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Soccorsi in mare
Italia meno sola?

Soccorsi in mare <br> Italia meno sola?

di Paolo Pagliaro

(2 febbraio 2018) Unico tra tutti gli Stati europei l’Italia ha sempre onorato l’obbligo morale e giuridico di soccorrere i migranti in mare, anche al di là della propria zona di competenza.
Ora è possibile che questo impegno venga condiviso anche con altri Stati. Si è conclusa infatti l’operazione Tritone e ha debuttato quella chiamata Themis. Entrambe vedono impegnate le navi messe a disposizione dell’agenzia Frontex dall’Italia e da altri paesi europei ma con una importante novità: dal primo febbraio è scomparso l’obbligo di portare i migranti soccorsi tutti e soltanto in Italia. Da mesi il governo e la diplomazia italiane chiedevano una modifica di quella clausola “capestro” che obbligava di fatto qualunque imbarcazione a portare i naufraghi in un porto del nostro paese. In futuro gli interventi di salvataggio potranno condurre i migranti nel porto sicuro più vicino, dunque anche in un porto greco, libico, spagnolo, tunisino o maltese. Ora si attende il regolamento che dovrebbe rendere operativo il Sistema europeo comune di asilo.
L’attesa è che si allenti ulteriormente la pressione sull’Italia. Già oggi gli sbarchi sono diminuiti del 23% rispetto al 2016 e del 9% rispetto all’anno scorso.
Ma la rapidità dei cambiamenti in Africa e nei teatri di guerra di Siria e Iraq può mandare all’aria qualsiasi previsione sulla consistenza e l’andamento delle grandi migrazioni. La Turchia sta dirottando decine di migliaia di profughi siriani verso i territori curdi per stravolgerne l’equilibrio etnico e domani potrebbe decidere di tornare a usarli contro l’Europa. La Libia ci assicura relativa sicurezza in cambio di denaro, ma nel prezzo non è compreso il rispetto dei diritti e della dignità dei migranti, detenuti nei lager in condizioni che l’inviato dell’Onu ha definito “un oltraggio alla coscienza dell’umanità”.

(© 9Colonne - citare la fonte)