Roma, 20 feb - "Da questo incontro esce un grande messaggio di speranza". Così a 9colonne la senatrice Pd Tatjana Rojc, che a Palazzo Giustiniani ha invitato Vera Vigevani Jarach, tra le fondatrici delle Madri di Plaza de Mayo, nata a Milano il 5 marzo 1928. Alle spalle quasi un secolo di vita e due storie tremende da tramandare oltre il pericolo dell'oblìo: il nonno deportato e morto ad Auschwitz e la figlia Franca desaparecida nel 1976 in Argentina (dove Vera si era rifugiata nel 1939 per scampare alle leggi razziali fasciste) vittima a diciotto anni dei voli della morte della dittatura militare. "Una donna fortissima che ha passato quello che ha passato – spiega la senatrice dem - la Shoah, con tutta la sua famiglia implicata, ma che soprattutto ha perso una figlia. Quando ne parla, però, non ne parla mai con la lacrima ma sempre con il sorriso, ricordando i momenti straordinariamente felici che ha vissuto come madre di famiglia. Io credo che lei sia una forza e una speranza. Questo – conclude la senatrice triestina di lingua slovena - è il più grande dono che ci può fare e un grande insegnamento". "La paura? Noi madri avevamo paura, ma avevamo dentro di noi una cosa viscerale che ci diceva di muoverci, agire – racconta Vera - Così siamo passate a essere delle resistenti e la gente si è unita a noi. Ma prima bisogna rompere il silenzio e ottenere la partecipazione. Il silenzio non è la cosa che ci può aiutare a uscire da certi inferni e ottenere che si rispetti ciò che abbiamo conquistato", e "in questo senso la Costituzione italiana era ed è esemplare". "Bisogna difenderla, difendere i diritti di tutti – sostiene l'attivista menzionando la volontà di cambiarla da parte del centrodestra - e i diritti dei migranti: nel mondo le migrazioni stanno crescendo enormemente, dobbiamo rispettare e accogliere bene". Vera torna poi sulla sua vicenda personale, indicando il suo cuore e affermando: "Mia figlia è sempre presente con me". "La verità è essenziale: la peggior verità è meglio che non sapere niente. Io sono stata venti anni senza sapere quale sia stato realmente il destino di mia figlia – spiega – Una volta mi dissero che, essendo una bella ragazza era stata sequestrata, mandata in un altro paese a fare la prostituta, un'altra mi dissero di stare tranquilla e di far finta che mia figlia fosse in vacanza…". Vera Jarach si definisce "partigiana della memoria", e rispondendo alla domanda di uno studente così commenta le recenti parole di Liliana Segre sul timore che la memoria della Shoah vada perduta: "Sono fiduciosa che resti la memoria di tutto quello che abbiamo testimoniato e che è stato giudicato. Abbiamo aspettato, nessuna delle madri si è fatta giustizia con mano propria e poi la giustizia è arrivata. Perché non continuare a sperare che ci sia giustizia?". (PO / Roc) ////
(© 9Colonne - citare la fonte)
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