di Paolo Pagliaro
In tre giorni Elon Musk ha visto diminuire di 600 miliardi di dollari il valore borsistico della sua azienda SpaceX . Gliene restano da bruciare altri 2 mila, che a questi ritmi non bastano per metterlo al sicuro . Il Nasdaq e chi gli affida i propri capitali non hanno perdonato a Musk l’ennesima richiesta di un prestito col quale rimborsare i debiti contratti in passato. Il mercato ha preso atto che SpaceX intende finanziare sempre più attraverso il debito il suo enorme fabbisogno di capitale per infrastrutture di AI e data center orbitali. Ma ogni anno l’azienda perde molti miliardi e un ex presidente del Nasdaq ha avvertito che le sue azioni si trattano ormai sulla base della speranza.
E’ una notizia che, per i suoi possibili sviluppi, riguarda anche i 12 milioni di risparmiatori italiani che attraverso i fondi comuni sono interessati al buon andamento dell’ indice tecnologico americano.
L’appetito di Musk per il debito è la forma più vistosa di una logica che permea l'economia globale da ormai molti anni. Il debito a basso costo permette di acquisire asset, gonfiarne il valore, estrarne rendita — senza necessariamente creare ricchezza reale. C'è poi un elemento ulteriore che la finanziarizzazione porta con sé e che nel caso di Musk è particolarmente evidente: il legame con i sussidi e i contratti pubblici. SpaceX è costruita in larga misura su contratti NASA e Pentagono. Tesla beneficia di crediti fiscali federali. Quando il debito si fa scudo delle garanzia pubblica significa che il rischio viene socializzato mentre i profitti rimangono privati.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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