Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

SMART WORKING, INPS:
TROVARE UN EQUILIBRIO

SMART WORKING, INPS: <BR> TROVARE UN EQUILIBRIO

Dal lavoro da remoto alcune aziende hanno tratto beneficio, a differenza di altre. È inoltre vero che esistono settori che maggiormente hanno potuto integrarlo nella loro attività, data la loro natura, rispetto ad altri che sono più legati alla presenza fisica dei lavoratori. Nel complesso le forme di lavoro ibride o completamente da remoto, che hanno subito una riscoperta in seguito alla pandemia, non sono scomparse, ma non hanno neanche trovato una sistemazione chiara nella maggior parte delle realtà aziendali, con delle significative differenze di distribuzione all’interno del mondo delle imprese. “La storia del lavoro ci insegna i nuovi strumenti non sono mai rivoluzionari da soli: diventano progresso quando vengono inseriti in un progetto umano, economico e sociale”. Così ha detto il presidente dell’Inps Gabriele Fava (NELLA FOTO) nel corso del convegno “Lavoro da remoto: nuovi equilibri tra lavoro, imprese e famiglie” ieri nella sede Inps di Palazzo Mazzoni, a Roma, dove sono stati esposti dati e affrontate questioni relative a vantaggi, opportunità, ma anche possibili controindicazioni di un lavoro da remoto non correttamente governato. È necessario “trovare un equilibrio tra distanza e presenza”, ha sostenuto Fava, aggiungendo poi che il lavoro del futuro “non sarà definito dal luogo” in cui verrà svolto, ma dal “valore che sarà in grado di generare”. Tuttavia, non si può ignorare il dato che riguarda i giovani, i quali si dimostrano più attenti alle forme di smart working e considerano il “diritto alla disconnessione”, quindi la “irreperibilità fuori dall'orario di lavoro”, come un “criterio di scelta dell'impiego, al pari della retribuzione”. Così ha spiegato il direttore dell’agenzia giornalistica 9colonne Paolo Pagliaro in un video mostrato all’evento. “Il rischio di disconnessione emotiva e sociale”, però, “è reale e non va sottovalutato”, ha sottolineato in seguito, parlando a proposito di una “quota non marginale di dipendenti” che “si dichiara meno coinvolto nel proprio lavoro rispetto ai colleghi in ufficio, luogo in cui è possibile trovare mentoring, relazioni e crescita professionale”.

Su infrastrutture, ambiente e qualità della vita “il bilancio dello smart working è decisamente positivo: la riduzione degli spostamenti abbatte emissioni e congestione urbana e i lavoratori da remoto risparmiano in media 54 minuti al giorno di pendolarismo. Aumenta la consapevolezza che il vero smart working è quello in cui si lavora per obiettivi, nel tempo e luogo liberamente scelto, altrimenti non è smart working, ma semplicemente telelavoro”. Così ha puntualizzato Pagliaro, che nel convegno ha moderato una tavola rotonda in cui sono stati approfonditi vari temi: dalla maggiore inclinazione delle grandi aziende a integrare il lavoro da remoto, utilizzato come leva per attrarre giovani e nuovi lavoratori con elevate competenze, fino alla necessità di riorganizzare il lavoro aziendale sulla base di questa pratica, che attualmente coinvolge quasi 3,6 milioni di persone in Italia. Lo smart working come strumento di libertà è stato sottolineato in più occasioni nel corso della giornata, anche dalla direttrice generale dell’Inps Valeria Vittimberga: “l’Inps sta investendo molto nello smart working per far sì che le giovani generazioni crescano in un mondo più egualitario”, ha affermato, dopo aver evidenziato come il lavoro da remoto costituisca anche un vettore educativo tra le mura domestiche sotto il profilo dei ruoli di genere. Un bambino o una bambina “che cresce con due genitori che si alternano nello smart working, e quindi anche nei carichi di cura della famiglia, cresce con l'idea che sia naturale per una donna realizzarsi nel proprio lavoro e per un uomo contribuire alla vita familiare”, ha dichiarato. (4 GIU / sio)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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