Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

I capolavori surrealisti al Mudec di Milano

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Il Surrealismo non fu solo uno stile, un movimento artistico, quanto piuttosto un atteggiamento, un modo alternativo di essere e concepire il mondo. La mostra "Dalì, Magritte, Man Ray e il Surrealismo. Capolavori dal Museo Boijmans Van Beuningen" vuole cogliere questo spirito, al Mudec di Milano dal 22 marzo al 30 luglio, in collaborazione con il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, su curatela di Els Hoek con la consulenza scientifica di Alessandro Nigro. L'esposizione presenta 180 opere tra dipinti, sculture, disegni, documenti e manufatti, tutte provenienti dalla collezione del museo Boijmans Van Beuningen, uno dei più importanti musei dei Paesi Bassi, in dialogo con alcune opere della Collezione Permanente del Museo delle Culture. Il Museo Boijmans Van Beuningen possiede una collezione di arte surrealista unica e famosa in tutto il mondo, che annovera artisti come Salvador Dalì, Max Ernst, René Magritte e Man Ray, approfondendo con focus verticali anche le tecniche, gli stili e i materiali, così da riflettere i metodi e le idee di lavoro dei surrealisti. Oltre a dipinti, oggetti e opere su carta, la collezione comprende anche numerosi libri rari, periodici e manifesti di importanti artisti e scrittori surrealisti. La scelta di curare una mostra per il Mudec ha portato a una selezione della collezione, con un focus particolare sull'interesse dei surrealisti per le culture non occidentali. L'ampia selezione di capolavori presentati nella mostra racconta al visitatore quali fossero le principali premesse e motivazioni dei surrealisti: utilizzando oggetti trovati, tecniche automatiche o regole simili a giochi, gli artisti tentarono di escludere il razionale, nella speranza di creare uno shock poetico che avrebbe cambiato il mondo. (gci)

LA COLLEZIONE STRADA CONQUISTA VIGEVANO (PV)

La più antica delle Scuderie del Castello Sforzesco di Vigevano (PV) ospiterà, dallo scorso 10 febbraio fino al 4 dicembre 2023, l'esposizione completa della collezione Strada, recentemente acquisita dal Ministero della Cultura e da questo affidata al Museo archeologico nazionale della Lomellina a Vigevano, che la espone nella mostra "La Collezione Strada" curata da Emanuela Daffra, Rosanina Invernizzi, Elisa Grassi e Stefania Bossi. L'iniziativa è promossa e organizzata dalla Direzione regionale Musei Lombardia (direttore Emanuela Daffra) e dal Museo Archeologico Nazionale della Lomellina (direttore Stefania Bossi), con progetto di allestimento e grafica di Angelo Rossi e Giulia Camozzi, con il sostegno della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese e della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura. L'acquisizione al patrimonio dello Stato è avvenuta a seguito di un esproprio per pubblica utilità, reso possibile dal decennale lavoro dell’ora Soprintendenza ABAP per le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Varese, con l’appoggio determinante della Direzione Generale Archeologia, belle arti e paesaggio, per garantire la conservazione unitaria, lo studio e l’esposizione al pubblico della collezione raccolta da Antonio Strada (1904-1968), custodita fino al 2021 nel Castello di Scaldasole, dimora di famiglia. Dopo il periodo di esposizione, i reperti della Collezione Strada, selezionati, diverranno parte integrate del percorso museale del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina. Si tratta di una raccolta importante, costituita da 260 oggetti appartenenti ad un arco cronologico che va dalla preistoria all'età rinascimentale, ma particolarmente ricca in relazione all'età della romanizzazione della Lomellina (II-I secolo a.C.) e alla prima epoca imperiale (I-II secolo d.C.). "Tutti i reperti della Collezione - spiega Stefania Bossi, direttrice del Museo - saranno esposti in un'unica sala che verrà caratterizzata, anche dal punto di vista grafico e visivo, rispetto agli altri spazi museali. L'allestimento sarà concepito in modo da enfatizzare i pezzi più importanti, gli altri reperti saranno raggruppati per tipologie. I pannelli guideranno il visitatore evidenziando non solo la sequenza di lettura dei reperti, ma anche le reciproche connessioni con il resto della collezione museale". Nelle parole di Emanuela Daffra, direttore regionale Musei della Lombardia, "questa esposizione completa è, insieme, il passaggio intermedio di un percorso e l’apice ‘pubblico’ della collezione. Dopo l’anteprima, che ha immediatamente offerto ai nostri visitatori i reperti più importanti ed integri, questa mostra è voluta per permettere a studiosi e appassionati di conoscere la totalità dei pezzi, tutti restaurati per l’occasione. Sarà un affondo importante sulla storia del collezionismo privato in Lomellina, che ora giunge ad arricchire il patrimonio collettivo e la storia del territorio. Anche per questo abbiamo voluto una ampia durata ed una ricca serie di attività per pubblici diversi. Al termine della mostra, con cognizione di causa, i nuclei più significativi confluiranno nell’esposizione permanente del museo imponendone una rilettura, a testimonianza di come il patrimonio archeologico non sia immobile". (gci)

LE OPERE DI EDMONDO BACCI ALLA PEGGY GUGGENHEIM DI VENEZIA

La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia incontra l'arte di Edmondo Bacci: dal 1° aprile al 18 settembre la Collezione ospiterà la mostra "Edmondo Bacci. L'energia della luce", a cura di Chiara Bertola, responsabile del programma di arte contemporanea della veneziana Fondazione Querini Stampalia. Con circa 80 opere tra dipinti e disegni inediti, molte delle quali mai esposte prima, provenienti dall’Archivio Edmondo Bacci, da collezioni private e musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art di New York e l'Art Museum di Palm Springs, si tratta della prima e più esaustiva personale dedicata all'artista veneziano Edmondo Bacci (1913-1978). La mostra si inserisce nella tradizione espositiva del museo che, da anni, accanto a esposizioni di respiro internazionale, ospita rassegne volte a celebrare i protagonisti della scena artistica nazionale del secondo dopoguerra, quali Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Tancredi Parmeggiani, Osvaldo Licini, e ora Bacci. L'esposizione intende approfondire la parte più lirica dell'opera di Bacci, nel momento più internazionale della sua carriera, gli anni Cinquanta, quando, già affermato negli ambienti espositivi legati allo Spazialismo e tra gli artisti contemporanei più innovativi a livello nazionale, viene notato da Peggy Guggenheim ed emerge evidente agli occhi della critica tutta la novità del suo dipingere, la forza generativa del colore, la rottura dei piani spaziali e il ritmo circolare della pennellata. Inoltre, il percorso espositivo propone una serie di opere fondamentali per comprendere l’evoluzione del suo linguaggio, che tanto colpì la mecenate americana, nonché Alfred Barr, allora direttore del Museum of Modern Art di New York, che acquistò dall'artista "Avvenimento 13 R", del 1953. La tela, oggi parte della collezione del museo newyorkese, ritorna eccezionalmente in Italia, per essere esposta per la prima volta al pubblico. La mostra è accompagnata da un ricco catalogo illustrato, edito da Marsilio Arte, con saggi della curatrice Chiara Bertola, Martina Manganello, Barry Schwabsky, Toni Toniato, Riccardo Venturi. "Edmondo Bacci. L’energia della luce" è realizzata grazie al sostegno di Lavazza Group in qualità di Institutional Patron della Collezione Peggy Guggenheim. (gci)

RIAPRONO AL PUBBLICO I DEPOSITI DELLA GALLERIA BORGHESE

Torna a splendere sotto gli occhi degli ospiti la bellezza nascosta al piano della Pinacoteca della Galleria Borghese di Roma. Da ieri 23 febbraio fino al 5 maggio riaprono infatti i depositi della Villa voluta da Scipione Borghese, allestiti come una quadreria, offrendo un’occasione unica per ammirare interessanti capolavori solitamente chiusi e visitabili solo su prenotazione. Si tratta di circa 260 dipinti, ordinati per scuole di pittura e per aree tematiche, che non trovano posto nei piani espositivi del museo per via del rinnovamento, strutturale e decorativo, con cui nel tardo Settecento Marcantonio IV Borghese modificò l’assetto originale del museo voluto dal cardinale Scipione, iniziatore della collezione nei primi del Seicento. Il pubblico potrà così apprezzare una delle peculiarità dei depositi della Galleria Borghese, passeggiando attraverso un’organizzazione simile a quella di una vera e propria pinacoteca: tra i tesori custoditi nella parte nascosta della Galleria Borghese ci si può imbattere nella copia di un dipinto di Sebastiano del piombo, una “Maddalena” di Correggio, o ancora nelle “Tre età dell’uomo” di Tiziano riprodotta da Sassoferrato. Questi spazi un tempo chiusi, inaccessibili e sconosciuti ai più, diventano così luoghi aperti e accoglienti, in grado di svelare opere di grande valore artistico restituendo la storia della collezione, dell’edificio e del gusto che ha attraversato varie epoche. L’iniziativa è gratuita, ma l’ingresso ai depositi non dà diritto alla visita del museo. (gci)

PER LA PRIMA VOLTA A MILANO LA "CROCIFISSIONE" DI MASACCIO

Per la prima volta a Milano uno dei più importanti capolavori dell'artista che rivoluzionò la pittura del Quattrocento italiano. Dallo scorso 22 febbraio fino al 7 maggio, infatti, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini ospiterà una delle opere più importanti di Masaccio (San Giovanni Valdarno 1401 - Roma 1428), la "Crocifissione", su curatela di Nadia Righi, direttore del Museo Diocesano di Milano, e Alessandra Rullo, conservatore del dipartimento dipinti e sculture del XIII, XIV e XV secolo del Museo e Real Bosco di Capodimonte. L'esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Milano ed è dedicata ad Alberto Crespi, raffinato collezionista recentemente scomparso che ha donato nel 1999 al Museo Diocesano la sua importante raccolta di quarantuno opere su fondo oro. La "Crocifissione", oggi conservata al Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, è una tavola un tempo cuspide del polittico realizzato nel 1426 su commissione del notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto per la sua cappella nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa, poi smembrato già alla fine del XVI secolo. L'allestimento, curato dagli architetti Alessandro Colombo e Paola Garbuglio, comprende un'installazione video che ricostruisce a grandezza naturale l'impianto del polittico. Della configurazione originale, undici pannelli sono stati rintracciati grazie alla descrizione che ne aveva fatto Vasari nella seconda edizione delle "Vite" in vari musei del mondo, come la National Gallery di Londra, lo Staatliche Museen di Berlino, il Museo Nazionale di Pisa o il Getty Museum di Malibu, mentre altri pannelli risultano invece ancora dispersi. Per l'occasione, nella sezione dei Fondi Oro Collezione Crespi del Museo Diocesano di Milano, alcuni apparati storico-artistici approfondiranno la storia della collezione e la tecnica del fondo oro. Accompagna la mostra un catalogo Dario Cimorelli editore. I tendaggi in seta, che arricchiscono l'allestimento e che esaltano la bellezza dell'opera di Masaccio, sono stati messi a disposizione da Cocccon, grazie a Studio Ciuffreda-Guardini. Nell'ottica di una sostenibilità condivisa, è stata riutilizzata parte dei tessuti impiegati per la mostra "La Carità e la Bellezza" che si è tenuta lo scorso dicembre a Palazzo Marino a Milano. I teli sono realizzati in seta definita "non violenta" perché ottenuta tramite un procedimento particolare che viene avviato solo dopo la trasformazione del baco in farfalla, evitando di interromperne la metamorfosi. In tal modo viene preservata la vita dei bachi che non vengono soppressi per ottenere una quantità maggiore di filato. (gci)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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