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Vaccini: al diavolo
la geopolitica

Vaccini: al diavolo <br> la geopolitica

di Paolo Pagliaro

C’è un convitato di pietra nella discussione sui vaccini che non arrivano e il suo nome è Sputnik V, il vaccino sviluppato a Mosca dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleya. Secondo la rivista scientifica The Lancet ha un’efficacia altissima: il 91,6% . Lo utilizzano i sistemi sanitari di una cinquantina di Paesi in tutti i continenti, dall’Argentina agli Emirati Arabi, dal Pakistan alla Bosnia. Ci si può vaccinare con lo Sputnik anche a San Marino, ma non in Italia e negli altri nei paesi che fanno parte dell’Unione Europea. Qui, come in Inghilterra e negli Stato Uniti, manca il via libera delle agenzie del farmaco. In realtà sappiamo che il vaccino viene usato come arma per regolare rivalità geopolitiche, evocate peraltro dallo stesso Putin quando attinse asl vocabolario della corsa allo spazio e della guerra fredda per trovare un nome al suo anti-Covid. 
Ora però, di fronte alla generale penuria di vaccini e all’ annuncio di nuove ondate della pandemia, anche le ragioni della geopolitica appaiono sempre meno convincenti. Ieri tra Roma e Mosca si sono confrontati gli esperti dello Spallanzani e i loro colleghi dell’Istituto Gamaleya. Ci si è accordati per uno scambio di ricercatori e per l’avvio di una cooperazione stabile. Allo Spallanzani si sperimenta lo Sputnik e la regione Lazio è in attesa del via libera dell’Ema per metterlo in produzione. Lo stesso sta accadendo altrove, questa mattina si è detta pronta a produrre il nuovo vaccino anche la Baviera.

(© 9Colonne - citare la fonte)