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direttore Paolo Pagliaro

HORMUZ, IL BLOCCO
“BLOCCA” IL PENTAGONO

HORMUZ, IL BLOCCO <BR> “BLOCCA” IL PENTAGONO

La macchina bellica più potente della storia rischia l'autodistruzione finanziaria, strangolata da una dipendenza energetica che trasforma la proiezione di forza in un insostenibile buco di bilancio. Il paradosso si consuma nei teatri marittimi globali: quando la Marina degli Stati Uniti mobilita le sue portaerei per pattugliare lo Stretto di Hormuz e garantire la sicurezza delle rotte petrolifere mondiali contro le minacce dei rivali geopolitici, l'innalzamento della tensione fa impennare il prezzo del greggio. In altre parole, l'azione stessa del Pentagono per proteggere l'energia globale finisce per prosciugare i suoi stessi fondi operativi, innescando un cortocircuito economico strategico che nessun computer di bordo riesce a calcolare.

LA VULNERABILITÀ STRATEGICA DEL BILANCIO MILITARE. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti detiene il primato di essere il più grande consumatore istituzionale di idrocarburi al mondo. Questa mastodontica impronta logistica si traduce in un'estrema vulnerabilità finanziaria. Ogni singolo dollaro di aumento sul prezzo del barile di petrolio si riflette istantaneamente in centinaia di milioni di dollari di spese impreviste per le forze armate. Quando i mercati energetici entrano in fibrillazione a causa dell'instabilità in Medio Oriente, il Pentagono non può semplicemente chiedere un rifinanziamento immediato al Congresso; è costretto a trovare le risorse al proprio interno. A farne le spese sono la prontezza operativa e l'addestramento: i comandanti si vedono costretti a ridurre le ore di volo dei piloti, a cancellare le esercitazioni sul campo e a rimandare i cicli di manutenzione essenziali per i mezzi terrestri e navali, indebolendo la preparazione complessiva proprio mentre le tensioni geopolitiche aumentano.

I comandanti devono infatti fare i conti anche con l'impennata dei costi del carburante per uso civile e dei biglietti aerei commerciali, il che aggrava la pressione finanziaria su un esercito che dipende fortemente da entrambi.  Le truppe utilizzano in genere voli commerciali e auto a noleggio per recarsi ai vari eventi di addestramento e spesso vengono rimborsate per i chilometri percorsi con veicoli personali. Per questo motivo, i viaggi sono sottoposti a un rigoroso controllo, con alcune unità che hanno ridotto drasticamente i viaggi per addestramento e altri eventi, o addirittura cancellato la maggior parte di essi  almeno da aprile.

Sull'impatto devastante del costo dei carburanti fossili e della logistica tradizionale sulle finanze e sulla sicurezza dei soldati, l'ex Segretario della Marina degli Stati Uniti, Ray Mabus, ha dichiarato ufficialmente: “Siamo venuti a patti con una dura realtà: la dipendenza dai combustibili fossili è un punto debole strategico per le nostre forze armate. È una vulnerabilità che i nostri avversari possono sfruttare e che storicamente è costata troppe vite americane nei convogli di rifornimento”.

L'INSOSTENIBILE ASIMMETRIA DEI NUMERI. Il contrasto economico tra la difesa convenzionale e le nuove tecnologie evidenzia l'urgenza di un cambio di paradigma totale. Volare con un caccia di quinta generazione come l'F-35A comporta un costo orario esorbitante, stimato in circa 40.000 dollari, a cui si aggiunge una catena di approvvigionamento globale estremamente rigida e costosa. Sul fronte opposto, la transizione verso i sistemi autonomi e la guerra robotica offre un'efficienza economica senza precedenti. Un drone tattico o commerciale modificato richiede meno di 10 dollari per ora di volo. Nelle recenti simulazioni e nei conflitti moderni, sciami di questi droni economici, dal costo di poche migliaia di dollari, sono stati in grado di saturare i sistemi di difesa aerea o di neutralizzare veicoli corazzati che costano milioni di dollari.

Riguardo al paradosso economico dei droni e all'insostenibilità dei sistemi di difesa tradizionali, l'analista Samuel Bendett del Center for Naval Analyses (CNA) ha evidenziato la disparità dei costi nei conflitti moderni sottolineando che “L'uso di droni commerciali ed economici ha democratizzato la tecnologia d'attacco di precisione. Ci troviamo in una situazione in cui un drone da poche centinaia di dollari costringe l'avversario a utilizzare un missile di difesa aerea da un milione di dollari per abbatterlo. Questo squilibrio finanziario non è sostenibile sul lungo periodo per nessun bilancio militare occidentale.”

La difesa contro queste minacce asimmetriche è altrettanto fallimentare sul piano economico: abbattere un drone da poche centinaia di dollari utilizzando un missile intercettore da un milione di dollari è una strategia finanziariamente suicida sul lungo periodo. Sulla necessità impellente di abbandonare la logica delle piattaforme ultra-costose a favore di una difesa distribuita e a basso costo, un recente report analitico internazionale della piattaforma di studi strategici Russia Matters ha confermato la necessità di ridefinire la dottrina militare globale: “Il futuro della guerra d'attrito – si legge in quest’analisi - richiede un passaggio radicale dalle grandi e costose piattaforme tecnologiche a una strategia basata sulla scala numerica, sul controllo rigoroso dei costi e sull'integrazione di massa tra molti sistemi semplici ed economici.”

LA TRANSIZIONE FORZATA VERSO LA FLOTTA AUTONOMA. Per uscire da questa trappola logistica e finanziaria, il Pentagono sta accelerando una transizione strategica che non risponde più a obiettivi ecologici, ma a pure necessità di sopravvivenza in combattimento. L'obiettivo primario è recidere il cordone ombelicale che lega le truppe ai convogli di carburante fossile, storicamente il bersaglio più vulnerabile e costoso da proteggere nei teatri operativi avanzati. L'esercito statunitense sta investendo massicciamente nell'elettrificazione tattica attraverso lo sviluppo di veicoli terrestri ibridi ed elettrici, capaci di generare energia in loco e ridurre la firma termica e acustica. Parallelamente, i vertici militari stanno rimodulando i futuri investimenti per affiancare ai grandi e costosi asset tradizionali immense flotte di sistemi autonomi, economici e sacrificabili (attritable). Solo automatizzando la logistica e puntando su sciami robotici a basso costo energetico e finanziario, la superpotenza americana potrà sperare di mantenere la propria superiorità globale senza rimanere schiacciata dal peso economico del petrolio che essa stessa tenta di difendere. (4 GIU - deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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