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direttore Paolo Pagliaro

FRIGO: COSTRETTO
A MORIRE IN SVIZZERA

FRIGO: COSTRETTO <BR> A MORIRE IN SVIZZERA

“Se l'Italia non mi concederà il suicidio assistito, andrò a morire in Svizzera. A Zurigo è già tutto pronto. Ma che paese crudele è il nostro che obbliga i propri cittadini malati ad emigrare per avere una morte dignitosa, mentre la politica fa i suoi giochi sulla nostra pelle?”: lo afferma, in un'intervista a La Repubblica, Roberto Frigo, ex imprenditore affetto da un raro tumore al cervello. “Ho grande difficoltà nel camminare, continue crisi epilettiche, lunghi momenti di semi incoscienza durante la giornata e dolori spesso insopportabili. Riesco però ad essere ancora autonomo, mi impongo ogni giorno di uscire di casa con il deambulatore. Voglio essere vivo fino alla fine” afferma. “Dicono che possiedo soltanto tre dei quattro requisiti previsti per ottenere la morte assistita. Cioè essere affetti da una malattia senza speranza, con condizione di sofferenza insopportabile ma in grado di intendere e di volere. Però non sono dipendente da sostegni vitali, come l'alimentazione artificiale, un respiratore, o l'assistenza assoluta, 24 ore al giorno da parte di altri. Quindi domanda respinta”, “il paradosso è che io chiedo di morire proprio perché è in quella situazione di dipendenza da mani esterne per tutte le mie funzioni primarie che io rifiuto di finire. Il solo pensiero mi è intollerabile”. Inoltre spiega che “giorno dopo giorno perdo autonomia. È il mio destino. Allora, prima che un ictus mi tolga la vista e la parola per poter chiedere fatemi morire, se l'Italia mi negherà questo diritto, andrò in Svizzera. Ho degli amici pronti ad accompagnarmi, insieme ai volontari dell'Associazione Coscioni, con cui condivido la mia battaglia. Non ho più tempo” e “non appena avrò ultimato alcune pratiche patrimoniali per mia madre e mia sorella, saluterò la vita. Non sono sposato e non ho figli e questo rende sicuramente più lieve la mia decisione. Certo avrei preferito morire qui, scherzando fino all'ultimo momento con i miei amici più cari. Purtroppo sarà impossibile: non solo la Asl ha bocciato la mia domanda, ora il governo ha anche impugnato la legge regionale. Sono proprio senza vergogna”. Infine, parlando dei suoi scritti spiega: “Parlo di me, di com'era la vita di prima, ma anche della mia scelta di mettere fine a questa vita. Ogni sera spero di morire nel sonno, senza dolore e nella pace che oggi mi è negata”. (6 nov - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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