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direttore Paolo Pagliaro

Fascismo e populismo
secondo Scurati

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

Fascismo e populismo <br> secondo Scurati

FASCISMO E POPULISMO SECONDO ANTONIO SCURATI  

 

L’allarme per un ipotetico ritorno del fascismo guarda nella direzione sbagliata. L’attenzione degli allarmati democratici si concentra sui segnali più vistosi: gesti identitari (saluti romani, croci celtiche), violenze fisiche, manifestazioni di odio razziale. Si tratta di fenomeni esecrabili, ma appunto perché plateali forse meno pericolosi rispetto a quelli meno immediatamente evidenti: i movimenti politici che, pur ripudiando il ricorso alla violenza agita sul piano fisico (ma non su quello verbale) e pur muovendosi all’interno delle regole del gioco democratico, manifestano chiari caratteri ereditari del fascismo novecentesco. Sono quei partiti – spesso difficilmente riconducibili alle categorie di destra e sinistra – che vengono convenzionalmente definiti come populisti o sovranisti. Mentre i nostalgici dichiarati del nazifascismo non sono che un fenomeno di nicchia, i populisti europei e americani discendono, consapevolmente o inconsapevolmente, non dal Mussolini fondatore del partito fascista ma dal Mussolini che per primo intuisce i meccanismi della seduzione politica nella società di massa. Dopo anni dedicati a un corpo a corpo storico e letterario con i protagonisti del fascismo novecentesco, Antonio Scurati in “Fascismo e populismo. Mussolini oggi” (Bompiani) si solleva sopra quella materia bruciante e in queste pagine ne individua con limpida precisione le leggi e le eterne insidie, consegnandoci un testo fondamentale per affrontare l’epoca inquieta che stiamo attraversando.

L’AUTORE. Antonio Scurati è docente all’Università Iulm, editorialista di Repubblica, ha vinto i principali premi letterari italiani ed è tradotto in tutto il mondo. Esordisce nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia, poi pubblica nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello) e negli anni seguenti Una storia romantica (Premio SuperMondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio-Rèpaci e Premio Selezione Campiello). Del 2006 è il saggio La letteratura dell’inesperienza, seguito da altri studi, tra cui la monografia Guerra. Il grande racconto delle armi da Omero ai giorni nostri. Del 2018 è M. Il figlio del secolo, primo romanzo dedicato al fascismo e a Benito Mussolini: in vetta alle classifiche per due anni consecutivi, vincitore del Premio Strega 2019, è in corso di traduzione in quaranta paesi e diventerà una serie televisiva. Del 2020 è M. L’uomo della provvidenza (Prix du livre européen) e del 2022 M. Gli ultimi giorni dell’Europa.

 

 

 

 

 

 

GIANCARLO PEDOTE, "PROTEGGIAMO L'OCEANO"

 

Giancarlo Pedote, rinomato navigatore oceanico, presenta con orgoglio la sua ultima fatica, "Proteggiamo l'Oceano" (ElectaKids). Nel cuore dell'immensità degli oceani, durante una delle prove sportive più difficili al mondo, il Vendée Globe, l'autore ha fatto una promessa all'Oceano: lasciargli terminare il giro del mondo in solitario senza assistenza e senza scalo, in cambio della dedizione a fare qualcosa per proteggerlo. Il risultato è "Proteggiamo l'Oceano", un viaggio appassionante attraverso le esperienze di Giancarlo, che condivide la bellezza unica del nostro pianeta e la necessità critica di preservare i suoi tesori marini. Con una narrativa avvincente, l'autore invita i lettori a unirsi a lui nel compito di proteggere il nostro prezioso ambiente marino. Dedicato ai più giovani, “perché sono loro la nostra speranza e il futuro del Pianeta”, il libro invita tutti a unirsi alla causa di preservare l’Oceano. Attraverso le pagine di "Proteggiamo l'Oceano", condividendo idee e consigli pratici, l'autore fornisce una guida su come ciascuno di noi può contribuire a mantenere il delicato equilibrio del nostro pianeta. Soprattutto è un appello alle future generazioni, che possano crescere con la cultura del mare e con la consapevolezza che è solo nelle nostre mani la possibilità di salvare questa risorsa fondamentale per l’intero pianeta e quindi per noi tutti.  Restando solo a bordo della sua imbarcazione “Prysmian Group” per 80 giorni, Giancarlo si è ritrovato avvolto dal mondo marino ed ha vissuto il privilegio di essere suo ospite. Con il pretesto di ripercorrere il percorso della famosa regata, attraverso un linguaggio semplice e adatto ai più giovani, l’autore ci porta a esplorare tutti gli oceani del mondo, a incontrare fenomeni metereologici e animali sorprendenti: i giovani lettori vengono trasportati in un viaggio straordinario, scoprendo quanto sia importante prendersi cura del nostro prezioso pianeta.

 

 

L’AUTORE. Laureato in filosofia, ex praticante di box e full contact, Giancarlo è un velista atipico che ha un approccio molto metodico alla vela. Vincitore del Transat Jacques Vabre 2015 in Multi 50, due volte Champion de France promotion course au large en solitaire, due volte Velista dell'Anno italiano, ha partecipato al suo primo giro del mondo in solitario nel 2020, il Vendée Globe, arrivando in 8a posizione, a sole 19 ore dal primo. Autore di un DVD e due libri tecnici sulla vela, ha pubblicato con Rizzoli del Gruppo Mondadori "L'anima nell'oceano". È fondatore e manager della struttura che gestisce la comunicazione, gli sponsor e il suo progetto sportivo.

 

“FITOPOLIS, LA CITTÀ VIVENTE” DEL NEUROBIOLOGO STEFANO MANCUSO

 

Da troppo tempo ci siamo posti al di fuori della natura, dimenticandoci che rispondiamo agli stessi fondamentali fattori che controllano l’espansione delle altre specie. Abbiamo concepito il luogo dove viviamo come qualcosa di separato dal resto della natura, contro la natura. Ecco perché da come immagineremo le nostre città nei prossimi anni dipenderà una parte consistente delle nostre possibilità di sopravvivenza. Nel volgere di pochi decenni, l’umanità è andata incontro a una rivoluzione nelle sue abitudini ancestrali. Senza che ce ne accorgessimo, la nostra specie, che fino a poco tempo fa viveva immersa nella natura abitando ogni angolo della Terra, ha finito per abitare una parte davvero irrisoria delle terre emerse del pianeta. Cosa è accaduto? Da specie generalista in grado di vivere dovunque, ci siamo trasformati, in poche generazioni, in una specie in grado di vivere in una sola e specifica nicchia ecologica: la città. Una rivoluzione paragonabile soltanto alla transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori avvenuta 12.000 anni fa. È certo che in termini di accesso alle risorse, efficienza, difesa e diffusione della specie questa trasformazione è vantaggiosa. Ma è altrettanto certo che ci espone a un rischio terribile: la specializzazione di una specie è efficace soltanto in un ambiente stabile. In condizioni ambientali mutevoli diventa pericolosa. Il nostro successo urbano richiede, infatti, un flusso continuo ed esponenzialmente crescente di risorse e di energia, che però non sono illimitate. Inoltre, fatto decisivo, il riscaldamento globale può cambiare in maniera definitiva l’ambiente delle nostre città e costituire proprio quella fatale mutazione delle condizioni da cui dipende la nostra sopravvivenza. Ecco perché è diventato vitale riportare la natura all’interno del nostro habitat. Questi i temi del saggio “Fitopolis, la città vivente” del neurobiologo Stefano Mancuso, pubblicato da Laterza. Le città del futuro, siano esse costruite ex novo o rinnovate, devono trasformarsi in fitopolis, luoghi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto armonico che troviamo in natura. Non c’è nulla che abbia una maggiore importanza di questo per il futuro dell’umanità.

 

L’AUTORE. Stefano Mancuso dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze, dove è professore ordinario. È direttore scientifico della Fondazione per il Futuro delle Città, membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior e accademico emerito dell’Accademia dei Georgofili. Autore di numerosi libri, tradotti in oltre venti lingue, per Laterza ha pubblicato L’incredibile viaggio delle piante (2018), La Nazione delle Piante (2019) e La pianta del mondo (2020).

 

 

UNA STORIA NEGATA: LA NASCITA DEL CAPITALISMO IN SICILIA

“È possibile una interpretazione che esce dai binari della vulgata di una Sicilia feudale da Ruggero a Portella della Ginestra, per mostrare invece una Sicilia che, tra metà ’400 e primi ’500, si dà una struttura economica inequivocabilmente capitalistica”. “Una storia negata. La nascita del capitalismo in Sicilia” di Antonino Morreale, saggio argomentato e tagliente, si pone a sintesi di molti decenni, ormai, di studi storici; precisamente di quelle ricerche empiriche che hanno contraddetto la vecchia raffigurazione pregiudiziale di una terra immersa fin oltre l’Unità d’Italia “nell’eterno feudalesimo” (del latifondo granario, del baronaggio, della società a due classi con un ceto borghese esiguo e indistinto). Ma è una sintesi che compie anche un passo avanti, radicale e audace: in Sicilia, ancor prima addirittura che nella classica Inghilterra, sorse un modo di produrre merci (in tre dominanti settori dell’economia isolana) fondato sul rapporto tra capitalisti imprenditori e lavoratori salariati, e si affermò quindi una classe borghese imprenditrice capace di emarginare la rendita dal comando e di soggiogare la for-za lavoro dei contadini una volta separati dai mezzi di sussistenza. Nacque qui, insomma, il sistema capitalistico. Questa tesi sorprendente è sostenuta da una mole enorme di lavoro sul campo e negli archivi, che descrive la laboriosità sociale diffusa, mossa da alcuni gangli industriali, che si spense solo con la grande crisi del Seicento. E dietro la tesi c’è anche – come scrive nella Nota lo storico Vincenzo D’Alessandro – l’alacre storiografia siciliana che ha ben messo in evidenza il fermento trecentesco portatore di una nuova concezione del feudo e l’affermarsi di un patriziato urbano (una nobiltà tutt’altro che immobile e periferica, “rinsanguata dall’arrivo di un nutrito gruppo di immigrati dalla Toscana”). La minuziosa pittura della “transizione dal feudalesimo al capitalismo” nella regione centrale del Mediterraneo è resa possibile dall’uso di categorie concettuali (soprattutto il concetto di «rap-porto di produzione») che provengono da una lettura originale di Marx. Una rivisitazione il cui percorso è dall’autore ricostruito in modo da chiarire la fecondità di alcuni strumenti analitici marxiani per la storia, che da tempo si tende o a sclerotizzare o a dimenticare. Il valore anche polemico del libro di Antonino Morreale è evidente già nel titolo: Una storia negata. Polemico contro l’uso politico – ovvero le varie forme di sicilianismo – di una Isola che si vuole nei secoli addormentata; e contro le conseguenze della mitica contrapposizione Sicilia/Modernità: “La mafia non era la ‘guardiana del feudo’, ma l’ala marciante della selvaggia ‘modernizzazione’ capitalistica”.

 

L’AUTORE. Antonino Morreale (Bagheria, 1946) ha pubblicato: Insula dulcis. L’industria della canna da zucchero in Sicilia (secc. XV-XVII), 2006; Manifatture di seta a Palermo. Baroni e mercanti, filatori e tessitori, mastre e lavoranti (1550-1650), 2021, e con Sellerio Famiglie feudali nell’età moderna. I principi di Valguarnera, 1995 e Una storia negata. La nascita del capitalismo in Sicilia, 2023.

 

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