La settimana a Montecitorio - Numero 126
dal 5 al 9 ottobre
Nella settimana dal 5 al 9 ottobre, i lavori dell’Aula della Camera sono stati interamente dedicati alla legge elettorale, giunta alla terza lettura e passata in via definitiva a scrutinio segreto. I sì sono stati 227, i no 164.
Un voto arrivato al termine di giornate convulse, col Governo che, per evitare gli incidenti di luglio, ha posto la fiducia sui primi tre articoli del testo cambiati dal Senato, gli unici sul tavolo in questa fase della navetta parlamentare. Si tratta delle norme che reintroducono le preferenze alla Camera e al Senato (bocciate proprio a Montecitorio nonostante il parere favorevole dell’Esecutivo) e introducono un nuovo collegio “italiano” nei Comuni di Bolzano e Laives. La fiducia è stata concessa in tutti e tre i casi con numeri molto simili a quelli del voto finale (dai 226 ai 228 sì), tra le proteste delle opposizioni.
La legge introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità in un numero fisso di seggi (70 alla Camera e 35 al Senato), che scatta solo quando la coalizione vincente supera il 42% dei voti. Altrimenti si va al proporzionale puro. Sono comunque previsti un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato e una soglia di sbarramento al 3%, anche se comunque i voti si sommeranno a quelli dei partiti rimasti al di sopra e le coalizioni potranno ripescare la prima delle loro liste rimasta al di sotto. Sono state però quadruplicate le firme necessarie per la presentazione delle liste: ne serviranno 6mila (e non più, come oggi, 1500) per i partiti non rappresentati in Parlamento alla data del 31 dicembre scorso. Per le componenti del Gruppo Misto (comprese +Europa e Futuro Nazionale) il tetto si riduce a 2mila sottoscrizioni. Ridotte infine le circoscrizioni Estero che da quattro diventano due alla Camera e solo una al Senato (ma il numero dei parlamentari eletti resta lo stesso). Tornano, come detto, le preferenze anche se con dei correttivi: ci sarà infatti un capolista bloccato e l’elettore potrà scegliere solo tre dei cinque candidati che lo accompagneranno sulla scheda. Le polemiche maggiori sono state sull’alternanza di genere, che non è prevista per i capilista bloccati ma solo per i candidati. Non c’è stato invece bisogno del voto di fiducia alla Camera per l’altra novità introdotta all’unanimità dal Senato, ossia la possibilità di votare fuori sede per i caregiver di familiari ricoverati in strutture sanitarie o assistenziali, che si aggiunge a quella, già prevista dal testo approvato in prima lettura, per motivi di studio, lavoro e cura.
Restano due dubbi di costituzionalità che potrebbero aprire a dei ricorsi davanti alla Consulta: uno più tecnico e uno più politico. Il primo riguarda il meccanismo di decurtazione dei seggi per la coalizione che ottiene il premio di maggioranza: nel caso di superamento del tetto massimo, i seggi verrebbero tolti da quelli ottenuti con metodo proporzionale e questo potrebbe essere in conflitto con la norma della Costituzione per cui il Senato viene eletto su base regionale. Il secondo riguarda l’indicazione del nome del candidato a premier già al momento della presentazione del programma, anche se sono state introdotte alcune modifiche che dovrebbero salvaguardare le prerogative del Presidente della Repubblica, l’unico che secondo la Costituzione ha il potere di nominare il presidente del Consiglio.
Superato lo scoglio della legge elettorale, la prossima settimana dovrebbero essere approvati i disegni di legge sulla protezione civile, sull’antisemitismo e sui caregiver. In programma anche i testi sulla riforma delle professioni sanitarie e sulla tutela dei negozi tradizionali nei centri storici, oltre al dibattito sulle Comunicazioni del Capo del Governo sul prossimo Consiglio europeo. Da segnalare infine che la Commissione Cultura ha approvato in via definitiva e in sede legislativa (non si passerà dunque dall’Aula) il disegno di legge che dichiara monumento nazionale il Palazzo Fortunato di Rionero in Vulture.





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