Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

IL REAME DI SOPHIA LOREN

Ritratti
Una galleria giornalistica di ritratti femminili legati all'Unità d'Italia. Donne protagoniste nell'economia, nelle scienze, nella cultura, nello spettacolo, nelle istituzioni e nell'attualità. Ogni settimana due figure femminili rappresentative della storia politica e culturale italiana passata e presente.

IL REAME DI SOPHIA LOREN

Premi Oscar due, quattro Golden Globe, anzi cinque con quello alla carriera, per i David di Donatello ci vuole una mensola intera e ben rinforzata, ne ha presi otto, due Nastri d’argento e pure un Telegatto. Non si è mai vista una donna sfilarsi una calza meglio di lei. Meglio di Sophia Loren.  L’età non si chiede alle signore, specie a quelle che sono già eterne, e che all’insolenza del tempo possono opporre la bellezza impressa in decine di pellicole, alcune come Sofia Scicolone, alcune cambiando il cognome in Lazzaro, altre con quel nome senza tempo e senza spazio: Sophia Loren. Questa mutazione onomastica fa pensare ad una donna che ha avuto vite diverse in una vita sola, come del resto deve essere stato davvero. Lo-ren, due sillabe che hanno donato universalità all’Italia, allo stesso modo della pizza e del mandolino. Due gambe che hanno ossessionato il cinema. È finita anche in un “pezzo” punk - per dire quanto sia emblematica - chi si ricorda i CCCP lo sa: “Guarda Sophia, Guarda la vita che vola via! Guarda la vita! Guardala che vola via! Facevi 'a pizza a Pozzuoli e 'a burina a Roma/ E mmò tu fai la Svizzera abbiti a Nuova York/ Sophia bella Sophia Sophia delle altrui brame/ Mmmh... quant'è bello in progress 'sto cazzo di reame!”. E la cosa, di quanto bello fosse il suo reame, ad accorgersene in maniera definitiva fu Vittorio De Sica, che le fece animare ben otto film, e che l’abbinò all’altra faccia della Loren, quella maschile, Marcello Mastroianni. Tanto bello il suo reame che potè concedersi, si fa per dire, anche il carcere. La vicenda fu marginale, ma nel 1982 passò diciassette giorni dietro le sbarre nella prigione di Caserta, a quanto ricordano le cronache, non rinunciando a tacchi vertiginosi e lunga ciglia finte. Si trattava solo di responsabilità fiscali in seguito attribuite al suo commercialista. Mille rose invasero la casa circondariale, tutte per lei, ovviamente. L’episodio fece scalpore, ma non scalfì l’immagine della “Ciociara” nazionale. Gli anni ottanta poi segnarono la tendenza della Loren a preferire la televisione al cinema, anche se il remake di “La ciociara” di Dino Risi è del 1989. Se oggi digiti “Sophia Loren” su un motore di ricerca, viene fuori un parallelismo che dà la misura di come riversino i tempi, e cioè così e così, perché esce subito in primo piano la notizia di Ruby Rubacuori, la ragazza marocchina che ha dato nome ad un processo nei confronti del premier Berlusconi, e che è stata invitata al ballo delle debuttanti, a Vienna. E che c’entra la Loren? Prima di Ruby fu proprio Sophia a calcare quelle scene. “Guarda Sophia, Guarda la vita che vola via! Guarda la vita! Guardala che vola via!”. Viene voglia di pensare ad un’erede della Loren, a questo punto, col sospetto che non sia Ruby. E non bisogna aspettare molto per avere un suggerimento illustre: Robert De Niro ha detto che “Monica Bellucci è la vera erede di Sophia Loren”. Staremo a vedere.

(© 9Colonne - citare la fonte)