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FIORELLO, LA GRAVITÀ
DELLA CADUTA

FIORELLO, LA GRAVITÀ <br> DELLA CADUTA

Sta di fatto che è successo: un mito nazionale, un mito ammantato di ridente buonismo nazionalpopolare, ha avuto un incidente a Roma mentre andava col suo scooter, la distrazione di un attimo e Rosario Fiorello ha investito un settantenne, procurandosi a sua volta un trauma cranico e venti punti di sutura. L’anziano ripara in una clinica privata, con diverse fratture. Fiorello viene portato al Policlinico Gemelli. La notizia si diffonde nella mattinata con laconici lanci d’agenzia, presto ripresi dai fascioni delle reti televisive All News. La preoccupazione è tutta sullo stato di salute del mattatore accostato a Walter Chiari. Nessuno sulle prime capisce la gravità della caduta, tutti conoscono Fiorello per un centauro cauto, sempre col casco, spesso “paparazzato” sulle due ruote, mai colto in fallo senza protezioni, però l’ansia monta lo stesso. Si è sempre molto grati a chi ti ha fatto ridere. Fino a che compare la frase: “terapia intensiva”, e l’allarmismo sale. Fiorello, che non è più il simpatico ragazzino coi capelli a coda di cavallo, che girava l’Italia facendola cantare tutta col karaoke, ha 54 anni. E’ vero, si capisce che la dinamica dell’incidente non lascia dubbi: è colpa sua. Ha investito un uomo. Doveva stare più attento, ma si chiamano incidenti proprio per questo: càpitano. Eppure nella commozione nazionale ad un certo punto trova breccia la deficienza nazionale. L’ha raccontata bene Michele Serra il 6 marzo: “Dice Beppe Fiorello che in rete circolano insolenze assortite sul fratello Rosario, artefice (e a sua volta vittima) di un grave incidente stradale nel quale ha gravemente ferito un pedone. Purtroppo non è una notizia: non c’è evento grande o piccolo che non abbia, sul web, il suo alone di morchia. Sudicioni e rancorosi dai quattro punti cardinali vi si danno appuntamento, cercando di dare alla loro esclusione sociale (dolorosa) uno sbocco visibile, e doloroso per gli altri…”. Si è sempre poco grati a chi ti ha fatto piangere. Piovono insomma se non insulti, facili ironie contro Fiorello. I soliti idioti che per partito preso sono contro, inutilmente surrettizi, diventano poliziotti non autorizzati della morale: allora sperano che la vittima spelli il carnefice, reo d’essere famoso e dunque ricco, robe così, critiche dal nulla. Per fortuna che durano poco, che un tweet ha la persistenza di un moscerino. E che arrivano delle cartoline da New York, mittenti Laura Pausini, Biagio Antonacci e Jovanotti: "Fiorello che di nome fa Rosario, un giorno di mattina a inizio marzo conobbe all'improvviso il signor Mario e insieme andarono al pronto soccorso", mandata non solo all’amico Fiore, ma anche a Mario Bartolozzi, il pedone. "... se ci sono ferite e tocca stare a letto allora l'amicizia serve a quello. Auguri Mario, auguri al nostro mitico Fiorello". E finiamola qui, ancora col sorriso.

Valerio de Filippis

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