passi, comunque, si stanno facendo e la medicina di genere sta entrando nelle Università. “E’ stato impostato con i presidi delle Università che hanno la facoltà di Medicina, un accordo nazionale che verrà presentato l’11 luglio alla ministra Fedeli – continua Signani - in base al quale nel prossimo anno accademico le facoltà di Medicina delle università sia pubbliche che private italiane organizzeranno la formazione di tutte le discipline declinate sul genere”. La medicina di genere, in realtà, è già entrata nell’Università con una cattedra a Padova, ma – riflette la psicologa e docente - “è una strategia troppo macchinosa e falsifica quello che è il significato stesso della medicina di genere: non è una disciplina a parte ma un orientamento che deve attraversare tutta la medicina”. (PO / Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, CULTURA: NUOVO STRUMENTO PER "FARE SALUTE"

Da ormai circa 30 anni numerose ricerche hanno rivelato la relazione positiva che esiste tra fruizione culturale, salute e benessere psico-fisico. E se ancora non si hanno in termini di dati dimostrazioni quantitative, esistono narrazioni di tipo qualitativo e buone prassi che presentano un quadro estremamente positivo. Se ne è parlato al Festival dell'Economia di Trento. Laboratorio di sperimentazione della relazione tra pratica culturale e salute è la città di Torino, da dove nel settembre 2014 è partito il progetto “Nati con la cultura”, da un'idea della Fondazione Medicina Misura di Donna – Fondazione Onlus per la salute della donna, l'umanizzazione della cura e dei suoi luoghi, la ricerca sulla medicina di genere – e l'Ospedale Sant'Anna di Torino, il più grande e antico centro ginecologico ed ostetrico d'Europa che conta settemila nati l'anno e 85 nazionalità rappresentate: “Il progetto ‘Nati con la cultura’ – racconta Luca Da Pozzolo, responsabile del settore ricerca della Fondazione Fitzcarraldo e direttore dell'Osservatorio Culturale del Piemonte – nasce tre anni fa con l'idea di dotare i nuovi nati di un passaporto culturale che dà accesso a una serie di facilitazioni per la famiglia. Le famiglie vengono in questo modo invitate a visitare i musei, fare esperienze culturali con l'obiettivo di introdurre i neonati alla fruizione culturale come abitudine fin dai primi mesi di vita dei bambini e delle bambine”. Il progetto nasce dalla riflessione fatta anche in campo medico e sanitario che riafferma il ruolo dei bisogni delle persone nei confronti delle discipline come l'arte, la storia, la filosofia come nuovi mezzi per "fare salute", per trovare nuovi modi per parlare di malattia e di cura anche nella pratica clinica, ma anche come strumenti di dialogo: “Proprio perché il progetto è stato introdotto in una clinica dove ci sono sette mila nati l’anno e 85 nazionalità diverse – continua Dal Pozzolo – c'è una adesione orizzontale nella popolazione, sempre più persone partecipano. È molto presente inoltre, proprio per le differenti provenienze dei genitori e delle madri che partoriscono nella clinica, l'adesione attiva di nuovi cittadini che sicuramente si rivelerà importante in termini di integrazione. Nel giro di qualche anno – conclude Dal Pozzolo – potremo avere dei dati su cui fare delle misurazioni significative”. “Nati con la cultura” è ancora in una fase sperimentale, ma si stanno moltiplicando le città e gli ospedali in cui la proposta prende piede: Rivoli, Pavia, Reggio Emilia e anche Napoli e Brescia hanno iniziato la fase progettuale. (PO / Sul)

 

SALUTE DISUGUALE, EPIDEMIOLOGO COSTA: INDOSSARE LENTI EQUITA’

In Italia chi è più povero di capacità e risorse è più esposto a fattori di rischio per la salute, si ammala più spesso, in modo più grave e muore prima. Un uomo con la laurea può contare di vivere 5,2 anni in più di chi ha conseguito al più la licenza elementare, ma al Sud un laureato muore prima di un laureato del Centro Nord. Le disuguaglianze di salute sono un muro tra nord e sud del Paese secondo i dati presentati al Festival dell'Economia di Trento da Giuseppe Costa, epidemiologo e professore all'Università di Torino. Il titolo del Rapporto - “Cosa sappiamo della salute disuguale in Italia?” - è anche una domanda e la risposta è “tutto, o quasi”, ammette Costa. “Siamo a conoscenza di come nascono le disuguaglianze e abbiamo a disposizione molte analisi in merito”, afferma il docente a 9Colonne, a margine della presentazione del Rapporto. Quello che manca è “una consapevolezza diffusa e un rimando esplicito da parte di tutte le istituzioni, non solo quelle politiche”, ha sottolineato Costa affermando che questo “è anche legato al fatto che le disuguaglianze di salute sono un tema che nell’agenda politica non ha un rappresentante. Non sono come le disuguaglianze di genere che hanno dietro il movimento femminista o quelle retributive che hanno i sindacati: le disuguaglianze di salute non hanno nessuno che le interpreti, che spinga e che faccia pressione”. Un tallone d'Achille, un elemento di debolezza a causa del quale si crea una difficoltà maggiore da parte dell’agenda pubblica a prenderne carico: “Ci vuole quindi il doppio dello sforzo per far in modo che queste entrino nell’agenda pubblica e ci rimangano - ha proseguito Costa -. La difficoltà che abbiamo di fronte in questo momento è di come inventarci questo modo”. Secondo l’epidemiologo non servono strutture che si prendano carico del problema, ma “dovrebbe essere condivisa e lanciata una strategia nazionale, messa a capo non a un dipartimento ma alla responsabilità di ogni singolo ministro e assessore, alle associazioni d’impresa e ai sindacati”. L’appello, rivolto a tutti – istituzioni politiche e non – è quello di “indossare le lenti dell’equità”. Un discorso etico e di giustizia che incontra, e a volte si scontra, con un discorso prettamente economico: in questo senso il Festival dell’Economia “una sintesi iniziale l’ha fatta” e anche se “alcuni argomenti sono ancora controversi e non scontati”, a Trento “si è creato il clima giusto di comunicazione tra questi diversi saperi e punti di responsabilità. Siamo sulla strada giusta”, conclude Costa. (Sip)

 

FESTIVAL ECONOMIA, ITALIA TRAINA MEDICINA DI GENERE IN EUROPA

L'Italia è il primo Paese in Europa per ricerca sulla medicina genere-specifica. Lo afferma la dottoressa Giovannella Baggio, Fondatrice del primo Centro Studi Nazionale per la Salute e Medicina di Genere e professoressa ordinaria con Cattedra di Medicina di Genere presso il Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova, al Festival dell'Economia, in una conferenza dedicata proprio a come recenti ricerche stiano evidenziando l'importanza di un nuovo approccio alla salute e alla malattia degli uomini e delle donne di tutte le età, considerando le differenze di genere. La medicina genere-specifica è una nuova dimensione della medicina che studia l'influenza del sesso e del genere sulle malattie e tocca tutte le specializzazioni: “In Italia – afferma Baggio – abbiamo una rete che nel resto dell'Europa ci invidiano: in Francia non esiste nulla in materia, in Spagna e in Portogallo nemmeno. In Austria alcuni stanno iniziando a muoversi in questa direzione ma non c'è dialogo tra loro. Dobbiamo continuare in questa direzione ricordando che la medicina genere-specifica deve abbracciare tutte le branche della medicina. Ricerca e formazione devono essere le parole chiave”. L'Italia si distingue anche per prese di posizione politica: “Nel ddl Lorenzin – dice Baggio – c'è un emendamento per l'introduzione della medicina attenta al sesso e al genere. È il prodotto degli ultimi due mesi di lavoro e siamo molto soddisfatti. Per questo, oltre al nostro lavoro, dobbiamo ringraziare Paola Boldrini, parlamentare che molto ha fatto per l'introduzione dell'articolo nel ddl”. Un approccio, quello dell'attenzione al genere da parte della medicina, che arriva piuttosto tardi: “Un approccio di questo tipo – prosegue Baggio – potrebbe migliorare le condizioni di salute di tutti, di prevenzione di alcune malattie nelle donne ma anche negli uomini. È tardi perché le donne sono meno o per nulla rappresentate nelle ricerche mediche e questo perché tradizionalmente era socialmente più significativa la vita dell'uomo, c'era più attenzione alla salute degli uomini. A questo si uniscono altre cause: la complessità dello studio sulle donne dovuta al ciclo biologico, il pericolo di sperimentazione di farmaci su donne fertili, i costi più alti. Ora però le cose stanno cambiando e l'Italia è il Paese che traina questo sguardo”. (PO / Sul)

 

FESTIVAL ECONOMIA, SALUTE DISUGUALE IN AFRICA: LA RICETTA UGANDESE

Joyce Moriku Kaducu è viceministra con delega alla salute primaria del governo ugandese: a Trento è ospite del Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale che ha organizzato un incontro in occasione del Festival dell'Economia. Con lei abbiamo parlato di “Salute disuguale”, tema della XII edizione della manifestazione.

Parliamo di politiche sanitarie in Uganda, un Paese africano che negli ultimi anni ha visto dati confortanti rispetto alla salute pubblica. Com’è la situazione attuale e quali strategie sono messe in campo per continuare a migliorare?

“L'Uganda è uno dei paesi africani in cui la situazione della sanità sta migliorando sempre più. Abbiamo avuto un importante abbassamento del tasso di mortalità anche infantile negli ultimi anni ma nonostante questo abbiamo ancora molto da fare. Per questo abbiamo messo a punto una strategia per continuare a migliorare la situazione sanitaria e la prime questioni rimangono l'accesso semplificato alle cure primarie e la prevenzione: possiamo fare moltissimo con misure preventive, con la promozione della salute. Oltre il 70% delle malattie che abbiamo in Uganda possono essere prevenute. Quando parliamo di malaria per esempio: possiamo prevenire la malaria con alcune misure di controllo dell'ambiente... Allo stesso modo se parliamo di diarrea nei bambini o di colera”.

In materia di prevenzione in Italia in questo periodo c'è grande attenzione mediatica sulla questione dei vaccini. Ci aiuta ad avere uno sguardo più ampio rispetto alla questione?

“Ciò che posso dire è che una strategia di prevenzione è la chiave nella gestione globale della salute. E i vaccini sono una delle principali misure di prevenzione. Vaccinare i bambini significa prevenire le malattie sia nei singoli bambini sia più in senso ampio. Per il mio Paese le vaccinazioni sono una chiave fondamentale ma so che in questo momento in Italia è in discussione l'obbligatorietà di vaccino per l'accesso alla scuola primaria. Io trovo che siano misure corrette: i vaccini rappresentano ancora la soluzione. Bambini vaccinati sono adulti protetti in un mondo sempre più interconnesso. La questione della salute non riguarda più un singolo Paese, si deve affrontare la questione con un approccio globale”.

Italia e Uganda sono due Paesi che da molto tempo intrattengono una relazione costruttiva...

"Devo dire che l'Italia è uno dei Paesi con cui l'Uganda intrattiene collaborazioni più produttive e in particolare ci sono alcune province che supportano il nostro paese direttamente con progetti di cooperazione, una di queste è la provincia di Trento. Salute, educazione, agricoltura: sono molti e diversi gli stakeholder con cui ci relazioniamo. Credo che i nostri rapporti potranno crescere ancora in una logica di scambio. Anche gli italiani potranno imparare qualcosa dall'Africa: molti problemi che abbiamo tutti non possono essere gestiti dai Paesi singoli ma devono essere risolti con una visione globale e collettiva unendo le forze e le competenze per soluzioni migliori e adatte a tutti".

Lei è una donna all'interno del governo. Come è la situazione di rappresentanza femminile nel suo Paese?

"È possibile in Uganda essere una donna leader, anche ad alti livelli. Io ne sono prova. Siamo molto contenti di questo perché dimostra che il governo incoraggia le donne alla partecipazione. Abbiamo in questo momento un'agenda importante dedicata alle donne e siamo convinti che il mondo delle donne sia vibrante e pronto a produrre risultati importanti. Avere una donna che si occupa di salute significa maggiore attenzione nei confronti delle nostre madri, delle nostre figlie, nei confronti delle nascite e dell'assistenza alle gravidanze. In tutto il mondo le donne stanno dimostrando che possono e vogliono essere rappresentate e questo è molto importante a qualsiasi latitudine". (PO / Sul)

 

 

FESTIVAL ECONOMIA, ROSSI: IN PRIMA LINEA CON ATTUALITA'

Penso di poter dire che il Festival conferma le sue grandi potenzialità in termini di partecipazione e anche di capacità di essere in prima linea con gli argomenti di attualità. Quest'anno il tema della salute è stato ricco di spunti e anche un modo per trattare argomenti trasversali alla salute. Si sono affrontate tematiche di carattere locale, internazionale e nazionale, molto intrecciate con scelte politiche importanti. Come sempre il festival ha dato il suo bel contributo al dibattito, che è uno degli aspetti determinanti della democrazia”. Si è conclusa la XII edizione del Festival dell’Economia e il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, fa un primo bilancio della manifestazione. E i primi numeri del Festival confermano il successo: 2 premi nobel, 2 ministri e un panel di esperti, provenienti anche dalle più prestigiose università del mondo, per un totale di 189 relatori e 50 moderatori che hanno animato 102 eventi del programma. Sono state 96 le dirette web, di cui 25 in lingua inglese, grazie alle quali è stato possibile seguire il Festival in tutto il mondo. Dall'1 al 4 giugno sono stati 284 i servizi radio e TV, 536 le segnalazioni web e 365 articoli su carta stampata. Uno dei punti caldi del dibattito che ha animato il Festival, il tema dei vaccini con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che a Trento ha criticato duramente “l’antiscienza”. Secondo Rossi “dovremmo essere tutti molto più portati a fidarci di quello che la scienza ci dice. Basta guardare l'evoluzione delle principali patologie nel corso dell'ultimo secolo, in relazione alla scoperta dei vaccini, per capire quanto sia importante. Certamente alla base deve esserci una scelta individuale, ma anche una scelta che deve esser fatta con la consapevolezza di sapere che quando si decide di non vaccinare non mettiamo a rischio solo la salute di chi non è vaccinato, ma anche quella della nostra comunità. Certamente ogni scelta ha i suoi rischi ma qui la scienza dimostra che i rischi sono molto inferiori rispetto ai benefici”. L'invito, quindi, è quello di “fidarsi fino in fondo e considerare il fatto che vaccinando i propri figli non si fa solo il loro bene, ma quello dell'intera società”, ha sottolineato il presidente della Provincia. Dal Festival dell’Economia, infine, un segnale di fiducia, dopo l’attentato di sabato 3 giugno a Londra. “E' sempre più difficile organizzare eventi come questi ed essere tranquilli per le persone che partecipano – ha spiegato Rossi -. Fortunatamente nel nostro Paese, grazie anche all'ottimo lavoro delle forze dell'ordine, non abbiamo ancora avuto episodi così eclatanti come quelli avvenuti negli altri paesi europei in questi mesi”. La cosa più importante, ha concluso, “è continuare a condannare questi atti: assolutamente non dobbiamo abituarci a quello che è successo”. Tornado ai numeri del Festival, sono stati 338 i giornalisti, operatori e fotografi accreditati dall'Ufficio stampa della Provincia, di questi oltre 300 presenti a Trento e provenienti da Italia, Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Serbia, Brasile, Cina in rappresentanza di 149 testate giornalistiche. Sono 1.178 gli iscritti alla newsletter del Festival, 149 i comunicati stampa (112 in italiano, 24 in inglese, 13 tedesco). Quasi tutti gli eventi sono stati coperti dai fotografi e comunicati in tempo reale attraverso i social, in particolare Twitter e Facebook. Sette le case editrici che hanno proposto i loro titoli nell’ambito di nove “Incontri con l’autore” con 21 fra autori e discussant. La manifestazione è stata ospitata in 25 luoghi sparsi per la città; non solo nei teatri e nelle sale di Trento ma anche in 6 piazze dove sono stati allestiti stand e tecnostrutture ospitanti le dirette in piazza, le postazioni delle 5 emittenti radiofoniche presenti e diversi altri eventi. Un Festival dalla forte valenza internazionale con la partecipazione di più di 37 esperti stranieri nelle conferenze e dalla traduzione simultanea di 33 conferenze in inglese e tedesco. Anche dal punto di vista tecnologico, il Festival non ha deluso le aspettative: 8 location collegate in fibra ad alta velocità, 2 piazze con maxischermi, collegamenti per 5 stazioni radio, copertura wifi di 5 piazze, circa 1 TByte di traffico trasferito dalle regie al data center tramite la rete in fibra, 7 le regie impiegate, 46 ore di diretta satellitare. Il Festival ha assunto una dimensione sempre più rilevante anche dal punto di vista dei social network. La pagina Facebook ufficiale del festival (Festival Economia Trento) ha registrato numeri di interazioni importanti: sono infatti oltre 34.829 le visualizzazioni di post, foto e video che hanno raccontato al popolo del web i momenti più significativi del Festival (dati insight Facebook). Venti le persone della segreteria organizzativa che hanno lavorato per la realizzazione del Festival, oltre a 8 interpreti, 25 tecnici dell’audio, 36 operatori delle regie, 40 persone addette al montaggio degli allestimenti nelle piazze. Sono state 136 le scuole superiori che hanno partecipato al concorso EconoMia provenienti da 61 Province e 19 Regioni. Venti i vincitori premiati, di cui 4 dalla Puglia, 3 dal Friuli, 3 dalla Lombardia, 2 dalla Sicilia, 2 dalle Marche, 2 dal Veneto, 1 dalla Campania, 1 dall’Emilia, 1 dalla Toscana e 1 Trentino. Cinquanta gli studenti del progetto ‘Alternanza scuola lavoro’ che nei 4 giorni del Festival hanno fornito supporto alla segreteria organizzativa; 108 gli esercizi pubblici della città che hanno richiesto materiale del Festival per allestimenti di vetrine, ristoranti e bar. (Sip)

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