In Italia il Sistema Sanitario Nazionale sta attraversando una fase critica: mentre la popolazione invecchia, il numero di medici del SSN tende a ridursi. In quarant’anni (dal 1984 al 2024) la percentuale di over 65 è raddoppiata, aumentando dal 12,9% al 24,3%, e gli over 80 in particolare sono triplicati, passando dal 2,4% al 7,7% .
Nonostante secondo i dati OCSE i medici attivi in Italia siano 315.720 (con una incidenza sui 1.000 abitanti superiore alle media OCSE ed europea), i medici del SSN sono ad oggi 209.631 (stando al Centro studi FnomCeO) - ovvero una carenza, rispetto alla richiesta del Paese, stimata a circa 16.500 unità . Inoltre le stime indicano che entro il 2038, per raggiunti limiti di età, potrebbero lasciare il SSN fino a 39mila professionisti con una concentrazione di pensionamenti (3.200 l’anno) tra 2029 e 2033.
Le criticità emergono già nella formazione, dove centinaia di posti nelle scuole di specializzazione restano scoperti: tra le discipline con meno contratti assegnati ci sono Microbiologia, Virologia, Farmacologia, Tossicologia, Patologia Clinica e Radioterapia; ma anche Medicina di urgenza, Chirurgia toracica e Cure Palliative restano vuote per metà . Nel 2025 la sperimentazione del “semestre aperto” ha introdotto significativi cambiamenti all’accesso al primo anno di Medicina e Chirurgia, con 20.864 nuovi posti (+13,7% nelle statali e +25,9% nelle private), tuttavia parte fondamentale del problema resta la direzione scelta degli studenti, al fine di evitare che alcune specializzazioni non raggiungano numeri sufficientemente alti per colmare le lacune. Non bastano più studenti, ma servono studenti interessati a lavorare laddove mancano medici. Diventa quindi prioritaria una pianificazione delle risorse basata sul fabbisogno reale, oltre a una gestione più efficace del personale sanitario attraverso nuovi modelli organizzativi.
“Le misure introdotte per ampliare l’accesso ai corsi di Medicina rappresentano un tentativo di affrontare il problema ma, per rispondere davvero ai bisogni del SSN, è necessario non tanto intervenire sulla formazione, bensì sugli strumenti atti a rendere la professione più attrattiva e sostenibile nel tempo. Possiamo intervenire in modo concreto valorizzando i medici, ma anche gli infermieri e le professioni assistenziali, fondamentali per garantire continuità di cura”, dichiara Giacomo Baldi, medico anestesista, fondatore e CEO di GAPMED, provider internazionale di servizi e soluzioni tecnologiche per il settore healthcare.
Perchè mancano i medici nel SSN - In tredici anni, a partire dal 2005, il SSN ha visto un ridimensionamento del personale a seguito di politiche di contenimento della spesa: in particolare, tra il 2012 e il 2018 il SSN ha perso complessivamente quasi 25mila addetti . Nel periodo 2019-2023 si è osservato un aumento degli occupati, dovuto all’introduzione di una nuova disciplina assunzionale e di misure straordinarie di reclutamento del personale per fronteggiare l’emergenza pandemica; di conseguenza, nel 2023 il comparto della sanità ha raggiunto il valore più alto dal 2012 (circa 700mila unità). Tuttavia, negli enti del SSN il numero di nuove assunzioni non va di pari passo con il personale che va in pensione (il classico “turnover”) bensì esiste un limite economico: le aziende sanitarie possono assumere solo se restano dentro un certo tetto di spesa e questo ha contribuito alla carenza significativa di organico. Tra 2018 e 2025 si stima che siano andati in pensione circa 52.500 medici.
La distribuzione territoriale del personale del SSN - Il Lazio è la regione con meno personale dipendente - 8,7 unità per 1000 abitanti - seguita da Campania (9), Sicilia (9,4) e Molise (9,8); tuttavia restano al di sotto della media nazionale (11,9 medici per 1000 abitanti ) anche Calabria, Lombardia e Puglia. Al contrario la situazione appare meno critica in Valle d’Aosta (17,7), Provincia autonoma di Bolzano (17,5) e Friuli Venezia Giulia (17,4), territori che beneficiano di assetti organizzativi e finanziari più flessibili.
Da Microbiologia a Chirurgia: le specializzazioni con meno medici - La fotografia delle scuole di specializzazione conferma un problema strutturale: nonostante il numero di borse in aumento, molti posti continuano a rimanere vacanti. A settembre 2025, il tasso di assegnazione è dell’85% , ma alcune discipline si posizionano molto più in basso per percentuale di contratti assegnati: tra queste ci sono Anestesia e terapia intensiva del dolore (81%), Anatomia patologica (79%), Malattie infettive (74%), Chirurgia generale (64%), Nefrologia (61%), Medicina d’emergenza (56%), Chirurgia toracica (56%), Medicina nucleare (45%), Cure palliative (41%). Le specializzazioni con meno medici sono Radioterapia (35%), Patologia clinica e biochimica clinica (24%), Farmacologia e tossicologia clinica (22%), Microbiologia e virologia (20%).
“Le cause dei posti vacanti nelle scuole di specializzazione sono principalmente legate a tre fattori. Il primo riguarda la qualità della vita lavorativa: turni pesanti, rischio di burn-out e forte pressione rendono poco attrattive discipline come Medicina d’emergenza, Chirurgia o Anestesia. Incidono poi le incertezze occupazionali nel SSN e la prospettiva economica: le aree con maggior redditività nel privato e possibilità di libera professione si saturano rapidamente, mentre quelle legate quasi esclusivamente al SSN (Microbiologia, Cure palliative, MEU) restano le meno scelte. Il risultato è un crescente disallineamento tra fabbisogno del Paese e scelte degli specializzandi, con carenze proprio nelle aree dove servirebbero più professionisti”, aggiunge Giacomo Baldi.
Fuga dal SSN ma anche dall’Italia: quanti medici cercano l’estero? - Si stima che, tra il 2000 e il 2022, quasi 180mila professionisti - di cui circa 131mila medici e 48mila infermieri - abbiano scelto di migrare all’estero. Secondo i dati di FNOMCeO, nel 2023 erano circa mille all’anno i medici italiani richiedenti certificati per trasferirsi all’estero. Stati Uniti, Regno Unito e Germania sono tra i paesi OCSE quelli con più professionisti sanitari formati all’estero: in particolare il Regno Unito ha ammesso nel 2023 oltre 18mila medici formati all’estero , il valore annuale più alto mai registrato e tre volte superiore al 2010. Incrementi analoghi si osservano in Irlanda e Israele. Questa migrazione contribuisce a generare incertezza nella programmazione del fabbisogno e può accentuare le carenze nei paesi d’origine.
Cosa fare per valorizzare il personale sanitario nel SSN - Sono in corso interventi strutturali che riguardano l’organizzazione delle professioni sanitarie e le regole di assunzione. La riforma delle professioni sanitarie, prevista dal Ddl approvato il 4 settembre 2025, introduce misure come la trasformazione del corso di medicina generale in scuola di specializzazione, sistemi premiali legati alle performance, maggiore flessibilità per gli specializzandi, un sistema nazionale di certificazione, il rafforzamento della formazione manageriale e una revisione delle norme sulla colpa professionale. In parallelo, il Decreto “Liste di attesa” prevede l’abolizione del tetto di spesa del personale, subordinata però all’adozione dei decreti attuativi sul fabbisogno, alla compatibilità con il FSN e ai piani triennali regionali.
“Una parte della soluzione passa da una migliore organizzazione dei servizi, dalla possibilità di pianificare i fabbisogni in modo più accurato e dall’adozione di tecnologie che aiutino a ottimizzare il lavoro clinico. Anche un utilizzo più esteso della telemedicina e una maggiore integrazione tra medicina territoriale e pronto soccorso possono contribuire a ridurre la pressione sulle strutture sanitarie e migliorare l’esperienza dei pazienti. Con un approccio integrato e collaborativo, pubblico e privato possono lavorare insieme per assicurare qualità, tempi certi e assistenza accessibile a tutti”, conclude Giacomo Baldi.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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