La Fondazione Accorsi-Ometto di Torino annuncia “Alla conquista del Rinascimento”, un’importante rassegna dal 31 marzo al 6 settembre dedicata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena. La mostra, curata da Serena D’Italia, Luca Mana e Vittorio Natale, con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale. Le oltre cinquanta opere presenti in mostra, alcune delle quali inedite o mai esposte prima, provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche, come l’Accademia Carrara di Bergamo; il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato (AL); la Pinacoteca di Brera di Milano; il Musée Jacquemart-André di Parigi; i Musei Civici di Pavia; la Fondazione Guglielmo Giordano di Perugia; l’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto, la Galleria Borghese, i Musei Vaticani e la Pinacoteca Capitolina di Roma; la Collezione Chigi Saracini, Banca Monte dei Paschi di Siena e la Pinacoteca Nazionale di Siena; la Parrocchia Spirito Santo di Sommariva Perno (CN); la Biblioteca Reale, la Galleria Sabauda, i Musei Reali, Palazzo Madama e la Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Torino; il Palazzo dei Musei Pinacoteca di Varallo; l’Archivio Storico Comunale e il Museo Francesco Borgogna di Vercelli. Dalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti, ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro di Monteoliveto (1505-1508), nel Senese, per giungere alle straordinarie puntate a Roma, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi, Sodoma compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire. A confermare l’intensità degli scambi tra il Piemonte e il centro Italia, dalla fine del Quattro agli inizi del Cinquecento, sono esposte alcune importanti opere di Macrino d’Alba (come la Madonna col Bambino in trono e santi della Pinacoteca Capitolina di Roma e una inedita predella con Cristo e gli apostoli proveniente dalla residenza papale di Castel Gandolfo), di Gaudenzio Ferrari; di Eusebio Ferrari e di Gerolamo Giovenone una delle varie versioni della Madonna d’Orleans di Raffaello. (gci)
“DA VIENNA A ROMA”: ESPOSTE LE MERAVIGLIE DEGLI ASBURGO DAL KUNSTHISTORISCHES MUSEUM
Per la prima volta in Italia, oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna raccontano la nascita, lo splendore e la complessità di una delle più grandi imprese culturali d’Europa. “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum”, in programma al Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla a Roma, dallo scorso 6 marzo al 5 luglio, offre al pubblico un’occasione senza precedenti: entrare nel cuore di una collezione che è al tempo stesso museo e autoritratto dinastico, emblema dello splendore di un Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo. Promossa e prodotta dalla Fondazione Roma in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum (KHM), con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma, l’esposizione è realizzata con il supporto organizzativo di MondoMostre e resa possibile anche grazie al contributo del gruppo Sella – attraverso Banca Sella e Banca Patrimoni Sella & C. – sponsor ufficiale della mostra. Atac è mobility partner e Radio Dimensione Suono è radio partner dell’iniziativa. Il progetto espositivo – a cura di Cacilia Bischoff, storica dell’arte del KHM – riunisce opere raccolte o commissionate tra il XVI e il XIX secolo da figure centrali della Casa d’Asburgo – dall’imperatore Rodolfo II all’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, dall’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa – restituendo l’immagine di un impero multietnico, multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale, diffusione del sapere e dialogo tra civiltà. La mostra si inserisce nel programma culturale del Museo del Corso – Polo museale, voluto dalla Fondazione Roma come istituzione aperta e inclusiva, capace di coniugare progetti culturali di alto valore scientifico insieme a collaborazioni con prestigiose istituzioni internazionali. Dalla sua inaugurazione, il Polo museale – che comprende Palazzo Cipolla e Palazzo Sciarra Colonna – si è affermato come uno dei principali centri culturali della città, con un pubblico in costante crescita. “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum” va oltre l’esposizione di grandi capolavori: racconta un museo come progetto culturale, una dinastia costruttrice di sapere e un’Europa che, attraverso l’arte, ha cercato di comprendere e rappresentare il mondo. (gci)
IL MUCIV DI ROMA OMAGGIA LE SUE ORIGINI CON UN’ESPOSIZIONE
Centocinquant’anni fa, nel 1876, inaugurava a Roma il Museo Preistorico ed Etnografico fondato dall’archeologo Luigi Pigorini. Oggi il MUCIV-Museo delle Civiltà, che dal 2016 ne è l’erede, torna a quel momento fondativo non solo per celebrarne l’origine, ma per condividere con il pubblico le prospettive aperte dalla storia stratificata dell’istituzione: una vicenda che intreccia la storia culturale dell’Italia, le relazioni internazionali e l’evoluzione disciplinare, etica e formativa dei musei. Dal 20 marzo al 28 giugno, la mostra “ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026)” proporrà quindi un doppio itinerario: da un lato la ricostruzione del museo del 1876 e del progetto museografico pigoriniano; dall’altro la presentazione del museo di oggi, con due percorsi distinti tra archeologia preistorica ed etnografia e due installazioni dedicate ai processi di aggiornamento, all’incremento dell’accessibilità fisica e cognitiva e alle pratiche di compartecipazione attivate dentro e fuori il museo. Attraverso documenti, reperti, arredi e dispositivi espositivi d’epoca, il percorso espositivo ricostruisce la genesi in Italia dell’archeologia preistorica e dell’etnografia, ripercorrendo le trasformazioni che hanno condotto all’attuale configurazione e missione del museo. La mostra, a cura di Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri, in collaborazione con le Funzionarie e i Funzionari del Museo e con la supervisione generale di Andrea Viliani, è accompagnata da un convegno scientifico internazionale “150_100. Giornate di studio dedicate al centocinquantesimo anniversario dell’istituzione del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma e al centenario della morte di Luigi Pigorini, suo ideatore e fondatore”, dal 19 al 21 marzo, che vuole celebrare il primo secolo e mezzo dell’istituzione non come semplice ricorrenza, ma come occasione di riflessione critica. Ricordare il ruolo fondativo di Luigi Pigorini significa così guardare al passato per comprendere il presente e assumere, con responsabilità, il compito di connettere le proprie origini storiche alle prospettive in divenire. Un museo nato nel XIX secolo si configura oggi come un’istituzione che agisce nel presente e si proietta verso il futuro, con le sue molteplici storie ancora in corso. (gci)
A BOLOGNA LA “GIOCONDA” DEL COLLETTIVO AUSTRIACO GELITIN
Garage BENTIVOGLIO presenta, nella vetrina su via del Borgo di San Pietro a Bologna che ogni mese ospita un pezzo della collezione privata del palazzo, un intervento del collettivo austriaco Gelitin. Un appuntamento che propone un’opera che rilegge in modo ironico e dissacrante uno dei capolavori più celebri della storia dell’arte: la Gioconda di Leonardo da Vinci. Realizzata in plastilina e caratterizzata da un grande naso sporgente che ne altera la frontalità, l’opera invita lo spettatore a spostarsi lateralmente per osservarla, trasformando l’atto della visione in un gesto fisico. Una proposta che guarda all’intervento di Lina Bo Bardi nella sala superiore del MASP, il museo brasiliano da lei creato insieme al marito Pietro Bardi nel 1968 e tuttora uno degli allestimenti più rivoluzionari della museografia del Novecento. Decisero infatti di disporre le opere in modo che saturassero lo spazio senza una gerarchia predefinita, permettendo al visitatore di muoversi in libertà tra i grandi vetri su cui erano sospesi i quadri, costruendo percorsi personali e accostamenti inaspettati tra epoche, scuole e stili diversi. Liberata da un ordine rigido, la collezione si offriva così a uno sguardo più diretto e intuitivo: tutte le opere erano sullo stesso piano perché arrivate nell’insieme quasi contemporaneamente a San Paolo. L’intenzione era fare in modo che per il visitatore tutto fosse nuovo e suggerire che l’arte realizzata da questa parte dell’oceano dovesse forse essere svestita di tutte le sue sovrastrutture e vista con nuovi occhi. È proprio dentro questa libertà di sguardo che si colloca il lavoro dei Gelitin. Il grande naso sporgente che deforma il volto della Gioconda obbliga a osservarla più di lato che di fronte, portando alla memoria i ritratti di profilo dei duchi di Urbino immortalati da Piero della Francesca, mentre la plastilina attinge i suoi colori vivaci dai quadri del primo Rinascimento del granducato. Di leonardesco rimangono alcuni elementi fondamentali: la fedele adesione al soggetto, le dimensioni dell’opera e soprattutto l’ossessione quasi feticista per l’originale. L’opera sarà visibile negli spazi di garage BENTIVOGLIO fino al 28 marzo. A raccontare le attività della vetrina, che da tre anni dà appuntamento ai passanti della via, è stato pubblicato un volume che raccoglie i primi 24 episodi di garage BENTIVOGLIO. Da Ettore Sottsass a Pablo Bronstein, da Superstudio a Eva e Franco Mattes, la serie di appuntamenti mensili trova finalmente una sua forma-libro con questa edizione di CURA, arricchita dalle foto di Carlo Favero e dai testi di Davide Trabucco, Alberto Salvadori e Tommaso Pasquali. (gci)
TORNA L’EXPOSED TORINO PHOTO FESTIVAL CON LA TERZA EDIZIONE
Dal 9 aprile al 2 giugno in capoluogo piemontese ospita la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival. Il tema scelto per il 2026 è “Mettersi a nudo”: un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, visibile e invisibile. Questo sguardo attraversa l’intero programma del Festival — mostre temporanee, incontri, eventi e iniziative diffuse — che coinvolge artisti e istituzioni nazionali e internazionali, animando sia alcune delle principali sedi culturali torinesi sia diversi spazi che si trovano nell’intero perimetro della città. Mettersi a nudo diventa così non solo svelamento fisico, ma gesto simbolico di autenticità: liberarsi dalle sovrastrutture, mostrarsi per ciò che si è, osservare sé stessi e gli altri senza filtri. Una tensione che la fotografia, più di ogni altro linguaggio, sa rendere concreta nella verità di un volto, di un paesaggio, di un corpo, e nella pluralità degli sguardi che li attraversano. Promossa dalla Cabina di Regia della quale fanno parte Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT in sinergia con Fondazione Arte CRT e Intesa Sanpaolo, e coordinata da Fondazione per la Cultura Torino, la terza edizione di EXPOSED, curata e realizzata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, intende evidenziare e rafforzare la vocazione di Torino come città della fotografia. Giunto alla sua terza edizione, il Festival segna un passaggio di fase e definisce con maggiore chiarezza la propria identità, con la direzione artistica di Walter Guadagnini, tra le voci più autorevoli della fotografia contemporanea italiana e internazionale. Non soltanto una piattaforma espositiva, ma un dispositivo curatoriale strutturato, capace di orientare contenuti, linguaggi e relazioni, con un progetto per Torino che unisce qualità curatoriale e partecipazione diffusa, in un dialogo costante tra luoghi, autori e pubblico. Il programma della terza edizione di EXPOSED propone 18 mostre temporanee indoor e outdoor, incontri, proiezioni e altri eventi, realizzati grazie al coinvolgimento delle principali istituzioni torinesi, delle realtà indipendenti e dei protagonisti della scena artistica cittadina. (gci)
NELLA FOTO. Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Cristo in pietà sorretto da quattro angeli, 1500 circa. Roma, Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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