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Il potere del vaccino
e l’eccezione europea

Il potere del vaccino <br> e l’eccezione europea

di Massimo Nava

(1 giugno 2020) La pandemia è globale, ma non è omogenea la diffusione e non è ugualitario il pericolo di morte per classi di età e classi sociali. Casomai ha un po’ più di pietà per i poveri del mondo, in particolare in Africa, se sono attendibili le statistiche sulla limitata diffusione del virus, quando ci si attendeva una catastrofe. Probabilmente, la spiegazione risiede nella demografia, l’età media degli africani è 19,4 anni e si sa che il virus risparmia i giovani. Ma non è detto che le previsioni peggiori siano alle spalle, in relazione alle pessime condizioni sanitarie di molti Paesi. Il corona virus si è diffuso in misura diversa da Paese a Paese. Fra le cause, le diverse situazioni geografiche e climatiche, il diverso livello della prevenzione e delle strutture sanitarie, la diversità di approccio dei governi.
Ciò che non è affatto globale, né democratica, né solidale, è la corsa al vaccino. Cina e Stati Uniti, dopo la guerra per la supremazia commerciale e gli scambi di accuse sulla responsabilità dell’epidemia, si stanno sfidando nella ricerca dell’antidoto. Il vaccino è la nuova arma di salvezza di massa, la pietra filosofale del ventunesimo secolo : chi la costruisce per primo ottiene prestigio internazionale, supremazia economica e politica, potere. Anziché alla cooperazione internazionale, si tende all’autarchia scientifica a colpi di finanziamenti della ricerca in casa propria e di finanziamenti alle case farmaceutiche (anche straniere) purché si mettano al servizio della patria. Forse per questo, dopo le chiusure temporanee di confini e scambi, potrebbero prendere forma nuove forme di chiusure permanenti.
Gli Stati Uniti hanno tentato di mettere le mani su brevetti tedeschi (la Curevac) e di assicurarsi in risultati della francese Sanofi, nonostante che il presidente Macron abbia reagito duramente, proponendo che il vaccino sia sottratto alle leggi di mercato. Inoltre hanno sostanzialmente delegittimato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il « governo » mondiale della salute, sostenendo che sia stata condizionata o succube della Cina. Il presidente Trump vorrebbe annunciare la scoperta prima possibile, comunque prima delle elezioni, e assicurarsi la messa sul mercato di almeno 300 milioni di dosi entro gennaio 2021.
Pechino a sua volta ha messo sul tavolo tutto il proprio potenziale organizzativo, militare, economico e scientifico per raggiungere lo scopo. Se ci riuscisse, non è fantascienza immaginare che in questo campo la Cina sarebbe parte del problema (dato che i virus partono dal suo territorio) e parte della soluzione. La Cina, come se si trattasse di conquista della Luna, sarebbe in testa alla gara, con diversi prototipi già sperimentati sull’uomo. Il che è facilmente credibile, avendo la possibilità di coinvolgere nei test l’esercito e il partito.
L’Europa è la sola entità che sta cercando di affrontare il problema con un approccio solidale, consensuale e internazionale, almeno a livello di nazioni europee. È vero che le misure di contenimento sono state prese in ordine sparso, che le contromisure di sostegno finanziario necessitano ancora di molti compromessi e aggiustamenti, che anche in Europa la solidarietà è merce rara. Ma è altrettanto vero che è stata lanciata una ricerca di fondi a livello continentale che ha raccolto circa sette miliardi di euro e che il « bazooka » delle risorse finanziarie che si sta preparando per riparare i danni è almeno all’altezza dei bisogni. Quanto alle ricerche, il presidente di Sanofi, Olivier Bogillot, ha detto come stanno in sostanza le cose: « Gli Stati Uniti finanziano, gli europei parlano, ma le cose potranno cambiare », ovvero se gli europei mobiliteranno investimenti nella ricerca. Ha comunque assicurato che le prime dosi saranno disponibili in un arco di tempo relativamente breve, 18/24 mesi.Per tutti? Niente affatto.
Il problema non sono il costo in sé delle ricerche per scoprire il vaccino, qualche decina di miliardi di dollari, ma i costi di produzione, stoccaggio e distribuzione, che sono ancora da stimare dopo che sarà scoperto. Attualmente sono al lavoro un centinaio di laboratori nel mondo, un terzo in Usa. Centoquaranta leader mondiali, su iniziativa del presidente Sudafricano, Ramaphosa, hanno lanciato un appello perché il vaccino sia per tutti e sia arginata la tentazione monopolistica della sanità. I precedenti non sono però incoraggianti : gli Stati Uniti, appena hanno fiutato il pericolo, hanno svuotato i magazzini. Il problema è che cosa deciderà di farne chi lo possiede. Non è difficile immaginare la gerarchia futura. Prima la vaccinazione per necessità istituzionali (medici, militari, politici), poi per classi sociali, quindi per tutta la popolazione, ma ovviamente prima la propria, quella che determinerà consenso politico, ripresa della fiducia nei mercati, aumento del Pil, ritorno alla normalità.
L’arma di salvezza di massa potrebbe prevedere insomma danni collaterali, nuove conflittualità, nuove alleanze, nuove divisioni. L’Europa diventa pertanto sempre più necessaria. Anche i più intransigenti sovranisti dovrebbero finalmente convincersene. Oggi possiamo soltanto tamponare le nostre miserie con slogan autarchici che risuonano nel mondo: vacanza italiana, mangiare italiano, comprare italiano, investire italiano. Ma domani? In coda per vaccinarsi o comprare il vaccino da Mister Trump o Mister XI, comunque dipendenti, come al tempo in cui i simboli della supremazia erano le bombe o i satelliti.
(da mentepolitica.it)

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