“Proviamo tanti sentimenti ed emozioni differenti tra di loro, non è stato facile metabolizzare e comprendere fino in fondo e nell'immediatezza la portata della sentenza. Come abbiamo detto siamo soddisfatti che gli sforzi nostri e della procura di Roma siano stati ripagati e che la giustizia abbia trovato forma in una sentenza. Ma proprio quella sentenza in qualche modo cristallizza e rende, se possibile, ancora più reale tutto il male del mondo che si è battuto su Giulio. Sentire evocare la parola tortura accostata al nome di Giulio fa continuamente male. Anche se quella parola è oggi finalmente ed inequivocabilmente riconducibile ai suoi artefici. Purtroppo, però, non c'è stato neppure concesso il tempo di elaborare questa soddisfazione e di poter finalmente "respirare". Le dichiarazioni del nostro governo ci hanno costretti ad una immediata reazione. Prima emotiva e ora, anche tramite le pagine del vostro giornale, pubblica”. Lo affermano Paola e Claudio Regeni in una intervista a La Repubblica. “Noi abbiamo avuto finalmente verità e giustizia, lunedì, in un'aula di tribunale, da una Corte che era l'unica legittimata a riconoscerle. Ma in tutti questi anni non si può certo dire che il governo del nostro paese ci abbia sostenuto nell'ottenere collaborazione dal regime egiziano. Collaborazione che in effetti non è mai esistita! Clamorosi sono stati i depistaggi messi in atto dal regime per tentare di coprire le proprie responsabilità e quelle dei propri apparati, alcuni anche sanguinari. E mentre i nostri governanti vantavano una collaborazione inesistente, la stessa procura egiziana già a dicembre 2020 pubblicamente insultava i nostri procuratori tramite delle note ufficiali. E si opponeva inequivocabilmente ad ogni forma di collaborazione depositando agli atti del processo un cosiddetto memorandum in cui in buona sostanza rivendicava la volontà di impedire qualunque processo, anche Italia”. E sostengono che “il nostro governo ora, dopo che è stata ottenuta giustizia, nonostante le sue precedenti "inerzie", avrebbe l'occasione di riscattarsi, di dimostrare ai cittadini, con un reale moto d'orgoglio, che la dignità di un Paese non è negoziabile, e che la nostra democrazia non pub costantemente essere presa in giro e messa in un angolo dall'arroganza di un regime. Anche se in quel regime ci sono riserve energetiche”, “l'Italia non può che prendere atto di quanto deciso dalla Corte d'Assise. Reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'Avvocatura dello Stato e rompere i rapporti con un paese che è lontano dall'essere sicuro, tanto che tortura e uccide anche i cittadini degli Stati amici”. Ed esprimono quindi la loro solidarietà a Nessy Guerra: “Per la sua tutela, il nostro governo deve dimostrarsi forte, far vedere che non cede di fronte ai ricatti del regime. L'Italia ha proprio ora l'occasione di dimostrarsi intransigente nel rivendicare la propria dignità nazionale, pretendendo che sia dato adempimento a quanto stabilito in sentenza”. E concludono: “Giulio ha ancora, come noi, il suo bel da fare! Finché almeno nel nostro paese non verrà riconosciuta con azioni concrete, l'inviolabilità dei corpi e della dignità delle persone, finché si penserà che si possono stringere le mani ai dittatori senza sporcarsi le proprie di sangue innocente, finché si considereranno sicuri i regimi, non possiamo stare inerti. Continueremo a fare cose. E Giulio con noi”. (1 ott - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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