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“IN FIAMME” ANCHE
I MERCATI ENERGETICI

“IN FIAMME” ANCHE <BR> I MERCATI ENERGETICI

L'escalation militare tra Iran e Israele ha innescato un'immediata fiammata sui mercati energetici globali, portando i prezzi del petrolio a registrare rialzi superiori al 3% alla riapertura delle contrattazioni di oggi. La fine della tregua siglata lo scorso 8 aprile ha riacceso lo spettro di una crisi logistica e di approvvigionamento senza precedenti, spingendo gli operatori finanziari a integrare nei contratti futuri il fattore di rischio legato all'interruzione delle principali rotte di transito del Medio Oriente.

FIAMMATA DEI PREZZI SUI MERCATI ENERGETICI. La reazione delle borse alla rottura del cessate il fuoco è stata immediata e violenta fin dalle prime battute della sessione odierna. Nelle fasi iniziali delle contrattazioni, il prezzo del petrolio Brent del Mare del Nord, benchmark internazionale di riferimento per i mercati globali, è salito del 3,29% per attestarsi a 96,15 dollari al barile. Parallelamente, il West Texas Intermediate, l'equivalente benchmark statunitense noto come WTI, ha registrato un incremento speculare del 3,25%, portando il valore della singola unità a 93,48 dollari. Questo improvviso balzo interrompe una fase di relativa stabilità e sconta il rischio concreto di un coinvolgimento diretto delle infrastrutture estrattive e di raffinazione della regione nelle ostilità in corso. Gli analisti temono che il perdurare della crisi possa spingere il greggio oltre la soglia psicologica dei cento dollari, generando forti spinte inflazionistiche sulle catene di produzione occidentali e asiatiche.

BAB AL-MANDAB COME ARMA GEOPOLITICA. A esacerbare la volatilità dei mercati concorrono le esplicite minacce di natura strategico-marittima formulate dai vertici politici di Teheran. Ali Velayati, alto consigliere della Guida Suprema iraniana, ha formalmente ammonito che la Repubblica Islamica potrebbe bloccare lo stretto di Bab al-Mandab, descritto come un altro corridoio marittimo vitale in Medio Oriente, qualora Israele decida di intensificare ulteriormente i suoi attacchi nella regione. La minaccia si inserisce in una precisa dottrina di deterrenza asimmetrica, mirata a colpire gli interessi economici globali per frenare le iniziative belliche dello Stato ebraico. Dal punto di vista strategico, lo stretto rappresenta l'anello debole della catena logistica euroasiatica, una porta d'accesso blindata la cui vulnerabilità risiede interamente nella sua conformazione geografica.

LA VULNERABILITÀ DEL COLLO DI BOTTIGLIA MARITTIMO. Bab al-Mandab si trova all'estremità meridionale del Mar Rosso e rappresenta un punto di accesso cruciale al Canale di Suez, l'infrastruttura fondamentale che collega i mercati dell'Europa e dell'Asia attraverso una delle rotte marittime più trafficate al mondo. Lo stretto presenta una forte criticità strutturale, essendo largo appena 29 chilometri nel suo punto più angusto, una caratteristica che lo rende facilmente aggredibile da terra tramite l'utilizzo di batterie missilistiche costiere o l'impiego di forze navali leggere. Il braccio di mare è stato in passato teatro di sistematici attacchi condotti per mezzo di droni e missili da parte dei ribelli Houthi yemeniti, la fazione sciita storicamente sostenuta, armata e addestrata dall'Iran, che presidia la sponda orientale dello stretto e che potrebbe agire come braccio esecutivo di Teheran nel blocco delle rotte commerciali.

GLI SCENARI ECONOMICI DI UN BLOCCO PROLUNGATO. Un blocco totale del transito attraverso Bab al-Mandab produrrebbe un effetto domino devastante sull'economia mondiale, a partire dalla deviazione forzata dei grandi vettori di container. Le compagnie di navigazione sarebbero costrette a evitare il Mar Rosso, circumnavigando l'intero continente africano tramite il Capo di Buona Speranza, un cambio di rotta che allungherebbe i tempi di navigazione di circa due settimane per le tratte commerciali tra l'Asia e l'Europa. Questo allungamento dei tragitti comporterebbe un aumento esponenziale del consumo di carburante e una contestuale riduzione della disponibilità di naviglio sul mercato globale. Di conseguenza, i costi dei noli marittimi e i premi assicurativi subirebbero rincari immediati, scaricandosi sui prezzi al consumo dei prodotti finiti. Infine, si verificherebbe uno shock dell'offerta di greggio in Europa, poiché il blocco costringerebbe i Paesi importatori a cercare forniture alternative a breve termine, provocando colli di bottiglia logistici e accelerando la corsa al rialzo dei prodotti energetici raffinati. (8 GIU – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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