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Da Genova a Ischia
un Paese in frantumi

Da Genova a Ischia <br> un Paese in frantumi

di Salvatore Tropea

Hai voglia ad avvertire che Odoacre è seduto davanti alla porta. La politica italiana preferisce confidare in Romolo Augustolo e illudersi che l’impero romano resisterà ai barbari e tutto continuerà come prima. Il ponte di Genova, la funivia del Mottarone, la Calabria sott’acqua, il disastro delle Marche, la riedizione delle tante Casamicciola sparse dallo Stelvio a Pachino non la smuovono mantenendola anzi inchiodata al format del lutto cittadino come risposta, con seguito di litanie sulla tutela del paesaggio. Il suo è un vivere nel presente come calcolato rifugio contro ogni dovere di intervento, indipendentemente dal colore partitico.
Sono decenni che si sente ripetere io non c’ero, io l’avevo detto, io ho votato contro il condono (non si capisce quale, vista la frequenza), io ero all’opposizione e via elencando, senza il benchè minimo senso del pudore. Ora, dire che il fenomeno è decennale è solo un gentile eufemismo. Il disprezzo dell’ambiente, la scarsa attenzione all’uso e all’abuso del territorio, l’assenza di qualsivoglia forma di rispetto per gli altri ancor prima che per sè stessi fanno parte del costume italiano in una misura sconosciuta in altri paesi civili. Il tutto accompagnato dalla consapevolezza, spesso dalla complicità, dei sindaci e delle autorità competenti che si sono adattati alla pietosa regola del così fan tutti, in moltissimi casi senza preoccuparsi, ammesso che ci siano le competenze, di attrezzarsi con qualcosa che rassomigli a un piano regolatore.
Hanno assistito e continuano a farlo alla devastazione del paese, dalle spiagge alle montagne, città e paesi dal centro alle periferie: a portata di mano la fusciacca da indossare per andare a piangere le vittime, depositare fiori, recitare frasi di circostanza nel susseguirsi dei disastri. Comunque pronti a sponsorizzare un nuovo condono, ovvero il perdono in cambio di qualche euro in un perpetuarsi del “futti, futti, ca dio perdona a tutti”.
Ai tempi della prima repubblica, non quella di Giuseppe Romita che fece costruire l’Autosole in dieci anni, era una pratica elettorale: permettere ai sindaci di lasciare mano libera per poi ottenere in cambio qualche manciata di voti. Ma questo andazzo non è cambiato per niente negli anni a venire. Anzi si è sempre più intensificato e diffuso, cambiando nome e falsificando le motivazioni, invocando lo stato di necessità finanziaria e assicurando sempre che sarebbe stata l’ultima volta, Ben sapendo che non sarebbe stato così, senza contare le insperate scusanti del Covid o di altri eventi.
Del resto basta ricordare quel che è successo quando Draghi ha provato a dare un qualche ordine all’uso delle spiagge per avere un’idea di come vanno le cosa in Italia. Dove, come ricordava in questi giorni un ex procuratore generale di Roma tenace persecutore dei misfatti paesaggistici partenopei, tra la richiesta di abbattimento di un immobile fuori legge e la sua esecuzione, passano quindici anni. Che poi vuol dire che Odoacre non deve aspettare ancora molto.

(© 9Colonne - citare la fonte)