“Penso che gli ordinamenti democratici, anche rispetto a fatti come quelli di Torino, non possano neppure occasionalmente tradire i principi su cui si fondano. La sicurezza collettiva non può giustificare la normalizzazione dell'emergenza, ma impone un corretto equilibrio nella risposta ad ogni fenomeno criminale”. Lo afferma, in una intervista a La Stampa, Armando Spataro, figura storica della magistratura italiana, ex procuratore della Repubblica a Torino ed ex coordinatore del pool antiterrorismo a Milano, aggiungendo che “quei fatti vanno perseguiti con assoluta determinazione e severità, ma utilizzando sempre professionalità, freddezza e ragione. Dico no alle posizioni per cui si attribuisce all'attuale violenza dei gruppi anarchici finalità eversive: non tutte le violenze politicamente o socialmente motivate possono essere equiparate a quelle degli anni di piombo praticate da bande armate che volevano rovesciare le nostre istituzioni”. Spataro analizza il quadro normativo dichiarando che “il nostro codice penale già prevede specifici reati ed aggravanti che consentono di punire duramente simili atti di violenza, ma le valutazioni competono alla magistratura. Nessuno, neppure un premier, può permettersi di indicare ai pm qual è il reato configurabile nei fatti per cui essi procedono, come avvenuto parlando di tentato omicidio per l'aggressione al poliziotto. Quando ciò avviene nessuno si meravigli se è ormai diffusa la preoccupazione per la futura sottoposizione del pm alle direttive dell'esecutivo”. Inoltre critica poi le nuove proposte del Viminale: “Non comprendo a cosa si riferisca il ministro quando parla di fermo di polizia per almeno dodici ore. Il nostro ordinamento non presenta vuoti e prevede possibilità di interventi ad hoc. Siamo in un quadro di bulimia legislativa e bisognerebbe riflettere sull'abuso del termine sicurezza nei decreti approvati dal 2008 in poi: è il caso, piuttosto, di garantire il deficitario controllo del territorio. È giusta l'equiparazione tra il carattere criminale delle attività violente dei gruppi anarchici e di quelle di CasaPound. Sarebbe importante che la risposta sia altrettanto omogenea, senza se e senza ma. Voglio manifestare ai magistrati e alle forze di polizia, in particolare a chi è rimasto ferito, tutta la mia fiducia nel loro indipendente impegno, indifferente ad ogni tipo di aspettativa esterna. È questo ciò che serve ad evitare rischi per la nostra democrazia”. (3 feb - red)
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