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Banche: perché
il sistema ha retto

Banche: perché <br> il sistema ha retto

di Paolo Pagliaro

(17 gennaio 2018) Con la legislatura ha chiuso i battenti anche la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle crisi bancarie e finanziarie. Lunedi i vari gruppi politici depositeranno le loro proposte per la relazione finale affidata al presidente, il senatore Casini. Si sa già che la relazione non conterrà giudizi di merito su quanto emerso nel corso dei lavori ma si limiterà ad avanzare alcune proposte di intervento in tema legislativo e di vigilanza.
Un esito analogo ebbero, una quindicina d’anni fa, alcuni grandi scandali societari che avevano coinvolto migliaia di risparmiatori. Anche allora il parlamento discusse a lungo la possibilità di rivedere l’architettura della vigilanza, in particolare migliorando il coordinamento tra Banca d’Italia, Consob, Isvap e le altre autorità. Ne nacque una legge – “disposizioni per la tutela del risparmio” – approvata nel dicembre 2005, che tra le altre cose affrontava la questione della veridicità delle informazioni finanziarie diffuse al mercato.
Quella legge si è rilevata insufficiente ma a qualcosa probabilmente è servita se negli ultimi anni le crisi bancarie in Italia sono costate ai contribuenti circa 13 miliardi, contro i 227 miliardi pagati dai contribuenti tedeschi, i 101 pagati dagli inglesi, i 52 miliardi a carico dei cittadini spagnoli e i 33 miliardi persi dagli austriaci.
Il fatto che nessuna delle sette banche in crisi sia stata fatta fallire ha consentito inoltre di limitare anche i danni subiti da investitori e risparmiatori.
Anche per questo i toni della relazione finale che Casini si accinge a licenziare saranno pacati, lasciando agli addenda dei partiti il compito di tener viva la fiamma delle polemiche elettorali.

(© 9Colonne - citare la fonte)