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direttore Paolo Pagliaro

USA, IL REDDE RATIONEM
DEI REPUBBLICANI

USA, IL REDDE RATIONEM <BR> DEI REPUBBLICANI

“Penso che stia facendo un ottimo lavoro”. Così il presidente americano Donald Trump ai giornalisti durante una visita al cantiere della futura sala da ballo della Casa Bianca, liquidando le indiscrezioni su una rimozione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth. Eppure, dietro la difesa pubblica dell'inquilino della Casa Bianca si agita una resa dei conti senza precedenti. L'esito disastroso per i repubblicani delle urne nelle elezioni di metà mandato ha scosso gli equilibri di potere a Washington, trasformando la presidenza in un’effettiva anatra zoppa. “La guerra con l'Iran è la ragione per cui abbiamo perso”, ha dichiarato ieri senza mezzi termini il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, scaricando il peso del conflitto sull'esito elettorale e aprendo ufficialmente un aspro dibattito interno in vista delle presidenziali del 2028.

L’ADDIO ALLA LEADERSHIP DI MIKE JOHNSON. Le ripercussioni istituzionali della sconfitta si sono già palesate ai vertici del gruppo parlamentare: il presidente della Camera Mike Johnson ha comunicato al proprio staff che non si ricandiderà alla guida del Partito Repubblicano al Congresso, aprendo la strada a una dura lotta per la successione. La decisione del deputato suggella il fallimento di una complessa manovra elettorale. A metà del decennio, i Repubblicani avevano intrapreso uno sforzo storico per ridisegnare i distretti congressuali in diversi stati, puntando a mantenere il controllo della Camera dei Rappresentanti. Tale operazione era scattata quando il tycoon aveva ordinato ai legislatori del Texas di modificare le mappe elettorali per conquistare fino a cinque seggi aggiuntivi per il partito. Tuttavia, i tentativi di manipolazione dei distretti si sono trasformati in un boomerang politico: l'elettorato ha respinto la manovra e il Partito Repubblicano si è avviato a perdere sistematicamente tutti i distretti che aveva cercato di ridisegnare. L'ondata d'opposizione ha così consegnato la Camera ai Democratici, con stime che indicano una conquista tra 251 e 268 seggi.

IL REDDE RATIONEM TRA I REPUBBLICANI E LE PRESSIONI SU HEGSETH. Mentre l’inquilino della Casa Bianca sta disperatamente cercando di serrare i ranghi, all'interno del partito è esploso un vero e proprio redde rationem. Nelle analisi diffuse dai principali media americani emerge come la base e i vertici stiano cercando i “colpevoli della disfatta”: da un lato, l'amministrazione punta il dito contro i flussi economici sfavorevoli e la copertura mediatica; dall'altro, le fazioni più critiche accusano la linea oltranzista sulla politica estera di aver alienato l'elettorato moderato. In questo clima rovente, la posizione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth è diventata l'epicentro dello scontro. Il senatore democratico Mark Kelly ha espresso una posizione perentoria affermando che Hegseth “deve andarsene”, mentre nei corridoi di Capitol Hill si profilano richieste d'inchiesta e persino l'iniziativa di deputati repubblicani dissidenti pronti a promuovere mozioni di sfiducia formale. Diverse fonti vicine all'amministrazione indicano che l'inquilino della Casa Bianca ha privatamente interrogato i suoi consiglieri sulla permanenza in carica del Segretario, salvo poi frenare pubblicamente. Nelle ultime ore è emersa anche l'ipotesi che Pete Hegseth possa correre per il seggio al Senato lasciato libero dalla senatrice repubblicana Marsha Blackburn, eletta governatrice del Tennessee. Sollecitato sui rumor, il presidente americano ha sostenuto che il suo collaboratore “sarebbe molto popolare” al Senato, pur precisando di non essere formalmente a conoscenza di trattative in corso, mentre Blackburn non ha ancora sciolto le riserve sulle proprie intenzioni ufficiali. (5 NOV – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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