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Gigliola Spinelli, la partigiana che tradusse la letteratura russa

Ritratti
Donne protagoniste nell'economia, nella politica, nelle scienze, nella cultura, nello spettacolo, nelle istituzioni e nell'attualità. Una galleria di ritratti che restituisce il valore del contributo delle donne alla storia e al presente del Paese.

Sorella dell’europeista Altiero Spinelli, moglie del più grande storico torinese del secolo scorso e uno dei più importanti a livello internazionale, Franco Venturi. Ma soprattutto donna libera, indipendente, partigiana e traduttrice raffinatissima. Gigliola Spinelli Venturi (Roma 1917 — Torino 1991) è al centro del saggio dello storico Aldo Agosti “Quel mare di locuzioni tempestose” che ne ripercorre proprio l’attività di traduttrice dalla lingua russa, in parallelo alle pagine della sua storia personale e civile nella Resistenza e nei periodi successivi. Donna intraprendente e appassionata, già all’indomani della sua morte, avvenuta nel 1991, il giornalista e critico cinematografico Goffredo Fofi aveva sollecitato le femministe e le storiche che si occupano di storia sociale a studiarne il percorso e l’impegno. La passione di Gigliola Spinelli per la letteratura russa fiorì proprio a Mosca, dove si era recata insieme al marito, diventato addetto culturale dell’ambasciata italiana diretta da Manlio Brosio. Lì si sviluppò la sua passione di traduttrice, che la portò a tradurre oltre una ventina di opere dal russo. Tra gli altri, collaborò con Einaudi, La Nuova Italia, Mondadori, Editori Riuniti, Adelphi. Ma si occupò anche di scuola: fu in rapporti con Danilo Dolci che aveva intrapreso la sua esperienza in Sicilia e fu amica della maestra Maria Maltoni (1860 – 1964), promotrice di una didattica sperimentale nella Scuola elementare di San Gersolè (Impruneta, Firenze), con la quale collaborò per la pubblicazione di alcuni volumi dei Quaderni di San Gersolè.

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