All’interno della cornice suggestiva della Basilica di San Celso a Milano, a partire da ieri 12 gennaio fino al 3 febbraio, si svolgerà la mostra “Epta - Sette” dell’associazione culturale no profit Isorropia Homegallery, un’occasione per indagare le forme dell’arte in dialogo con la contemporaneità del digitale, attraverso sette artisti selezionati dall’associazione in occasione del primo premio d’arte virtuale internazionale Art Rights Prize, organizzato dall’Associazione Culturale AB Factory da un’idea di Andrea Concas, founder di Art Rights. L’esposizione presenta le opere degli artisti Federica Belli, Federica Cogo, Salma Eltoukhy, Alex Frost, Christine Kettaneh, Marjan Moghaddam e Paolo Treni, che interagiscono con i suggestivi ambienti di un luogo sacro attraverso pittura, fotografia, videoarte e NFT. Il nome della mostra non solo rappresenta il numero degli artisti selezionati, ma è un diretto riferimento agli elementi stessi dell’arte: linea, forma, dimensione, spazio, consistenza, valore e colore. (gci)
IL MEMORIALE DI CONGDON, ARTISTA E AMBULANZIERE A BERGEN-BELSEN
In occasione della Giornata della Memoria 2023, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi (AN), in collaborazione con The William G.Congdon Foundation, con il patrocinio della Regione Marche, della Missione Diplomatica degli Stati Uniti in Italia, Fondazione Intercultura onlus e del Memoriale della Shoah di Milano, presenta da oggi 13 gennaio fino al 19 febbraio, presso la sede espositiva di Palazzo Bisaccioni a Jesi, la mostra "William Congdon. In The Death of One. Artista e ambulanziere nell'inferno di Bergen-Belsen / maggio 1945". L'esposizione, a cura di Rodolfo Balzarotti e Francesco Gesti con il coordinamento di Mauro Tarantino, vuole dare spazio alla testimonianza del celebre pittore americano William Congdon, che operò in qualità di ambulanziere dell’American Field Service nel terribile campo di concentramento di Bergen Belsen appena liberato dalle truppe inglesi. Tra la fine dell’aprile e la fine del maggio del 1945, infatti, William Congdon lavorò al recupero dei sopravvissuti del campo di concentramento di Bergen Belsen, assistendo in prima persona all'orrore dell'Olocausto: un'esperienza che lo segnò tanto in profondità da essere determinante nella sua decisione di dedicarsi alla pittura. Ai volti che vide, Congdon tentò di dare una forma attraverso testi e schizzi raccolti in un diario, in seguito rielaborato in un dattiloscritto dal titolo "In the Death of One", una sorta di memoriale delle sue campagne militari, che culminava, nell'ultima parte, in una serie di descrizioni di momenti e figure particolarmente strazianti del Campo di Belsen. Il testo, che rappresenta una preziosissima e rara documentazione dell'impatto che questo fenomeno inaudito ebbe sui primi soccorritori, e che l’artista avrebbe voluto vedere pubblicato insieme ai numerosi disegni eseguiti sul posto, rimase di fatto inedito, e lo è tutt'oggi, salvo alcune sezioni pubblicate di recente sulla rivista "Italian Poetry" della Columbia University. La mostra ha come filo conduttore proprio quest'opera di Congdon, di cui sono riportate alcune pagine originali, a cui si aggiungono una serie di disegni, opere a olio, testi e documenti che testimoniano quest'esperienza di guerra. (gci)
ROMA: PROROGATA "FACE OF A WOMAN, HEAD OF A CHILD"
Prorogata fino al 31 gennaio la mostra "Face of a Woman, Head of a Child", che presenta un nuovo corpus di opere di Karin Kneffel alla galleria Gagosian di Roma. Iniziata l'11 novembre 2022, nell'esposizione l'artista affronta per la prima volta la figura umana. Si tratta della sua terza mostra con la galleria e la sua prima personale a Roma a venticinque anni dalla sua residenza all'Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo. Karin Kneffel è nata nel 1957 a Marl, in Germania, e ha studiato presso la Staatliche Kunstakademie di Düsseldorf tra il 1981 e il 1987. Vive e lavora a Düsseldorf ed è docente di pittura presso la Kunstakademie di Monaco. (gci)
"LA FORMA DELLE PAROLE": STEFANO MARIO ZATTI AD ARZIGNANO (VI)
Atipografia presenta, negli spazi della galleria ad Arzignano (VI), la mostra "La forma delle parole", personale dell'artista veneto Stefano Mario Zatti, a cura di Robert Philips e Matilde Nuzzo, aperta dal 21 gennaio al 26 febbraio. La mostra esplora parte del percorso artistico di Stefano Mario Zatti proponendo nuove e diverse chiavi di lettura della sua opera. Le opere esposte saranno accompagnate da uno scritto che racconta, in forma poetica ma anche critica, le complesse interazioni che portano alla genesi delle opere dell'artista, mostrando frammenti di memorie che riaffiorano, luoghi dimenticati, ricordi lontani che sono restituiti al lettore come metafore di un percorso difficilmente raccontabile con altri mezzi. Lo scritto è stato pensato e redatto in forma di colloquio a più voci tra l'artista, Elena Dal Molin e i curatori dell'esposizione. Stefano Mario Zatti, nato a Padova nel 1983, vive in provincia di Venezia. Le sue opere nascono dallo studio delle tradizioni spirituali dell'uomo. Con il progetto Riserva Artificiale, ha partecipato a diverse mostre. (gci)
GLI SCATTI DI DANIELA DE LORENZO A FIRENZE CON "ALBEDO O CHIARDILUNA"
Crumb Gallery a Firenze inaugura la programmazione espositiva del 2023 con "Albedo o chiardiluna", un progetto inedito realizzato appositamente per l'occasione dall'artista Daniela De Lorenzo, in mostra da oggi 13 gennaio fino all'11 marzo. Al centro di questa serie fotografica, Daniela De Lorenzo pone l'iconografia di un'opera quattrocentesca quale "San Giorgio e la principessa" di Paolo Uccello. De Lorenzo si muove all'interno del quadro: taglia, rimonta, sostituisce, fa slittare i piani sottostanti, alterando i personaggi e gli elementi paesaggistici, come in un montaggio cinematografico. In ognuna delle dodici fotografie, di cui si compone questo progetto, l'artista alza il velo sul visibile e sul rappresentato, ne scompone l'ordine, i campi visivi, ci mette davanti a una lettura diversa, a un'altra percezione, ne illumina le parti nascoste, a dimostrare che il reale, o quello che crediamo tale, non è mai uguale. Le immagini disposte sulle pareti si relazionano e si completano con "sonni", un'opera composta da due piccole sculture in gesso con cera e pigmenti, collocate al centro della stanza. Daniela De Lorenzo vive e lavora a Firenze. Attiva dalla metà degli anni '80, inizia la sua ricerca ponendosi ai margini della scultura. Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1988, inizia un percorso, volto ad un’analisi temporale ed identitaria, supportata innanzitutto dalla scultura, ma che a partire dal 1995 instaura un rapporto costante con la fotografia. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche, tra cui: Galleria d'Arte Moderna di Bologna, Museo Luigi Pecci di Prato, PAC di Milano, Neue Galerie di Graz, Masi di Lugano, Centro del Carmen di Valencia, Museo degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale e il Maxxi di Roma. (gci)





amministrazione