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NUCLEARE SOSTENIBILE
OBIETTIVO IN 10 ANNI

NUCLEARE SOSTENIBILE <br> OBIETTIVO IN 10 ANNI

Con l'approvazione alla Camera del disegno di legge delega sul cosiddetto “nucleare sostenibile”, il governo riporta ufficialmente l'atomo dentro la strategia energetica italiana, quasi quarant'anni dopo il referendum del 1987 e quindici anni dopo quello del 2011 che aveva confermato il no alle centrali nucleari. Il testo, approvato in prima lettura a Montecitorio, delega l'esecutivo a costruire entro un anno l'intero quadro normativo del settore: dalla sperimentazione alla localizzazione degli impianti, dalla gestione delle scorie alla ricerca sulla fusione nucleare. A rivendicare il significato politico del provvedimento è stato il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha definito necessario affrontare "anche il fronte del consenso" attraverso "informazione e trasparenza". "Quello che dobbiamo fare è dare davvero tutte le informazioni necessarie", ha detto in conferenza stampa dopo il voto, sostenendo di vedere "una maggiore propensione da parte dei giovani" verso il nucleare, "forse perché fanno valutazioni più scientifiche e più di fatto". Il ddl non apre la strada alle tradizionali grandi centrali, ma punta sulle tecnologie di nuova generazione, in particolare sugli small modular reactors (Smr), piccoli reattori modulari considerati più flessibili e sicuri, e sulla ricerca sulla fusione nucleare. Secondo il governo, i primi Smr potrebbero essere disponibili nel prossimo decennio, mentre i reattori di quarta generazione non arriveranno prima del 2040.

Il provvedimento si inserisce nella strategia europea di decarbonizzazione e neutralità climatica al 2050. L'obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza energetica del Paese e rafforzare la competitività industriale. Pichetto ha però ammesso che il quadro resta ancora aperto: "Abbiamo definito un quantitativo a grandi linee nel Pniec, tra l'11 e il 22%, ma è una forbice molto larga", ha spiegato, riferendosi alla quota di energia nucleare ipotizzata nel mix energetico futuro. Anche il numero degli impianti resta indefinito. "Ho sentito sparare da 70, ma credo che si possa stare anche con molto meno", ha osservato il ministro, spiegando che molto dipenderà "dalle tecnologie disponibili, dalla domanda, dal mercato e dai prezzi". Una prudenza che si accompagna a una difesa convinta della scelta: "Sono fermamente convinto del futuro di questo percorso, ma se fra 10 anni ci sarà una tecnologia più conveniente, neutra e pulita, sarò il primo a cambiare idea". Tra i capitoli più delicati del testo c'è quello sui rifiuti radioattivi e sul deposito nazionale. Il ddl prevede la possibilità di autocandidature dei territori interessati a ospitare impianti e siti di stoccaggio, con nuovi passaggi di valutazione ambientale strategica. Una soluzione che punta a superare anni di stallo e conflitti sul deposito unico nazionale attraverso meccanismi volontari anziché imposizioni dall'alto. L'Anci ha espresso parere favorevole in Conferenza unificata, chiedendo però adeguati ristori economici per i Comuni coinvolti.

Sul piano finanziario, il provvedimento stanzia 20 milioni di euro l'anno tra il 2027 e il 2029 per investimenti e sviluppo infrastrutturale nel settore nucleare. Previsti inoltre 1,5 milioni nel 2025 e 6 milioni nel 2026 per campagne informative rivolte ai cittadini e ai territori interessati dalla possibile localizzazione degli impianti. Il percorso parlamentare della delega è iniziato oltre un anno fa: dopo il via libera preliminare del Consiglio dei ministri nel febbraio 2025 e l'approvazione definitiva del testo governativo nell'ottobre successivo, il provvedimento è arrivato alla Camera a gennaio 2026. Ora passa al Senato per la seconda lettura, mentre il governo punta ad arrivare entro un anno ai decreti attuativi che dovranno tradurre la delega in regole operative. Forti le critiche delle opposizioni, che insistono soprattutto sull’opportunità di privilegiare gli investimenti sulle rinnovabili, nell’ottica del processo di decarbonizzazione. Ma Avs contesta anche la bocciatura di un emendamento che impegnava il governo, all’articolo 2 della legge delega sul nucleare, a prevedere il divieto di utilizzare il nucleare per scopi militari sia nella ricerca che nell’applicazione. “Una scelta che indica l’ambiguità di Giorgia Meloni su un aspetto così importante. Si tiene aperta la porta all’uso militare del nucleare in Italia? Il voto che ha bocciato il nostro emendamento, dice chiaramente che si è aperto un problema serio nel nostro Paese, che indica tutta l’ambiguità e tutta la pericolosità di questa avventura, che non solo è un danno economico per il Paese - perché siamo convinti che non si realizzerà mai - ma che rischia di aprire la porta all’uso militare del nucleare in Italia”. A domanda, in conferenza stampa Pichetto ha risposta che il no è dovuto a motivazioni tecniche, dovendo demandare il tutto ai decreti attuativi che seguiranno”.

(Sis) 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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