Niente da fare. Il “rito della frontiera” si è nuovamente compiuto. Il boia, ancora una volta, è entrato in azione negli Usa, questa volta in Tennesse, in quella Nashiville conosciuta all’estero (e forse anche negli States) soprattutto per l’omonimo film del 1975 di Robert Altman il cui protagonista di sottofondo è la musica country. Nella notte italiana, tra la mezzanotte e l’una, ad andare in scena al Riverbend Maximum Security Institution è stata però una “danza macabra” cominciata in realtà sette ore prima, alle 17 (sempre ora italiana), allorché i giudici di un tribunale federale avevano sospeso quasi in extremis l’esecuzione di Christa Pike, 50 anni, per appurare (finalmente!) se fossero state effettivamente prese in considerazione al momento della condanna le accuse dell’allora ragazzina (all’epoca diciottenne) che aveva a più riprese parlato di abusi sessuali e stupri subiti durante l'infanzia. Macché. Fantascienza per la giustizia americana, questa democrazia guida dell’occidente rimasta ancorata alla legge del taglione. Così, a decretare la soppressione della condannata si è mossa la Corte suprema, i cui giudici si sono espressi 6 a 3 a favore della richiesta del Tennessee di revocare la sospensione dell'esecuzione prima della scadenza del mandato, prevista per la mezzanotte ora locale. Erano duecento anni che una donna non veniva “uccisa dalla legge” in Tennesse.
Purtroppo però la “danza macabra” non è finita una volta distesa “la paziente” sul lettino nella camera della morte. No, perché il destino o la barbarie di questo sistema giudiziario, o l’incompetenza dei boia ci hanno messo del loro, e la sventurata prima di smettere di respirare (sempre che questo sia effettivamente successo) ha dovuto affrontare un allucinante calvario. I testimoni dell'esecuzione di Christa hanno infatti dichiarato che le autorità hanno somministrato due dosi letali di pentobarbital, ma che la condannata a morte “sembrava ancora viva” persino un'ora dopo, quando i testimoni sono stati scortati fuori dalla camera. Addirittura, nonostante l’inizio dell'iniezione dei farmaci letali, la donna è rimasta cosciente a lungo, continuando a parlare e persino a cantare insieme alla sua guida spirituale. Anche dopo la somministrazione della prima dose di pentobarbital, la condannata ha continuato a muoversi e a mostrare un respiro affannoso e udibile, trasformando l'esecuzione in un'agonia prolungata di quasi due ore.
“Ho assistito a cinque esecuzioni in Tennessee. Niente di quello che è successo oggi è stato normale, di routine, assolutamente nulla”, ha dichiarato la giornalista Tori Gessner dell'emittente affiliata ad ABC di Nashville, WKRN, una dei numerosi inviati che hanno assistito all’esecuzione, che a questo punto sembrerebbe essersi trasformata in un supplizio medievale. Mentre i testimoni venivano intervistati all’esterno del Riverbend Maximum Security Institution, un'ambulanza con le luci lampeggianti è stata vista lasciare la struttura. Addirittura, alle prime ore di questa mattina non è ancora giunta la conferma da parte delle autorità carcerarie che la Pike sia effettivamente deceduta. Secondo gli avvocati della donna, che dopo la seconda iniezione “letale” hanno presentato un'istanza d'urgenza per fermare l'esecuzione, Christa sarebbe effettivamente ancora viva. Robin M. Maher, direttore esecutivo del Death Penalty Information Center, ha dichiarato che l'esperienza vissuta da Pike è d considerarsi “singolare e senza precedenti” arrivando a sostenere che la sequenza della condanna a morte della Pike ha rappresentato “un fallimento inaudito”. Altre sette persone sono sopravvissute a problemi di salute dovuti all'incapacità del boia di accedere a una vena per somministrare i farmaci per l'iniezione letale, ma nessuno è rimasto in vita dopo aver ricevuto i farmaci utilizzati in tali esecuzioni, ha spiegato Maher.
IL VELENO CHE TRADISCE: LE INSIDIE TECNICHE DELL'INIEZIONE LETALE. Il caso di Nashville riaccende i riflettori sui fallimenti strutturali dell'iniezione letale, un metodo introdotto alla fine degli anni '70 con la promessa di offrire una “morte incruenta e compassionevole”, ma rivelatosi il protocollo con il più alto tasso di intoppi esecutivi negli Stati Uniti. L'agonia durante l’esecuzione di questo genere di pena scaturisce principalmente da tre fattori: il reperimento difficoltoso degli accessi venosi, le reazioni chimiche dei farmaci e la mancanza di competenza medica del personale impiegato. Molti condannati arrivano all'esecuzione con un sistema vascolare compromesso da anni di carcerazione o da passate patologie; nei casi in cui i boia non riescono a trovare una vena idonea, si ricorre a manovre dolorose e invasive. Quando il sedativo iniziale non agisce correttamente — o viene impiegato un dosaggio inadeguato per una risposta metabolica inaspettata — i farmaci successivi provocano sofferenze indicibili. In assenza di un'anestesia profonda, la somministrazione di agenti come il cloruro di potassio o le reazioni al pentobarbital possono causare la sensazione di soffocamento, bruciore interno devastante e una vera e propria paralisi cosciente, durante la quale il condannato prova un dolore atroce senza potersi muovere o chiedere aiuto.
I MOTIVI DELLA CONDANNA. La storia giudiziaria di Christa Pike comincia nel gennaio del 1995 a Knoxville, quando, appena diciottenne, partecipò all'omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, sua compagna al Job Corps. La giovane (sembra per motivi di gelosia) attirò la diciannovenne Colleen Slemmer in un'area isolata nei pressi del campus dell'Università del Tennessee a Knoxville, con la scusa di voler fare pace, per poi scatenare insieme al compagno Tadaryl Shipp una violenza ferocissima protrattasi per oltre un'ora: la vittima fu colpita con un tagliacarte, picchiata brutalmente con un blocco di asfalto e persino incisa sul torace. La giuria popolare la condannò alla pena capitale l'anno successivo, individuando l'estrema crudeltà e la tortura inflitta alla vittima come circostanze aggravanti decisive per spalancarle le porte della camera della morte, mentre per lo stesso delitto il complice scampò al boia unicamente perché all'epoca dei fatti non aveva ancora compiuto i diciotto anni.
LA DENUNCIA DELLE ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI UMANI. Da decenni le principali associazioni umanitarie e gli organismi internazionali denunciano l'illusione della “morte pulita” venduta dagli Stati Uniti. Gli osservatori per i diritti umani sottolineano che la sostituzione delle sostanze anestetiche storiche con miscele sperimentali — dovuta al boicottaggio delle case farmaceutiche europee che rifiutano di vendere farmaci destinati al boia — ha trasformato la camera della morte in un laboratorio di torture involontarie. Organizzazioni come Amnesty International e l'American Civil Liberties Union ricordano come la Costituzione americana vieti le “pene crudeli e insolite”, sottolineando come l'iniezione letale violi palesemente questo principio. Per i difensori dei diritti umani, la segretezza con cui i dipartimenti carcerari statali procurano i farmaci ed effettuano le esecuzioni servirebbe solo a nascondere all'opinione pubblica la reale barbarie di una pratica che rimane una violazione fondamentale del diritto alla vita.
LA PENA CAPITALE NEGLI STATI UNITI: NUMERI E GEOGRAFIA DEL BOIA. Nel panorama attuale della giustizia penale americana, la pena di morte appare come una mappa a macchia di leopardo, con un calo progressivo del numero complessivo di esecuzioni negli ultimi decenni, ma con un nocciolo duro di Stati che continuano ad applicarla con determinazione. Su 50 Stati della Federazione, la maggioranza ha ormai abolito la pena capitale per legge o ha introdotto moratorie ufficiali decretate dai governatori. Tuttavia, un manipolo di Stati del Sud e del Centro (guidati da Texas, Florida, Oklahoma, Alabama e Tennessee) continua a concentrare la quasi totalità delle condanne a morte eseguite ogni anno. A livello federale e militare la sanzione resta teoricamente prevista, sebbene l'applicazione vari a seconda degli orientamenti delle diverse amministrazioni presidenziali. Le statistiche mostrano un numero di esecuzioni annue nettamente inferiore rispetto ai picchi raggiunti negli anni '90, ma la permanenza di centinaia di persone nel braccio della morte evidenzia un radicamento istituzionale difficile da sradicare.
IL CONSENSO SOCIALE E POLITICO: PERCHÉ GLI USA RESTANO LEGATI AL BOIA. Il persistere della pena di morte negli Stati Uniti risponde a profonde ragioni storiche, culturali e politico-istituzionali. In primo luogo, la struttura federale del Paese lascia ai singoli Stati un'ampia autonomia in materia penale, consentendo alle giurisdizioni conservatrici di mantenere la sanzione in linea con l'orientamento del proprio elettorato. In secondo luogo, la cultura politica americana è storicamente impregnata dal concetto di retribuzione della pena — la “giustizia retributiva” — secondo cui la punizione deve essere proporzionale alla gravità del reato commesso per ripristinare l'ordine morale violato. A ciò si aggiunge il ruolo della giustizia elettiva: negli Stati Uniti molti giudici e procuratori distrettuali vengono eletti direttamente dai cittadini e l'ostentazione della fermezza contro il crimine rappresenta spesso una leva fondamentale per il consenso politico. Nonostante il crescente dibattito sui costi economici dei processi capitali, sui rischi di errore giudiziario e sulle disparità razziali nelle sentenze, una fetta consistente della società americana continua a considerare la pena capitale come un deterrente necessario e l'unico strumento capace di dare un senso di completa riparazione alle famiglie delle vittime.
UNO SGUARDO GLOBALE: IL PANORAMA DELLA PENA DI MORTE NEL MONDO. Se si allarga lo sguardo a livello internazionale, la tendenza globale evidenzia un chiaro e costante orientamento verso l'abolizione, pur con marcate eccezioni geografiche e autoritarie. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite rinnova regolarmente le risoluzioni per una moratoria universale delle esecuzioni, e oltre la metà dei Paesi del mondo ha ormai cancellato la pena capitale dai propri ordinamenti. L'Europa si conferma un continente quasi interamente de-capitalizzato, con la sola eccezione della Bielorussia. Tuttavia, la stragrande maggioranza delle esecuzioni mondiali resta concentrata in un ristretto numero di Paesi: la Cina guiderebbe le classifiche globali con migliaia di condanne eseguite ogni anno sotto il vincolo del segreto di Stato, seguita da nazioni come Iran, Arabia Saudita, Egitto e Somalia. Gli Stati Uniti continuano così a rappresentare un'anomalia democratica nel blocco occidentale, rimanendo l'unica grande democrazia industrializzata a figurare tra i principali Paesi esecutori al mondo insieme a regimi autoritari o teocratici. (1 OTT – deg)
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