Mentre il baricentro della diplomazia mondiale oscillava tra Davos e i corridoi del Cremlino, per assestarsi oggi negli Emirati, a Bruxelles si è consumato ieri un passaggio che potrebbe avere un certo peso per il futuro dei rapporti transatlantici. I leader dei 27 Stati membri dell'Unione Europea si sono infatti riuniti in un vertice straordinario che, pur nato dall'urgenza di gestire l'imprevedibilità di Washington, ha finito per abbracciare l'intero spettro delle crisi che minacciano il continente. Al centro della discussione non vi è stato solo lo spettro della guerra commerciale, ma anche la gestione della crisi ucraina alla luce dei negoziati di Abu Dhabi e la difesa della stabilità artica. Il vertice si è concluso con un misto di sollievo tattico e fermezza strategica, segnato dal clamoroso dietrofront di Donald Trump sull’imposizione di nuovi dazi commerciali, una mossa che aveva tenuto l’economia europea con il fiato sospeso per settimane.
Il presidente del Consiglio europeo, António Costa (nella foto), si è fatto portavoce di questo sentimento comune, parlando ai giornalisti al termine di una sessione di lavori descritta come intensa e operativa. "L'annuncio che non ci sarebbero stati nuovi dazi statunitensi in Europa è positivo", ha esordito Costa, accogliendo con favore la decisione della Casa Bianca di allentare la pressione protezionistica. Tuttavia, le sue parole non hanno lasciato spazio a eccessivi entusiasmi, inquadrando la scelta di Trump come un atto dovuto piuttosto che come una concessione benevola. "L'imposizione di nuovi dazi sarebbe stata incompatibile con l'accordo commerciale UE-USA attualmente in vigore", ha precisato con nettezza, ribadendo che la stabilità dei mercati non può essere soggetta a umori geopolitici variabili o a trattative estemporanee condotte a margine di forum economici.
Il messaggio che emerge da Bruxelles è quello di un’Unione che, pur preferendo la cooperazione allo scontro, non intende farsi trovare impreparata su nessun fronte, inclusi quelli più caldi della sicurezza artica e della difesa territoriale. Costa è stato categorico su questo punto: "Dobbiamo ora concentrarci sull'attuazione di questo accordo", ha aggiunto, segnalando che la priorità europea resta il mantenimento delle regole stabilite. Ma il passaggio più significativo della sua dichiarazione riguarda la postura dell’UE di fronte a possibili future minacce, non solo economiche ma anche geopolitiche. Il funzionario europeo ha assicurato che l'Unione continuerà a "difendere i propri interessi" contro "qualsiasi forma di coercizione". Un avvertimento neanche troppo velato che non accetta il ricatto economico o la marginalizzazione diplomatica come strumenti di negoziazione.
Questa determinazione non è rimasta solo sulla carta, poiché il vertice ha affrontato anche il timore che l'Europa venga esclusa dai tavoli decisionali sull'Ucraina e sulla Groenlandia. Costa ha voluto rimarcare la solidità degli strumenti di difesa di cui l'Unione si è dotata: "L'Unione ha il potere e i mezzi, e lo farà se e quando necessario", ha affermato con vigore davanti alla stampa, riferendosi sia ai meccanismi di risposta commerciale sia alla necessità di una voce unitaria sui dossier di sicurezza. Il clima che si respirava tra i 27 era di una "calma armata": la soddisfazione per lo scampato pericolo dei dazi è bilanciata dalla consapevolezza che l'imprevedibilità americana, unita all'intransigenza russa, richiede un'Europa più sovrana e meno dipendente dai voleri d'oltreoceano.
Non sono mancate, a margine del vertice, preoccupazioni espresse dai leader dei paesi del Nord e dell'Est, i quali hanno sottolineato come il dietrofront di Trump sia arrivato solo dopo che l'UE ha mostrato un fronte compatto. Questa ritrovata unità è stata definita da molti come la vera vittoria politica di questa sessione. Sebbene il pericolo di una rottura immediata sui dazi sembri per ora scongiurato, la strategia europea per il 2026 appare segnata: dialogo aperto con la Casa Bianca per evitare escalation, ma rafforzamento incessante dell'autonomia strategica per non restare schiacciati tra le ambizioni di Washington e le minacce di Mosca. L'Europa di oggi, nelle parole di Costa, sa di avere i mezzi per farsi rispettare e non esiterà a usarli se la stabilità economica o la sicurezza dei suoi confini dovessero essere nuovamente messe a rischio. (23 GEN – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)



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