Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

SMART WORKING PER 3,5 MILIONI, AUMENTA GAP GRANDI E PICCOLE IMPRESE

Lo smart working in Italia si stabilizza, ma cambia forma e aumenta il divario tra grandi e piccole imprese. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2026 sono 3,56 milioni i lavoratori da remoto in Italia, sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno (-0,3%) per effetto di dinamiche diverse tra le differenti tipologie di organizzazione. Infatti, si consolidano gli smart worker nelle grandi imprese (2,01 milioni, +3,6%), grazie a un leggero incremento nel settore finanziario e dei servizi; crescono nella PA (590mila, +6,3%), si riducono nelle PMI (455mila, -5,2%) e ancora di più nelle microimprese (-15,1%). Oggi praticamente tutte le grandi organizzazioni private italiane hanno una qualche iniziativa di Smart Working in corso: il 94% del totale. Una percentuale in continuità rispetto al 2025, anche se diverse stanno apportando modifiche al loro approccio: il 14% ha ampliato la popolazione aziendale coinvolta o il numero di giorni in cui è possibile lavorare da remoto, l'8% sta facendo il contrario, riducendo persone e giorni. Iniziative di Smart Working sono presenti nel 69% delle Pubbliche Amministrazioni, in cui la diffusione è sostanzialmente stabile (due punti in più rispetto all'anno scorso) con differenze però tra gli enti: pressoché totale nelle PA centrali, nelle regioni, in università ed enti di ricerca, eterogenea nelle altre tipologie.
Nelle PMI, invece, si riducono le iniziative di Smart Working: sono presenti nel 56% delle medie imprese (4 punti in meno rispetto allo scorso anno) e in appena il 27% delle piccole (in cui crollano, con 16 punti in meno). Ad eliminare lo Smart Working sono state soprattutto le realtà che lo avevano introdotto in modo informale, demandando l’organizzazione al semplice accordo tra lavoratore e responsabile, senza progetti strutturati. Oltre allo smart working, però, le organizzazioni stanno iniziando a sperimentare nuove forme di flessibilità. Circa un terzo delle grandi imprese oggi permette di accorpare le giornate da remoto e di lavorare a distanza per periodi prolungati (purché in Italia), una pratica utilizzata nell’ultimo anno dal 15% delle persone che lavorano da remoto. Una grande organizzazione su dieci sta sperimentando forme di settimana corta, cercando di superare difficoltà dovute alla necessità di riprogettare i processi e attività, oltre a prevedere la creazione di specifici accordi con i lavoratori.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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