Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

MALDIVE, SUB: COSI’
ABBIAMO TROVATO I CORPI

MALDIVE, SUB: COSI’ <BR>  ABBIAMO TROVATO I CORPI

– “Avevo solo cinque minuti per decidere se partire per la missione: ho accettato d'istinto, senza consultarmi con la mia famiglia. Ci hanno chiamati eroi, ma noi siamo solo dei sub”. Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, Patrik Gronqvist, 54enne sommozzatore e vigile del fuoco finlandese, che ha recuperato i corpi dei quattro italiani - Monica Montefalcone, di sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri – morti nella grotta marina di Dhekunu Kandu, alle Maldive, ricostruendo i dettagli impressionanti del ritrovamento e spiegando che “abbiamo visto una piccola apertura laterale, parallela al tunnel principale. Sul fondo c'erano segni, forse lasciati da una pinna o da qualcosa che aveva toccato il sedimento. Sembrava che qualcuno fosse passato da lì. Abbiamo seguito quelle tracce e alla fine li abbiamo trovati, tutti insieme, nella stessa area, a pochi metri uno dall'altro. È stato un sollievo, perché eravamo arrivati dalla Finlandia proprio per quello. Ma è stato anche molto triste. Li abbiamo trovati alla fine della prima immersione, dopo quasi un'ora. Iniziavo a temere che non fossero più nella grotta, che magari fossero usciti e che il mare li avesse portati via: sarebbe stato quasi impossibile ritrovarli. Quando li abbiamo visti, avevamo ancora cinque minuti”, “dentro c'erano piccoli squali nutrice. Il terzo giorno fuori c'era anche uno squalo tigre. Durante il recupero si è avvicinato a un corpo già agganciato alla linea. Sembrava pronto ad attaccare. Siamo rimasti calmi, ci siamo mossi lentamente. Abbiamo finto di non fissarlo e, poi, lo abbiamo allontanato. Sott'acqua il sangue freddo non è coraggio: è esperienza”. Sulle cause della tragedia, il subacqueo tecnico ipotizza che “con quel tipo di attrezzatura, entrare in quella grotta è stata una cattiva idea. Forse quando si sono girati per uscire, non c'era più visibilità, magari perché avevano smosso il fondo. Senza torce adeguate, ritrovare l'uscita è difficile. Poi non avevano steso una sagola: è la regola numero uno nelle immersioni in grotta”. E spiega che “l'immersione in grotta è tutta diversa da quella in acque libere. Bisogna essere formati, avere l'attrezzatura giusta e rispettare le regole. Non abbiamo salvato vite, purtroppo. Abbiamo aiutato a riportare quelle vittime alle loro famiglie. Questo, per noi, era l'obiettivo che contava”. (4 giu - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola

Speciali per l'estero