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I topi non devono fumare
e gli uomini nemmeno

I topi non devono fumare <br> e gli uomini nemmeno

di Francesco Domenico Capizzi

(9 giugno 2020) Istituzioni e politica potranno ignorare che i fumatori positivi al Coronavirus presentano, rispetto ai non fumatori, situazioni cliniche più gravi e suscettibili di terapia intensiva e di ventilazione meccanica? L’esperienza cinese ha dimostrato una significativa differenza di genere nei tassi di letalità – il 4.7% degli uomini contro il 2,8% delle donne - attribuita al tabagismo: i maschi cinesi fumano in misura del 50% contro il 3% delle femmine (fonte: Istituto Superiore di Sanità). Il tabacco agisce quale reale fattore di rischio degenerativo, oltre che cariocinetico, su tutti gli apparati, nessuno escluso, promuovendo bronco-pneumopatie cronico-ostruttive (BPCO), ulcere pepti­che, reflussi gastro-esofagei, ipertensioni arteriose, infarti miocardici, arteropatie, aterosclerosi, ictus e deperimenti cerebrali, diabete mellito, cataratte, degenerazione maculare, paradontopatie e carie, ipoacusie, riduzioni di fertilità e ritardi e patologia dello sviluppo embrionale e fetale, disturbi al normale ritmo veglia-son­no, effetti anoressizzanti ed eccitanti. ecc. a causa delle quasi 7.000 (sic!) sostanze chimiche, di cui 70 connesse alle patologie neoplastiche, che si sprigionano nella combustione del tabacco.
Da oltre un secolo è nota la relazione fra tabagismo e insorgenza di cancro polmonare (v. grafico), senza contare altre localizzazioni, delle quali una è raffigurata plasticamente nel proscenio di Luigi Pirandello de “ L’uomo dal fiore in bocca” (1922): “Venga... le faccio vedere una cosa... Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo…? Ah!, un nome dolcissimo... più dolce d’una caramella... epitelioma si chiama... pronunzi…sentirà che dolcezza: epi­telioma... la morte… capisce? È passata! M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto: tientelo… caro… ripasserò fra otto o dieci mesi!”.
Ciononostante in Italia si contano 11,6 milioni di fumatori (22% della popolazione con un consumo di 52 miliardi di sigarette/anno), di cui 7 milioni maschi (27,3%) e 5 milio­ni femmine (17,2%) con maggiore diffusione fra i 25 e i 40 anni, in prevalenza in ceti considerati medio-bassi e in abitanti delle Regioni del centro-sud. E nonostante sia accertato che il tabagismo induce rischi di malattia fino al 3.000% con possibile riduzione di 7 anni di vita per i fumatori moderati e 10 per gli accaniti, senza contare la prevedibile precaria qualità di vita. Eppure sono noti i dati che dimostrano (Istituto Superiore di Sanità): 
-il balzo in avanti del tasso di mortalità da tumore polmonare dal 1950 al 1980 del 225% nei maschi e del 330% nelle femmine per l’incremento del numero di fumatori e fumatrici;
-la collocazione, dal 1987, al primo posto del tumore polmonare quale principale causa di morte;
- il sostanziale fallimento della Legge Sirchia (2005) che ha prodotto una ridu­zione nelle vendite di sigarette, senza il paventato crollo delle attività di ristorazione e di intrattenimento, del solo 4%. Lo stesso risultato si è verificato in Irlanda con una legge analoga; 
- l’inefficacia delle scritte e delle immagini apposte sulle scatole di sigarette.
Evidentemente non basta una sola misura, ma un programma nazionale vasto, articolato, documentato ed incisivo, pur rispettando ap­pieno la libertà di scelta delle persone, che avrebbe l’effetto di evitare, nell’arco di 10 anni, tumori del polmone in misura del 60% e a carico di altri organi del 15-20%; inoltre, dimezzerebbe le BPCO, le arteriopatie, le cardiopatie acute e croniche e tutto il corollario di malattie degenerative connesse, comprese le cerebrali, che rendono la qualità di vita scadente e senza la speranza di un ­vecchiaia soddisfacente. 
Le multinazionali del tabacco si sono dimostrate, anch’esse, consapevoli della presenza di cancerogeni: hanno cercato di far­ne rimuovere almeno una parte, ma poi si sono adoperate per cercare di nascondere i tentativi infruttuosi dei chimici, da loro stessi designati, per “non svegliare il gigante che dorme”, come si legge su documenti segretati ( Waking a Sleeping Giant: The Tabacco Industry’s Response to the Polonium-210 Issue, «American Journal of Public Health», 98, 9, 2008, 1643- 1650). Il fatto curioso è che le lobby dimostrano di ignorare, anche con allocuzioni pirotecniche, ogni limite alla decenza: sono giunti a contrastare i risultati della sperimentazione animale sul tumore polmonare con lo sbrigativo e, forse, volutamente sarcastico “I topi non devono fumare!” (Smoking Kills: Experimental Proof from the Lung Health Study, «Annals of Internal Medicine», 142, 4, 2005). 
I chiari rappor­ti di causa-effetto, da oltre un secolo accertati e sempre, non richiederebbero neppure il dipanamento sperimentale degli specifici processi patogenetici da tabagismo perché per sé stes­si, almeno sul piano epidemiologico, altamente esplicativi per tutti, cittadini e Istituzioni (American Cancer Society, Cancer Statistics, 2014; Airtum, 2019). 
La pandemia virale in corso ha messo in luce gli effetti nefasti del tabagismo mentre sta richiedendo, sebbene con ritardi e contraddizioni, misure organizzative e socio-sanitarie straordinarie in tutto il pianeta. E’ ora che la stessa consapevolezza e determinazione, a cominciare dall’informazione seria e puntuale fin dalla prima infanzia, trovi spazio nelle Istituzioni nazionali e sovranazionali per fermare le conseguenze nefaste della pandemia secolare prodotta dalla commercializzazione e dall’uso del tabacco.

(da www.mentepoliica.it )

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