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direttore Paolo Pagliaro

Baruffe scolastiche
nell’era della Dad 

Baruffe scolastiche <br> nell’era della Dad 

di Paolo Pagliaro

Qualche anno fa il Museo della scuola di Norimberga allestì una mostra dedicata all’arte del copiare. Il pubblico poté apprezzare una vasta gamma di soluzioni per ingannare insegnanti ed esaminatori. Molto ammirato fu l’orologio da polso sul cui quadrante, invece delle lancette, scorrevano rotolini di carta con le formule chimiche.
I tempi sono cambiati e con l’avvento della scuola a distanza, per tutti ormai DAD, le tecniche si sono evolute: non più pizzini ma computer, con la complicità non più dei compagni ma di Google.
Sulle nuove frontiere del copia-incolla, dalle scuole medie all’Università, un’interessante inchiesta si può leggere oggi sul Post. Dalle testimonianze raccolte, risulta che le difficoltà nel tenere a bada le scopiazzature variano molto in base all’astuzia tecnologica degli insegnanti, all’età degli studenti e alla materia. La traduzione dal latino, per esempio, non dà grande affidamento perché basta digitare le prime parole sul motore di ricerca per ottenere il prodotto finito. Più complicato è barare nel botta e risposta.
Naturalmente la tecnologia aiuta anche i docenti. Per gli esami scritti la piattaforma digitale dell’università Milano Bicocca utilizza un software chiamato Respondus che monitora il riconoscimento facciale, l’audio e i movimenti nella stanza: significa che lo studente non può parlare, non può alzarsi e non può essere avvicinato da qualcuno che gli suggerisca. E’ una tecnica vagamente penitenziaria , ma comunque meno invasiva di quella adottata da alcuni insegnanti che chiedono ai ragazzi di rispondere a occhi chiusi, addirittura bendati, o di tenere le mani sollevate così che non sfoglino libri. L’interrogazione diventa così interrogatorio. Ma passerà anche la Dad.

(© 9Colonne - citare la fonte)