Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

LE ARMI ATOMICHE?
QUALCUNO LE USERA’

LE ARMI ATOMICHE? <BR> QUALCUNO LE USERA’

“Non stiamo minacciando nessuno, ma questa è la nostra risposta ai tentativi di minacciare noi”. È con questa presa di posizione che il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto ieri al Forum di Valdai, riaccendendo i riflettori sullo scontro strategico e dottrinale che contrappone Mosca all'Alleanza Atlantica. Nel corso del suo ampio intervento, l'inquilino del Cremlino ha evocato lo scenario più estremo, legando la sicurezza dell'exclave di Kaliningrad all'impiego del potenziale bellico nucleare della Federazione Russa. Le dichiarazioni giunte da Mosca, unite agli ultimi sviluppi operativi e diplomatici tra Bruxelles, Washington e Kiev, confermano come la tensione lungo l'asse tra l'Occidente e la Russia continui a mantenersi su livelli di massima allerta, con un linguaggio politico ormai privo di intermediazioni di maniera.

LE MINACCE SU KALININGRAD E L'OMBRA DELL'ATOMO. Dalla tribuna del Forum di Valdai, Putin ha rivolto un avvertimento diretto ai Paesi membri della NATO, soffermandosi sulla posizione geografica e militare dell'exclave russa di Kaliningrad. Il capo di Stato russo ha affermato che, di fronte a un eventuale attacco contro il territorio strategico affacciato sul Mar Baltico, Mosca sarebbe pronta a impiegare “tutti i tipi di armi” a sua disposizione, comprese quelle nucleari. Riflettendo sui rischi di una progressione del conflitto, Putin ha espresso una valutazione dai toni cupi sulla sicurezza globale: “Possiamo essere certi che queste armi non verranno mai usate? Purtroppo non possiamo esserne certi”. Il leader russo ha richiamato una celebre regola drammaturgica cecoviana per illustrare il pericolo di una corsa agli armamenti incontrollata: “C'è la famosa frase: se all'inizio di una rappresentazione c'è un fucile appeso sulla scena, entro la fine sparerà sicuramente”. Ciononostante, il Presidente ha tenuto a precisare che la Federazione Russa non intende assumere l'iniziativa di un primo colpo, sostenendo che le recenti comunicazioni inviate alle cancellerie occidentali rappresentano un mero deterrente rispetto alle pressioni esercitate sui propri confini.

LA NEUTRALITÀ DI KIEV, LE CONQUISTE RIVENDICATE E IL NODO DEI RAID AEREI. Sul fronte del conflitto in Ucraina, il capo del Cremlino ha ribadito che l'obiettivo prioritario della Russia rimane la neutralità permanente di Kiev, pur dichiarando la disponibilità di Mosca a raggiungere la conclusione delle ostilità “il più rapidamente possibile” attraverso la via negoziale. Entrando nel merito delle trattative informali e delle ipotesi di mediazione avanzate dall'amministrazione statunitense, l'inquilino del Cremlino ha confermato che la Russia ha accolto le proposte discusse a suo tempo nell'incontro di Anchorage. Pur ammettendo che le linee guida prospettate dal presidente americano Donald Trump comportino decisioni “difficili” per la dirigenza russa, Putin le ha definite “un passo nella giusta direzione”. Tra le condizioni imprescindibili indicate da Mosca per giungere a un accordo di pace duraturo figurano non soltanto le garanzie sulla sicurezza strategica dei confini, ma anche la tutela dello status ufficiale della lingua russa e la protezione delle istituzioni religiose collegate al Patriarcato di Mosca sul territorio ucraino. Parallelamente, sul piano operativo, il presidente russo ha rivendicato un'accelerazione delle operazioni sul campo, sostenendo che le forze armate di Mosca abbiano preso il controllo di 1.301 chilometri quadrati nel solo mese di settembre e affermando che le truppe ucraine controllerebbero ormai soltanto l'11% circa dell'oblast di Donetsk. Tali ricostruzioni contrastano significativamente con i dati diffusi dagli analisti dell'Institute for the Study of War (ISW), i cui report evidenziano la lentezza dei progressi russi a fronte di una solida tenuta difensiva e di mirate controffensive da parte delle forze di Kiev.

Sul piano tattico, il leader russo ha respinto fermamente l'ipotesi di un accordo di moratoria reciproca per la cessazione degli attacchi aerei a lungo raggio contro le infrastrutture energetiche e industriali, una proposta caldeggiata nei giorni scorsi dalle diplomazie di Kiev e Washington. Nel giustificare il rifiuto, Putin ha sottolineato come le incursioni dei droni ucraini contro le raffinerie russe abbiano provocato danni economici rilevanti, stimabili in “circa l'1% del PIL” della Federazione Russa.

IL MONITO DI BRUXELLES E LA POSTURA DELLA NATO. Sul versante occidentale, le dichiarazioni arrivate da Mosca hanno trovato un'immediata cassa di risonanza nelle parole del commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius. Il funzionario dell'Unione ha affrontato il tema della sicurezza delle infrastrutture belliche continentali di fronte alle crescenti minacce ibride e convenzionali. Secondo Kubilius, un eventuale attacco russo diretto contro uno stabilimento di produzione di armamenti situato all'interno di un Paese membro dell'Alleanza Atlantica non potrebbe essere archiviato come un semplice atto di sabotaggio, ma rientrerebbe appieno nel campo di applicazione dell'Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico sulla difesa collettiva.

In risposta alle sollecitazioni giunte da Bruxelles, ambienti diplomatici dell'Alleanza hanno mantenuto una linea di cautela strategica, ricordando come la formulazione del meccanismo di mutua assistenza sia formulata in modo intenzionalmente flessibile per garantire un ampio margine di discrezionalità ed evitare di rivelare in anticipo le opzioni di risposta operativa a disposizione della NATO.

A conferma del rafforzamento del dispositivo di deterrenza lungo il fianco nord-orientale dell'Europa, il Pentagono ha confermato il dispiegamento strategico dei reparti dei Marines nel bacino del Mar Baltico. L'operazione rientra nell'ambito delle iniziative di sicurezza congiunte concordate con i Paesi baltici per garantire la vigilanza sulle rotte marittime e sulle infrastrutture critiche dell'area di fronte alla presenza militare di Mosca.

L'INTESA ECONOMICA TRA KIEV E L'UNIONE EUROPEA PER IL BIENNIO 2026-2027. Sul piano del sostegno economico e finanziario allo sforzo bellico ucraino, la giornata di ieri si è chiusa con il raggiungimento di un accordo quadro tra la dirigenza di Kiev e i vertici della Commissione Europea. Il negoziato ha definito le coperture necessarie per sostenere il bilancio e la difesa dell'Ucraina per le annualità 2026 e 2027, senza tuttavia prevedere nuovi impegni finanziari diretti a carico del bilancio comunitario rispetto a quanto già stanziato. In un comunicato diffuso al termine dei colloqui, le parti hanno confermato di aver “individuato i mezzi per coprire le esigenze di bilancio e di difesa dell'Ucraina per il 2026”, stabilendo il cronoprogramma per l'erogazione dei fondi legati al prestito da 90 miliardi di euro già deliberato dalle istituzioni europee. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso soddisfazione per l'intesa, sottolineando come sia stato concordato "il formato, la tempistica e le misure necessarie" per garantire la stabilità finanziaria dello Stato nel prossimo biennio.

I dettagli tecnici dell'intesa sono stati illustrati dal ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, il quale ha spiegato che la copertura del deficit, stimato da Kiev in circa 20 miliardi di dollari per l'anno in corso e in ulteriori 53 miliardi per il 2027, necessiterà di una combinazione di strumenti legali e finanziari. Tra le opzioni previste figura l'anticipazione di alcune tranche programmate per il 2027, la stipula di prestiti bilaterali e un coinvolgimento più incisivo dei partner extraeuropei.

Dalle stanze della Commissione Europea è stato tuttavia ribadito che l'erogazione della seconda tranche da 45 miliardi di euro, prevista per il 2027, rimarrà vincolata al rispetto delle riforme strutturali pattuite con le istituzioni internazionali. Contestualmente, Bruxelles ha rivolto un appello formale agli altri alleati internazionali affinché incrementino la quota di aiuti diretti, rilevando come le promesse di contributo dei Paesi non europei rimangano al momento inferiori alle necessità reali stimate dal governo ucraino. (2 OTT – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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