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Mo, Albanese: stati complici genocidio. Leggi su antisemitismo strumentali

Roma, 3 feb - “Mi auguro che dalle rovine di Gaza e delle vite distrutte in Palestina possa nascere non solo la base per una società senza discriminazioni per palestinesi e israeliani, ma anche un nuovo multilateralismo fatto di diritti per tutte e tutti e non privilegi per pochi. E che l'Italia scelga da che parte stare”. Così Francesca Albanese, relatrice Onu per i territori palestinesi occupati, presentando alla Camera il suo nuovo report dal titolo "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo". La conferenza stampa, promossa dalla deputata M5S Stefania Ascari, ha visto la presenza tra gli altri del parlamentare Pd Arturo Scotto (presente sulla Flotilla per Gaza) e del capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro. Un rapporto presentato all'Assemblea generale dell’Onu lo scorso autunno, “e ho dovuto farlo dal Sudafrica perché le sanzioni statunitensi tuttora in vigore mi impediscono, tra le altre cose, di recarmi a New York – spiega - È un dato che segnalo non per ragioni personali ma perché dice molto del clima politico che circonda ogni tentativo di applicare il diritto internazionale in Palestina. Mentre nel nostro Paese si parla spesso di pace, la Palestina continua ad essere distrutta e con essa il suo popolo. Il dato di circa 70.000 morti, contestato fino all'altro giorno da molti, è oggi confermato anche dalle autorità israeliane. A questi si aggiungono almeno 10.000 dispersi, probabilmente sotto le macerie o disintegrati dalle esplosioni, e sono solo i numeri delle vittime dirette dei bombardamenti. Quasi 500 persone sono state uccise dopo ciò che molti definiscono un cessate il fuoco” e “nel frattempo, in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, sono oltre 1.100 palestinesi uccisi negli ultimi due anni e mezzo, tra cui circa 250 bambini”. Secondo Albanese, "quanto sta accadendo in Palestina non è il risultato dell'azione isolata di uno Stato, è l'esito di un ordine mondiale, coloniale, in cui i diritti non sono universali, ma sono privilegi riservati a pochi”. “I crimini a Gaza non avrebbero potuto materialmente, politicamente essere commessi senza il sostegno diplomatico, militare e politico di fin troppi Stati, nel rapporto ho analizzato le pratiche di 64 Paesi” sottolinea la relatrice Onu, per poi specificare: "Dal 2020 al 2024 l'Italia è stata il terzo fornitore di armi ad Israele al mondo, dopo Germania e Stati Uniti, due paesi che da soli forniscono oltre il 90% degli armamenti e l'Italia continua a consentire il transito di carichi militari".

“Per quanto riguarda la ricostruzione di Gaza – sottolinea Albanese - io mi tengo veramente lontana dalla speculazione intellettuale su quello che può seguire a quel piano scellerato che ha proposto nel febbraio del 2025 il presidente statunitense Trump, e che sta diventando la nuova norma. Ecco, io proprio mi rifiuto perché credo fortemente in un multilateralismo che deve avere come premessa fondamentale il diritto internazionale”. Sulle sanzioni degli Usa “ci sono delle interlocuzioni da parte delle Nazioni Unite sicuramente – spiega Albanese - da parte del governo italiano non lo so. Se lo Stato italiano ha fatto qualcosa per la rimozione delle sanzioni io non ne sono al corrente, perché non ho mai avuto nessun incontro con questo governo. Diciamo che l'ho richiesto e mi è stato negato, ed è un fatto abbastanza unico perché negli altri Paesi, anche in quelli che non condividono le mie analisi, quelle degli altri relatori speciali e dell'Alto commissariato per i diritti dell'uomo, tipo la Germania, vengo ricevuta con tutto il rispetto e la dignità che si riconosce ad un mandato come questo”. Sulle recenti manifestazioni, da quelle pro-pal a quella di Torino per Askatasuna, invece Albanese si dice ottimista vedendo un “effetto Palestina”, per poi aggiungere sugli scontri: “Nelle manifestazioni confluisce poi di tutto, dal G8 ad adesso lo sappiamo che ci sono anche infiltrazioni all'interno delle manifestazioni, ma questo non sta a me dirlo, analizzarlo…”. Un passaggio, la relatrice Onu, lo dedica anche alle norme sull’antisemitismo, anche all’esame del Parlamento: “Come ho detto in altri Paesi e in altri contesti, assieme a tanti studiosi ebrei, le leggi che strumentalizzano la lotta necessaria contro l'antisemitismo per proteggere dall'esercizio della giustizia uno Stato accusato di crimini gravissimi, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e crimini di genocidio, minano le fondamenta di un ordine democratico che ha nella libertà d'espressione, con tutto ciò che fa da corollario, uno dei suoi principali pilastri”. Passaggio che suscita la reazione di Fdi, con la deputata Sara Kelany e la senatrice Ester Mieli che parlano di dichiarazioni “abnormi”: “Dimentica, come sempre nei suoi interventi, che gli episodi di antisemitismo dopo il 7 ottobre sono esponenzialmente aumentati in Europa e in Italia. Dimentica che le piazze pro Pal sono state disseminate di messaggi orribilmente antisemiti, come ‘Palestina libera dal fiume al mare’ o ‘appendi un sionista’. È evidente che l’antisionismo dei movimenti pro Pal celi un approccio pericolosamente antisemita: non permetteremo che i nostri concittadini ebrei si sentano in pericolo e attaccati da questa narrazione fuorviante e pericolosa”. (Roc)

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