Il trentottesimo giorno di ostilità tra l'alleanza israelo-americana e l'Iran si è aperto all'insegna di un inasprimento retorico e militare che mette a dura prova la tenuta degli equilibri regionali. Ieri, il Presidente degli Stati Uniti ha utilizzato i propri canali social per lanciare un avvertimento dai toni brutali, fissando una nuova scadenza per la riapertura dello Stretto di Hormuz: “Martedì, ore 20:00, ora della costa orientale!”. Il post, che segue una serie di messaggi carichi di imprecazioni, prefigura la distruzione sistematica delle infrastrutture civili iraniane se non verrà raggiunto un accordo entro le prossime 48 ore. “Martedì sarà la Giornata della Centrale Elettrica e la Giornata del Ponte, tutto in uno, in Iran. Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all'inferno - VEDRETE! Sia lode ad Allah”, ha scritto il tycoon.
Leggendo tra le righe di questa comunicazione aggressiva, emerge il profilo di un'amministrazione che, nonostante i successi tattici come il recente recupero di un pilota statunitense abbattuto, fatica a trovare una strategia di uscita coerente dal conflitto. La minaccia di “far saltare tutto in aria e impadronirsi del petrolio”, ribadita in un'intervista telefonica domenicale, sembra rivolta più all'elettorato interno — preoccupato per l'impennata dei prezzi del carburante — che a un reale obiettivo diplomatico. La fissazione di scadenze mobili suggerisce un tentativo di mantenere alta la pressione psicologica mentre i canali di mediazione appaiono bloccati.
LA RISPOSTA DI TEHERAN: IL PEDAGGIO DELLA GUERRA. La replica iraniana non si è fatta attendere, spostando il piano del confronto su una dimensione di logoramento economico e legale. Mehdi Tabatabaei, portavoce dell'ufficio del Presidente Masoud Pezeshkian, ha liquidato le parole di Trump come frutto di “pura disperazione e rabbia”. La posizione ufficiale di Teheran è ora definita: lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché non verrà istituito un “nuovo regime giuridico” in cui i danni bellici subiti dall'Iran siano risarciti attraverso pedaggi di transito sulle navi.
Parallelamente, il presidente del Parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf ha avvertito che l'insistenza americana sta spingendo la regione verso “un inferno in terra”, aggiungendo: “Non illudetevi: non otterrete nulla commettendo crimini di guerra. L'unica vera soluzione è rispettare i diritti del popolo iraniano e porre fine a questo gioco pericoloso”. Questa dialettica indica che l'Iran non cerca solo la fine delle ostilità, ma una legittimazione del suo ruolo di controllore della principale arteria energetica mondiale, trasformando il blocco in una leva finanziaria per la ricostruzione.
NOTTE DI FUOCO: DA HAIFA A TEHERAN. Mentre la diplomazia restava silente, le armi hanno continuato a parlare. Ieri sera, intorno alle 18 locali, un missile iraniano ha colpito direttamente un edificio residenziale ad Haifa, nel nord di Israele. Le operazioni di soccorso si sono protratte per tutta la notte tra le macerie fumanti. L'esercito israeliano ha confermato inizialmente la scomparsa di quattro persone, ma oggi le autorità locali hanno riferito il ritrovamento dei corpi senza vita di due dei dispersi.
In risposta, l'aviazione israeliana ha condotto oggi, nelle prime ore del mattino, una serie di raid su Teheran. Gli obiettivi dichiarati erano “centri del regime terroristico”, ma i media locali hanno riportato danni estesi a zone residenziali. Un attacco particolarmente pesante ha colpito l'Università Tecnologica Sharif, considerata l'eccellenza accademica del Paese. “L'Università Tecnologica Sharif è stata attaccata dagli americani-sionisti”, ha annunciato la televisione di stato IRIB. Il bombardamento ha distrutto una stazione di servizio interna e danneggiato la moschea del campus, provocando un'interruzione di corrente e di gas che ha lasciato al freddo l'intero quartiere circostante.
ESCALATION REGIONALE E MINACCE DI RAPPRESAGLIA. Il conflitto sta rapidamente debordando dai confini dei due principali contendenti. Oggi, l'esercito del Kuwait ha confermato che il proprio spazio aereo è stato violato da droni e missili ostili. Le batterie di difesa aerea kuwaitiane sono entrate in azione per intercettare i bersagli, avvertendo la popolazione che “qualsiasi esplosione udita è il risultato dell'intercettazione di bersagli ostili”. Anche in Bahrain sono stati segnalati attacchi contro infrastrutture petrolifere, segno di una strategia iraniana volta a colpire gli alleati regionali di Washington.
Il comando militare iraniano ha emesso oggi un comunicato dai toni definitivi, avvertendo che la tolleranza verso la distruzione di obiettivi civili è esaurita. “Se gli attacchi contro obiettivi civili continueranno, le prossime fasi delle nostre operazioni offensive e di rappresaglia saranno molto più devastanti e diffuse, e le perdite e i danni causati dal mantenimento di questo approccio saranno dieci volte maggiori”, ha dichiarato il portavoce dello stato maggiore. Teheran potrebbe dunque passare presto all'impiego di armamenti finora tenuti in riserva, portando lo scontro a un livello di distruttività ancora superiore se l'ultimatum di Trump dovesse tradursi in azione militare domani sera. (6 APR – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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