Tenuti in isolamento assoluto, i 10 volontari del Global Sumud Land Convoy, tenuti in isolamento da tre settimane a Bengasi, sono entrati ieri nel settimo giorno di uno sciopero della fame che “mette a rischio la loro vita, mentre la pressione internazionale cresce” si legge in una nota del movimento che li ha ribattezzati i “10 di Sirte”, dalla località in cui sono stati rapiti. Tra di essi i due italiani Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, insieme ad Achraf Khoja, Lucas Ezequiel Aguilera, Maria Paula Gimenez, Ana Margarida Franca Santana Baptista, Jenelle Jones, Matias Alvarez, Laura Kwoczała-Alsubaih, Alicia Armesto. “Sono medici, educatori, giornalisti e difensori dei diritti umani. Sono genitori, figli, figlie, fratelli, sorelle, partner, amici e membri stimati delle loro comunità che si sono recati in Nord Africa per portare aiuti pacifici e solidarietà alla popolazione assediata di Gaza” prosegue la nota. “In un atto di solidarietà e per richiamare l’attenzione sulla criticità della loro situazione, è stato rapidamente organizzato uno sciopero della fame di solidarietà globale in cinque continenti. Decine di attivisti di 13 paesi, tra cui: Canada, Spagna, Italia, Stati Uniti e Sudafrica, sono ora in sciopero della fame per chiedere che i governi intervengano e garantiscano l’immediato rilascio di questi difensori dei diritti umani. Oltre agli scioperi della fame individuali, in tutto il mondo si stanno svolgendo proteste presso le ambasciate libiche e i Ministeri degli affari esteri per chiedere un'azione e un intervento immediati da parte dei governi presso le autorità libiche affinché rilascino immediatamente i 10 volontari” che “sono attualmente detenuti in centri di detenzione segreti libici, prigioni illegali e reti di detenzione nascoste, con accesso minimo o nullo all’assistenza legale, diplomatica o familiare”. Nella nota si sollecitano "i governi dei paesi coinvolti — tra cui Tunisia, Argentina, Portogallo, Italia, Stati Uniti, Uruguay, Polonia, Spagna e Canada — a intensificare immediatamente gli sforzi diplomatici per garantire il loro rilascio incondizionato senza ulteriori differimenti”. Il movimento chiede “il rilascio immediato e incondizionato di tutti i 10 volontari umanitari. L'accesso consolare immediato e senza restrizioni, e valutazioni mediche indipendenti. Canali di comunicazione aperti tra i detenuti, le loro famiglie e i loro legali". "Questo rapimento illegale fa purtroppo parte di un più ampio schema di criminalizzazione degli sforzi di solidarietà con i palestinesi a livello globale, nel tentativo di mettere a tacere l'attivismo e le richieste di liberazione e libertà per i palestinesi” conclude la nota. (9 giu - red)
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