Il tema dell’immigrazione clandestina e degli stranieri in posizione irregolare sul territorio nazionale “trattenuti” nei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio), continua ad essere oggetto di una particolare attenzione politica e mediatica. Attenzione aumentata negli ultimi giorni dopo la notizia dell’ inchiesta della Procura della Repubblica di Ravenna nei confronti di diversi medici accusati di aver rilasciato false certificazioni di inidoneità alla permanenza nei Cpr. Prima di accusare i medici dovremmo andare a vedere di persona in che condizioni sono le persone “ospitate” in queste strutture.
Già negli anni scorsi i sopralluoghi fatti da alcune Commissioni nei Centri avevano constatato numerose anomalie dovute a rilevanti insufficienze logistiche e a modalità di trattenimento inadeguate in termini di tutela della dignità e dei diritti delle persone. Tutto in contrasto, quindi, con quanto stabilito dall’art. 14 del Testo Unico sull’immigrazione che prevede, appunto, che nei Cpr lo straniero sia trattenuto “con modalità tali da assicurare la necessaria assistenza e il pieno rispetto della sua dignità”.
Le prime denunce sulle pessime condizioni in cui si trovavano gli stranieri in tali Centri risalgono addirittura al 2002 e sono contenute nel rapporto “Cpta: anatomia di un fallimento” ( a quei tempi si chiamavano Centri di permanenza temporanea e assistenza ) stilato da Medici senza Frontiere (MsF) in cui si parlava, tra l’altro, del profondo malessere delle persone “ospiti”, con gravi episodi di risse, rivolte, autolesionismi, somministrazione ripetuta di sedativi.
Cinque anni dopo, nel 2007, toccò alla Commissione De Mistura (dal nome dell’ambasciatore che la presiedette) sottolineare, invano, la precarietà e inidoneità dei Centri di accoglienza e di trattenimento ( era il nuovo nome),formulando alcune proposte - in gran parte inascoltate - che avrebbero potuto consentire di “..affrontare il problema della irregolarità degli stranieri in maniera creativa ed efficace..”. Nel 2010 fu ancora MsF, con un corposo rapporto-denuncia, a riportare all’attenzione della opinione pubblica e delle autorità la penosa situazione in cui si trovavano i Cie (Centri di identificazione ed espulsione, nuova denominazione ). A tale denuncia seguiva, pochi mesi dopo, il rapporto della Commissione straordinaria senatoriale per la tutela e la promozione dei diritti umani che sottolineava “..le condizioni nelle quali sono detenuti molti migranti irregolari nei Cie (..) spesso peggiori di quelle delle carceri”.
La sordità delle istituzioni si interrompeva, momentaneamente, nell’ottobre del 2014 dopo un ulteriore intervento della citata Commissione senatoriale, con l’approvazione da parte del Ministero dell’Interno di un regolamento finalizzato ad assicurare regole e livelli di accoglienza uniformi. Con lo stesso provvedimento si introduceva la Carta dei diritti e dei doveri dello straniero trattenuto in un Centro con l’obbligo di consegnarne copia a ciascuno al momento dell’ingresso nella struttura. Un ulteriore intervento del Ministero dell’Interno si è avuto nel marzo del 2017 prevedendo il rafforzamento delle attività (ancora insufficienti) di ispezione e monitoraggio sugli standard qualitativi dei servizi resi ai Centri.
Continuano, tuttavia, le criticità nella gestione di tali strutture con atti lesivi dei diritti fondamentali e della dignità umana, con comportamenti anche violenti e con persone che assumono psicofarmaci senza avere una adeguata assistenza medica. Certo è che la eterogeneità e la promiscuità delle persone presenti nei Cpr contribuisce a creare situazioni di forte tensione. Bene, dunque, quei medici che valutano con particolare, doverosa attenzione le condizioni generali di salute degli stranieri per i quali è stato richiesto il trasferimento nei Cpr. Questo mentre cresce la preoccupazione dei giudici che si trovano a dover smaltire un arretrato notevole: a Torino, per esempio, il Tribunale ha fissato al 2033 le udienze per la trattazione dei ricorsi dei migranti, come ha denunciato alcuni giorni fa lo stesso Presidente segnalando la mancanza di magistrati e personale amministrativo.





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