NOWHERE, L’ITALIA FA VOLARE I SOGNI AL “RAVE” DELLA CREATIVITA’

(9Colonne) -

Saragozza, 10 lug - Due giorni per fare avverare un sogno. Anzi, letteralmente farlo decollare. Con tanto di pista. L’appuntamento è per domani e sabato sotto il cielo stellato nel deserto aragonese di Los Monegros, nella provincia di Saragozza. Basta posizionarsi dietro la luce gialla dalla quale inizia un pista di luci bianche che punta verso Oriente. Chiudere quindi gli occhi e generare il proprio sogno spingendolo mentalmente fino alla fine della pista, chiusa da una luce verde. Quando si sente una calda brezza sul viso significa che lo “sbarco” del proprio sogno ha avuto successo e si possono riaprire gli occhi. E’ questa l’onirica idea che un 25enne creativo romano, PazCal, alias Pasquale Borriello, porta al “Nowhere”, l’edizione europea del celebre festival statunitense “Burning man” che si celebra ormai da un ventennio nel deserto di Black Rock nel Nevada (quest’anno dal 25 agosto all’1 settembre, www.burningman.com) e che deriva il suo nome dal rogo finale di un grande fantoccio di legno. Una sorta di Woodstock della creatività, un rave dell’immaginazione dedicato al potere visionario delle arti e – quale segno dei tempi - ad un progresso rigorosamente eco-sostenibile. Un vero e proprio rituale post-moderno che, come nell’happening statunitense, trae dall’impegnativa esperienza di una vita in comunità in una piana desertica la chiave per esprimere un’ arte “senza confini e classificazioni”. Un romitaggio alternativo di cinque giorni - fino a domenica prossima - nel deserto aragonese, senza corrente elettrica, solo generatori di emergenza, acqua e cibo donato dai partecipanti e altruistico volontariato “motivato” dal senso della collaborazione creativa. Perché, come si legge nel sito internet della manifestazione (http://en.goingnowhere.org), “le condizioni estreme e la dura la bellezza del paesaggio spagnolo” possano offrire a menti “pionieristiche” un terreno “vuoto e fertile” dal quale fare germinare la proprio creatività. E non a caso Nowhere invita i suoi partecipanti a trasformare il paesaggio facendo “fiorire” i propri progetti (che al termine però dovranno letteralmente scomparire, nel rispetto rigoroso dell’ambiente). Attenendosi a cinque principi chiave: auto-espressione, radicale fiducia in sé, no commerce, non lasciare nessuna traccia (“creare qualcosa dal nulla, e lasciare nulla dietro”) e partecipazione (perché “questo non è un evento per spettatori”). E l’Italia sbarca nell’arida spianata della visionarietà europea alzando la bandiera dell’immaginario. Quello cinematografico – omaggio dovuto visto che il luogo – con uno Spaghetti Western Cafè nel quale evocare i film di Sergio Leone ma anche deliziare il prossimo con veri e propri spaghetti. Ma anche quello psichico. O per meglio dire utopico laddove il sogno venga utilizzato dall’uomo non per fuggire dalla realtà ma per immaginare un mondo diverso e migliore e trasformare così la realtà. Da qui l’idea della pista dei sogni da utilizzare, come spiega il suo creatore, “per fare decollare sogni e ambizioni e renderli terreni sul nostro amato pianeta”. Questo novello demiurgo ha gli occhi azzurri e l’ironia (si offre anche come “assistente di volo” per le procedure di decollo) appunto di Pasquale Borriello, noto in Rete come PazCal formazione filosofica-matematica in uno spirito aperto, arruolato nella file di una nota agenzia pubblicitaria romana. E la sua pista dei sogni ha regole definite come ogni pista che si rispetti: una persona alla volta la può utilizzare un numero di volte illimitato mettendo il proprio nome in un apposito block-notes di prenotazioni e aspettare il proprio turno, come lo stesso Borriello spiega nel blog http://nowhere2008.blogspot.com (altra risorsa in Rete dei partecipanti italiani alla kermesse è anche http://bmanit.ning.com). Come nel suo gemello del Nevada il festival aragonese vede riunita soprattutto una tribù di informatici “illuminati” (aficionado del Burning Man sono ad esempio l’amministratore delegato di Google, Eric Schimdt, ma anche operatori di Wall Street che non rinunciano a partecipare ad una manifestazione anticapitalistica per eccellenza). Peccato però che proprio pochi mesi fa è stato dato il via libera al progetto che vedrà sorgere per il 2010, proprio in queste desertiche lande, la Las Vegas europea: un enorme complesso di più di duemila ettari che ospiterà 32 casinò, 70 alberghi e 232 ristoranti, oltre a 500 esercizi commerciali, un ippodromo, campi di golf e diversi musei. Il tutto in un parco a forma di orologio suddiviso in 16 settori, ognuno dedicato ad una tappa dell’evoluzione umana.
(Mgr)


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