Bruxelles - È una spinta decisiva per il trasferimento industriale e per concretizzare un progetto di ricerca di frontiera promettente, con le carte in regola per arrivare alla realizzazione di un modello funzionale da testare e brevettare. Diego Misseroni, professore di Costruzioni e strutture aerospaziali al Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento, ha vinto un European Research Council Proof of Concept (Erc PoC) con il suo progetto Flexgrip. Il principio base del progetto è sfruttare le forme e la cinematica delle strutture origami per sviluppare un grip universale, capace di afferrare e movimentare oggetti anche dalle geometrie complesse, realizzati con materiali diversi – sia rigidi sia morbidi – e di dimensioni variabili, superando in modo pionieristico alcuni dei limiti oggi presenti nella robotica. L’innovazione riguarda l’elemento di presa (o gripper), installato all’estremità del braccio meccanico, che serve per impugnare gli oggetti e che, questo l’aspetto tecnologicamente più rilevante, può conformarsi automaticamente agli elementi da spostare. Il sistema sfrutta la geometria degli origami, combinandola con l’impiego di materiali e metamateriali progettati per ottenere proprietà meccaniche estreme e adattabili. “Il risultato - spiega Misseroni - è un design ibrido leggero, rigido e flessibile, che combina la forza e la capacità di carico delle pinze rigide con la delicatezza e la versatilità di quelle morbide, senza ricorrere a sistemi complessi di controllo, sensori ingombranti, o attuatori ad alto consumo energetico”. Diversi i campi di applicazione di questo tipo di meccanismo. Nella logistica, per esempio, consente il prelievo e lo smistamento affidabile di articoli fragili, deformabili o eterogenei, che rimangono una sfida importante nell’e-commerce e nelle operazioni di magazzino. I vantaggi di sviluppare una gripper universale comporterebbero una riduzione di costi, tempi e consumo di materiali, contribuendo a soluzioni più efficienti, leggere e a basso impatto ambientale. “Un’automazione intelligente, sostenibile e flessibile – aggiunge Misseroni – che consentirebbe alle persone di lavorare in condizioni di maggiore sicurezza. Per esempio, ci sarebbero meno rischi di perdere oggetti durante la movimentazione. Oppure, ancora, la presa robotica potrebbe essere integrata in sistemi digitali avanzati, favorendo un’interazione più sicura e collaborativa tra operatori umani e robot, in linea con i principi dell’Industria 5.0”. (9colonne)
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