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direttore Paolo Pagliaro

PENSIONI, DURIGON:
ORA USCITA A 64 ANNI

PENSIONI, DURIGON: <BR> ORA USCITA A 64 ANNI

“Sulla previdenza la partita è aperta: non bastano 850 milioni”: lo afferma, in una intervista al Sole 24 Ore, il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, aggiungendo che la dote finanziaria “va aumentata” per “consentire l'uscita a 64 anni”. All'avvio del cammino parlamentare della manovra, l'esponente di governo preannuncia battaglia rivendicando l'identità del proprio partito: “Siamo la Lega di lotta e di governo, le pensioni sono un tema centrale per il nostro partito che infatti non ha votato la riforma Fornero, a differenza del Pd e dei nostri alleati, anche il ministro Giorgetti non si può esimere dal dare continuità a questa nostra battaglia storica”, “daremo battaglia perché venga accolta la nostra proposta sull'uscita a 64 anni. Le risorse possono bastare forse solo per il primo anno, ne servono di più per attuare la mini riforma delle pensioni. L'uscita a 64 anni è un'esigenza dei lavoratori di tutti i settori e serve anche per favorire il turnover con i giovani”. Sull'inefficacia degli incentivi al trattenimento in servizio, il sottosegretario osserva che “del bonus Giorgetti su 7.500 richiedenti solo in 1.100 ne hanno usufruito. C'è bisogno di ricambio generazionale di fronte alla sfida dell'IA e lotteremo in Parlamento per avere più risorse e più flessibilità in uscita”. Illustrando nel dettaglio le opzioni tecniche avanzate dal partito, l'esponente dell'esecutivo spiega che “proponiamo l'estensione dell'uscita anticipata a 64 anni già prevista per chi è nel contributivo puro, anche ai lavoratori del sistema misto. Oppure una nuova Quota 100 con uscita a 64 anni e 36 anni di contributi, in entrambi i casi con il ricalcolo contributivo dell'assegno pensionistico. Nel primo caso l'estensione riguarderà una platea potenziale di 80-90mila lavoratori nel 2027, invece Quota 100 dovrebbe incidere per poco meno di 55mila persone. Il costo dovrebbe aggirarsi sui tre miliardi e mezzo - quattro miliardi circa in tre anni”. Respingendo l'interpretazione secondo cui la rimodulazione delle perequazioni serva a coprire il fondo, Durigon assicura che “sono risorse diverse, anche perché gli 850 milioni del fondo per le pensioni sono lordi. L'indicizzazione potrebbe aver finanziato misure come il taglio strutturale del bollo auto”. Riguardo ai meccanismi di rivalutazione degli assegni, il sottosegretario ammette che “non c'è nulla di nuovo, anche altri governi hanno scelto di tagliare la rivalutazione delle pensioni sopra una certa soglia, penalizzando alcune fasce di reddito e consentendo un recupero pieno dell'inflazione solo fino a certi importi. Ma questa indicizzazione ce la siamo trovata, e non ha il nostro consenso”. Suggerendo una diversa destinazione dei risparmi ottenuti, il rappresentante del Ministero del Lavoro propone che “considerando che per effetto dell'alta inflazione sono aumentate le entrate dello Stato, ci sono più risorse. Il risparmio di spesa dovuto alla nuova indicizzazione delle pensioni andrebbe destinato a migliorare la perequazione per le pensioni più povere, ad esempio portando la rivalutazione al 120% per gli importi fino a 4 volte il trattamento minimo e per confermare la maggiorazione ai trattamenti minimi”. In conclusione, tracciando un bilancio complessivo del provvedimento economico, Durigon dichiara che “con la manovra si danno grandi risposte su temi importanti come sul carovita, ma c'è ancora parecchio da fare per dare di più alle pensioni, ai salari e ai giovani”. (3 nov - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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