Oltre 50 scatti realizzati da Fabrizio Spucches per Fondazione CESVI raccontano un anno di guerra in Ucraina e la carestia del Corno d'Africa. Bergamo, città "gemella" di Bucha e Capitale italiana della cultura, ospita la mostra che fa emergere due delle più grandi problematiche sociali dei nostri giorni, dal titolo "The last drop", di Fabrizio Spucches per Fondazione CESVI, curata da Nicolas Ballario e patrocinata dall'AICS, l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, visitabile dal 24 febbraio scorso fino al 26 marzo al Chiostro di Santa Marta. L'incantevole location è messa a disposizione da Intesa Sanpaolo che, da subito, ha sostenuto gli interventi umanitari di CESVI in Ucraina, anche quello a Bucha. Il percorso espositivo mette a nudo la contemporaneità da un punto di vista completamente nuovo, un presente che è incomprensibile e catastrofico allo stesso tempo, che racconta la disperazione africana e una guerra che si combatte ormai da un anno. "È importante che CESVI, seriamente impegnata sui fronti di guerra e in molte altre situazioni emergenziali, riesca a raccontare con le immagini i tanti luoghi del mondo in cui porta ogni giorno la solidarietà italiana - ha dichiarato Nadia Ghisalberti, assessora alla Cultura, Turismo e Tempo libero della città di Bergamo - Una mostra fotografica arriva dritta alla coscienza delle persone, sensibilizzando il pubblico ai temi fondamentali della nostra contemporaneità, come la guerra in Ucraina e la carestia nel Corno d’Africa. Due drammi umanitari che, apparentemente lontani tra loro, si scoprono in stretta connessione, mettendo in evidenza come le fragilità dell’uomo siano le medesime in ogni angolo della Terra, quando vengono a mancare le più basilari condizioni di sopravvivenza e diritti". "Siamo onorati di poter accogliere il lavoro di Fabrizio Spucches per Fondazione CESVI negli spazi del nostro suggestivo Chiostro di Santa Marta, una mostra capace di stimolare la riflessione sui toccanti e tragici temi sociali che la guerra porta con sé - commenta Gianluigi Venturini, direttore regionale Lombardia Nord Intesa Sanpaolo - Insieme a CESVI, con la quale collaboriamo da tempo, abbiamo avviato progetti per attenuare le emergenze sociali nel territorio orobico, anche grazie alla generosità dei bergamaschi, sostenendo associazioni e organizzazioni non profit. Sempre a fianco di CESVI abbiamo aiutato la popolazione ucraina e a Bergamo abbiamo accolto i dipendenti di Pravex Bank e le relative famiglie costrette a lasciare il loro paese a causa della guerra". (gci)
LA MODA INCONTRA L'ARTE A FORLI'
La moda incontra l'arte a Forlì. Tintoretto, Francesco Hayez, Giovanni Boldini, Henry Matisse, Josef Hoffmann, Giacomo Balla, Piet Mondrian, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Damien Hirst, insieme con Charles Frederick Worth, Ventura, Mariano Fortuny, Paul Poiret, Salvatore Ferragamo, Coco Chanel, Germana Marucelli, Valentino Garavani e Pierpaolo Piccioli, Giorgio Armani, Christian Dior di John Galliano, Gucci, Prada, Tom Ford, Cristobal Balenciaga: sono soltanto alcuni dei 100 artisti e dei 50 stilisti e couturier protagonisti di "L'arte della moda. L'età dei sogni e delle rivoluzioni, 1789 - 1968", la grande mostra ideata e realizzata da Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì negli spazi del Museo Civico San Domenico, aperta dal 18 marzo al 2 luglio. Diretta da Gianfranco Brunelli e curata da Cristina Acidini, Enrico Colle, Fabiana Giacomotti e Fernando Mazzocca, l'esposizione è dedicata all'affascinante rapporto fra arte e moda lungo un periodo di tre secoli: dall'Ancien Régime al secondo Novecento. La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Comune di Forlì e il Museo Civico San Domenico, ed è frutto del lavoro del prestigioso comitato scientifico presieduto ad honorem da Antonio Paolucci e composto da Marco Antonio Bazzocchi, Silvia Casagrande, Simona Di Marco, Fabriano Fabbri, Mario Finazzi, Gioia Mori, Francesco Parisi, Paola Refice, Giorgio Restelli, Stefania Ricci, Ines Richter, Chiara Squarcina e Ulisse Tramonti. Si tratta di un percorso espositivo di confronti che comprende oltre 300 opere, tra quadri, sculture, accessori, abiti d'epoca e contemporanei, e un periodo che va dal Settecento attraversano la Rivoluzione francese, il Romanticismo, la Macchia, l'Impressionismo, il Simbolismo e tutte le Avanguardie novecentesche fino a oggi, identificando un rapporto tra arte e moda dove la prima rispecchia, crea e si fa moda e quest'ultima appartiene definitivamente alle arti. Accompagnato dal catalogo edito da Dario Cimorelli Edizioni, il progetto espositivo, curato dall'architetto Alessandro Lucchi, si è avvalso della preziosa collaborazione dei più importanti musei d'arte, degli archivi, dei musei e maison di moda. L'esposizione forlivese porta in Italia, infatti, capolavori provenienti da importanti istituzioni museali internazionali tra le quali il Musée d'Orsay di Parigi, la Galleria Belvedere di Vienna, il Musée d'Art et d'Histoire di Ginevra, la Klimt Foundation e il MAK- Museum of Applied Arts, di Vienna, la Galerie Neue Meister di Dresda, Le Domaine de Trianon - Château de Versailles, il Kunstmuseum de l'Aia, il Museum National di Cracovia e il Castello Reale di Varsavia. Prestigiosi anche i prestiti degli abiti e degli accessori provenienti da importanti istituzioni e fondamentali case di moda. Inoltre, anche per questa mostra si conferma la collaborazione avviata nel 2014 tra la Fondazione e Mediafriends, l'Associazione Onlus di Mediaset, Mondadori e Medusa, grazie alla quale una parte del biglietto di ingresso alla mostra verrà devoluto per sostenere il progetto "Scuola di Vita", rivolto a ragazze e ragazzi che non hanno ancora trovato una strada. Confermata anche la partnership con Sky Arte che dedicherà alla mostra uno speciale televisivo prodotto da EGE Produzioni. (gci)
A CASALE MONFERRATO (AL) LE OPERE DI MARIA VITTORIA BACKHAUS
Nella primavera del 2023, l'anno d'intermezzo della Biennale di Fotografia di Casale Monferrato (AL), il Comune di Casale Monferrato e il direttore artistico Mariateresa Cerretelli annunciano la prima stagione del Middle MonFest con una grande esposizione dedicata alla personalità creativa di Maria Vittoria Backhaus, dai suoi esordi negli Anni Settanta al contemporaneo. Dal 31 marzo all'11 giugno, infatti, le sale del secondo piano del Castello a Casale Monferrato ospiteranno la mostra "Maria Vittoria Backhaus. I miei racconti di fotografia oltre la moda", curata da Luciano Bobba e Angelo Ferrillo con la direzione artistica di Mariateresa Cerretelli. Si tratta di una mostra antologica per scoprire un'autrice sperimentale e rivoluzionaria per i tempi, animata da un'attenzione quasi maniacale per l'estetica e per la finezza delle fotografie e sempre un passo avanti rispetto alla classicità delle immagini nelle riviste patinate o nelle campagne pubblicitarie dagli anni '70. Con una rilettura inedita di un archivio sterminato e ricchissimo, la mostra prende in esame i vari temi forti di Maria Vittoria Backhaus: dalla moda agli accessori, passando per gli still-life, il design, la natura, le statuine, i collage e le composizioni scenografiche costruite con miniature di edifici e pupazzi. Più di quarant'anni di fotografia dove tra reportage e ritratti spiccano quelli sugli abitanti di Filicudi, l'isola amata dalla fotografa e, più di recente, su Rocchetta Tanaro e la sua gente monferrina. "Ho lavorato - afferma l'autrice - con tutti i formati possibili delle macchine fotografiche analogiche, dal formato Leica ai grandi formati con il soffietto sotto il panno nero 20 x 25. Stavano tutte in un grande armadio nel mio studio. Mi piacevano anche come oggetti, così le ho anche ritratte. Ho dovuto imparare tutte le diverse tecniche per poterle usare, acquisite ma dimenticate al momento dello scatto per concentrarmi sul racconto della fotografia". Il Middle MonFest 2023 si estenderà con "Fotografia in vetrina" nella Sala Marescalchi, con i commercianti di Casale Monferrato messi in posa dagli studenti dell'Istituto Leardi, seguendo lo stile di Francesco Negri. Chi conosce la città, i suoi negozi, i bar, i caffè e i locali, potrà riconoscere, in un percorso virtuale attraverso le vie principali, tanti volti di esercenti che con la loro attività nutrono il tessuto economico di Casale Monferrato, riuniti in una raccolta di ritratti in bianco e nero nella sala Marescalchi. Una galleria da visitare nello stesso periodo del Middle Monfest 2023, realizzata con la cura di Ilenio Celoria. (gci)
“I MACCHIAIOLI” PROROGATA AL 19 MARZO
La mostra “I Macchiaioli” a cura di Francesca Dini, storica dell’arte ed esperta tra le più autorevoli di questo movimento, aperta a Palazzo Blu di Pisa lo scorso 8 ottobre 2022 e con chiusura prevista per il 26 febbraio, è stata prorogata fino a domenica 19 marzo. La decisione, visto l’andamento straordinario dell’esposizione, visitata da oltre 85 mila visitatori, con una previsione che sfiora i 100mila per la data del 26 febbraio e con sold out per le visite guidate alle scolaresche tutte le mattine, è stata presa congiuntamente dagli organizzatori (Fondazione Palazzo Blu e MondoMostre), in accordo con la Fondazione Pisa, e grazie alla gentile concessione dei prestatori coinvolti nel progetto. La proroga è stata pensata per consentire ad un maggior numero di pubblico la possibilità di visitare una delle più importanti retrospettive sul movimento dei Macchiaioli mai presentate in Italia. L’esposizione ripercorre l’evoluzione e insieme rivoluzione dei Macchiaioli, che hanno dato vita a una delle più originali avanguardie nell’Europa della seconda metà del XIX secolo. Nello specifico, si tratta di una retrospettiva di oltre 120 opere, per lo più capolavori provenienti da collezioni private, solitamente inaccessibili, e da importanti istituzioni museali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, di Milano, la Galleria d’Arte Moderna - Musei di Genova Nervi e la Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il catalogo della mostra è edito da Skira Editore. Il termine “Macchiaioli” fu coniato nel 1862 da un recensore della Gazzetta del Popolo, che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine a un rinnovamento in chiave antiaccademica della pittura italiana. L’accezione ovviamente era dispregiativa e giocava su un particolare doppio senso: darsi alla macchia, infatti, significa agire furtivamente, illegalmente. (gci)
A TORINO GLI SCATTI DELLA LEGGENDARIA FOTOGRAFA EVE ARNOLD
Dopo il grande successo di Robert Doisneau, CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia di Torino propone, dallo scorso 25 febbraio fino al 4 giugno, un’altra leggenda della fotografia del XX secolo: Eve Arnold, la fotografa americana che ha saputo raccontare il mondo con un “appassionato approccio personale”, nella mostra “Eve Arnold. L’opera, 1950-1980”, curata da Monica Poggi e realizzata in collaborazione con Magnum Photos. L’esposizione si compone di circa 170 immagini, di cui molte mai esposte fino ad ora, e presenta l’opera completa della fotografa, prima donna insieme a Inge Morath a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos nel 1951, a partire dai primi scatti in bianco e nero della New York degli anni Cinquanta fino agli ultimi lavori a colori, realizzati alla fine del secolo. Le opere selezionate affrontano temi e questioni come il razzismo negli Stati Uniti, l’emancipazione femminile e l’interazione fra le differenti culture del mondo. La sua fama planetaria, tuttavia, è senza dubbio legata ai numerosi servizi sui set di film indimenticabili, dove ha ritratto le grandi star del periodo da Marlene Dietrich a Marilyn Monroe, da Joan Crawford a Orson Welles. Gli scatti più noti sono quelli che hanno come soggetto Marilyn Monroe, con la quale stringe un vero e proprio sodalizio artistico dal 1954. Il rapporto con Marilyn fa nascere immagini passate alla storia soprattutto per aver raccontato la personalità dell’attrice celata dietro alla facciata da diva. Eve Arnold dimostra una straordinaria capacità di entrare in sintonia con i propri soggetti, abbattendo barriere e reticenze, anche attraverso gli iconici ritratti a personaggi come Joan Crawford o Malcolm X, che le concede di seguirlo a distanza ravvicinata durante i più importanti raduni dei Black Muslims e del quale realizza un ritratto che diviene subito una vera e propria icona. Proprio le immagini del controverso leader trovano posto in mostra insieme ai diversi servizi dedicati da Eve Arnold alla comunità nera e alle rivendicazioni degli afroamericani che negli anni Cinquanta stavano prendendo piede in tutti gli Stati Uniti. La carriera di Arnold, inoltre, è a tutti gli effetti un inno all’emancipazione femminile. I suoi soggetti sono nella maggior parte dei casi donne: lavoratrici, madri, bambine, dive, suore, modelle e studentesse, immortalate senza mai scivolare in stereotipi o facili categorizzazioni, con il solo intento di conoscere, capire e raccontare. Questo principio la guida anche nelle fotografie più intime e delicate, come quelle realizzate all’interno dei reparti di maternità degli ospedali di tutto il mondo, soggetto a cui ritorna costantemente per esorcizzare il dolore subito con la perdita di un figlio avvenuta nel 1959. La scelta e la disposizione delle immagini in mostra è finalizzata a restituire la ricchezza dell’opera di questa autrice, sottolineata anche attraverso numerosi documenti d’archivio, testi, provini di stampa, libri e riviste in grado di arricchire la scoperta di una vera e propria leggenda della fotografia. L’esposizione è accompagnata dal catalogo “Eve Arnold”, edito dalla nuova casa editrice Dario Cimorelli editore. (gci)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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