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OCCHETTO: IL PD TROVI
LA PROPRIA IDENTITA’

OCCHETTO: IL PD TROVI <BR> LA PROPRIA IDENTITA’

Achille Occhetto cambierebbe nome al Pd? “Ho sempre sostenuto che uno dei difetti della Svolta, nel 1989, fu che l'attenzione si concentrò sul cambio del nome del Pci, quando invece sostenevo che prima andavano definiti i contenuti del nuovo partito”, “il Pd prima dovrebbe capire cosa vuole fare, chi intende rappresentare. Qual è la sua identità? Non lo sa più”, “non ha alcun senso indire un congresso per decidere se stare con Conte o con Calenda. Il Pd deve capire come stare con sé stesso e con la società italiana. Altrimenti muore”. Così Achille Occhetto in una intervista a Repubblica. “C'è chi lo definisce un partito radicale di massa, che ha separato i valori dei diritti civili da quelli sociali. Ma per i primi bastano delle semplici dichiarazioni, per i secondi invece bisogna rimboccarsi le maniche ogni giorno nella pratica sociale. È esattamente quello che non è avvenuto”. II Pd è diventato antipatico? “Non c'è dubbio. E’ saltato l'equilibrio tra ragione e sentimento; la ragione della responsabilità e il sentimento verso le passioni forti. Il governismo è stata la sua vera malattia”, “nell'agenda Draghi ci sono cose positive ma l'errore di Letta è stato quello di fare suo il programma di unità nazionale, invece che proporne uno di suo, di sinistra”. Ed ora “si è parlato di scioglimento, ma io tradurrei questa proposta in positivo con l'avvio di un'ampia Costituente. Potrebbe avere due sbocchi: la nascita di una nuova formazione politica o un'alleanza tra soggetti diversi ma consapevoli che bisogna marciare uniti”. Ci sono analogie con la Bolognina? “No. Non c'era una crisi radicale della sinistra come adesso. Non feci abiure, capii però che col crollo del Muro tutto sarebbe cambiato”. (2 ott – red)

 

 

  Achille Occhetto cambierebbe nome al Pd? “Ho sempre sostenuto che uno dei difetti della Svolta, nel 1989, fu che l'attenzione si concentrò sul cambio del nome del Pci, quando invece sostenevo che prima andavano definiti i contenuti del nuovo partito”, “il Pd prima dovrebbe capire cosa vuole fare, chi intende rappresentare. Qual è la sua identità? Non lo sa più”, “non ha alcun senso indire un congresso per decidere se stare con Conte o con Calenda. Il Pd deve capire come stare con sé stesso e con la società italiana. Altrimenti muore”. Così Achille Occhetto in una intervista a Repubblica. “C'è chi lo definisce un partito radicale di massa, che ha separato i valori dei diritti civili da quelli sociali. Ma per i primi bastano delle semplici dichiarazioni, per i secondi invece bisogna rimboccarsi le maniche ogni giorno nella pratica sociale. È esattamente quello che non è avvenuto”. II Pd è diventato antipatico? “Non c'è dubbio. E’ saltato l'equilibrio tra ragione e sentimento; la ragione della responsabilità e il sentimento verso le passioni forti. Il governismo è stata la sua vera malattia”, “nell'agenda Draghi ci sono cose positive ma l'errore di Letta è stato quello di fare suo il programma di unità nazionale, invece che proporne uno di suo, di sinistra”. Ed ora “si è parlato di scioglimento, ma io tradurrei questa proposta in positivo con l'avvio di un'ampia Costituente. Potrebbe avere due sbocchi: la nascita di una nuova formazione politica o un'alleanza tra soggetti diversi ma consapevoli che bisogna marciare uniti”. Ci sono analogie con la Bolognina? “No. Non c'era una crisi radicale della sinistra come adesso. Non feci abiure, capii però che col crollo del Muro tutto sarebbe cambiato”

 

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