Una mostra ideata per sensibilizzare sulle conseguenze che il cambiamento climatico ha nella vita delle persone, determinando migrazioni, conflitti e povertà: dallo scorso 30 giugno fino al 30 novembre, nella sede Emergency di Venezia, sarà visitabile “Dove stiamo andando? Clima e persone”, un progetto espositivo di Emergency con la collaborazione del fotoreporter e ambasciatore del clima Simone Padovani. La mostra visualizza, attraverso fotografie, mappe, infografiche e un’installazione, i cambiamenti climatici e i suoi effetti sugli spostamenti delle persone. In esame quindici Paesi, tra cui l’Italia: sono i Paesi dove Emergency opera o da cui molte persone si muovono per raggiungere l’Europa, anche a causa dell’innalzamento delle temperature e di altri fenomeni ambientali estremi. Nella mostra sono esposte le fotografie di Getty Images, dell’archivio Coldiretti Veneto, che ha contribuito in maniera significativa al focus sull’Italia, e dell’archivio Emergency. Il percorso narrativo, l’allestimento, il progetto grafico e l’installazione “Viviamo tutti sotto lo stesso sole” sono dell’architetto Paola Fortuna e del team dello studio +fortuna. Le citazioni letterarie all’interno del percorso espositivo sono, in buona parte, il frutto di una ricerca di studentesse e studenti del corso di laurea magistrale in Environmental Humanities dell’Università Ca’ Foscari, condotta dal docente Shaul Bassi. La mostra è stata stampata da ADB Digital Print in materiale ecologico, soprattutto cartone alveolare, una scelta in coerenza con i contenuti del progetto espositivo e tesa a sottolineare che, per dare una chance al pianeta, c’è bisogno di politiche efficaci e, anche, di responsabilità soggettive. (gci)
A ROMA ESPOSTI I 40 ANNI DEL CIRCOLO MARIO MIELI
Fino al 30 luglio si tiene all’ex Mattatoio di Roma, nella Galleria delle Vasche de La Pelanda, la mostra “Rivoluzionari3 - 40 anni del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli a Roma” volta a celebrare una delle più longeve associazioni LGBTQIA+ del territorio romano, promossa dall’assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda speciale Palaexpo, ideata e organizzata dal Cco Mario Mieli, insieme all’associazione Twm Factory e curata da Ilaria Di Marco e Davide Lunerti. Esposti materiali inediti del Centro di documentazione Marco Sanna, archivio storico del Circolo, che conta più di un migliaio di documenti prodotti dagli anni Settanta a oggi. L’archivio viene aperto per la prima volta al pubblico, nell’obiettivo di raccontare la storia del Circolo e le fasi del movimento di liberazione omosessuale in Italia con la cronologia degli avvenimenti che hanno travolto la città di Roma e la comunità LGBTQIA+: dalle prime lotte di autoaffermazione, derivate dai primi collettivi e associazioni come FUORI!, Narciso e CUOR, all’unione di un fronte comune, convogliato nel Cco Mario Mieli, per rispondere alla violenza omotransfobica e all’emergenza sanitaria dell’Aids, passando per l’esigenza di creare un luogo sicuro, che porta alla nascita della serata cult Muccassassina, e la necessità di uscire allo scoperto nei primissimi Pride per manifestare la volontà di affermazione dei propri diritti. Storicamente rilevante il legame degli spazi espositivi con Muccassassina, per la prima volta inaugurata nel 1991 nelle stesse sale del Mattatoio, da cui trasse il nome: in un clima di attivismo, di conflitti e al contempo di desiderio di leggerezza, il Cco Mario Mieli creava l’immaginario di una mucca assassina che rinasce per vendicare le sue sorelle morte. (redm-gci)
"THE NAKED WORD": A DRO (TN) LA COLLETTIVA DI ARTE PERFORMATIVA
Un momento di riflessione sul ruolo del corpo e sul suo valore politico: fino al 31 luglio, Centrale Fies di Dro (TN) presenta “The Naked Word”, mostra collettiva di natura performativa con Marco Giordano, Jota Mombaça, Tarek Lakhrissi, Florin Flueras e Alina Popa, a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna, con la curatela esecutiva di Maria Chemello. L’esposizione prende il titolo dal saggio “The naked word: The trans-corporeal ethics of the protesting body” scritto nel 2010 dalla teorica femminista materialista Stacy Alaimo, nel tentativo di comprendere, incrociando prospettive post-umane e performance studies, in che modo il “corpo nudo” funzioni nell’ambito di eventi di protesta legati alla giustizia ambientale, al diritto alla salute e alle politiche queer. Per Alaimo, la nudità del corpo umano esposto in protesta è leggibile come “una performance etica della vulnerabilità - la vulnerabilità alleata e reciproca di uomo/animale/ambiente”: è infatti in questo senso che Alaimo riprende nel saggio il termine “trans-corporeità”, creato da lei stessa per enfatizzare la correlazione dei corpi umani non solo tra loro, ma anche con creature non umane e con altri paesaggi fisici. In questo spazio di riflessione etico-politica, artiste ed artisti internazionali incrociano i propri sguardi, riformulando l’idea di interdipendenza carnale e le possibilità di protesta e insurrezione tras-corporea. (gci)
"THE FLOATING REALM" A MILANO: L'INFANZIA TRA ARCHITETTURA E DESIGN
Nel solco di una programmazione dedicata al mondo dell’architettura e del design, la galleria IN’EI di Venezia ospiterà, dallo scorso 1° luglio fino al 20 agosto, la sua seconda mostra realizzata in concomitanza alla 18esima edizione della Biennale di Architettura: curata dall’architetto e artista giapponese Satoshi Itasaka, “The Floating Realm” è dedicata al lavoro dell’art studio h220430 e offre agli spettatori un contesto opposto all’impalpabilità esplorata da Jinhee Park nella mostra precedente, invitandoli a riconnettersi al mondo dell’infanzia. L'obiettivo è riscoprire quel regno della fantasia e del sogno che nel tempo svanisce, lasciando il posto alle complicazioni della vita adulta. “The Floating Realm” vuole essere una rappresentazione simbolica della nostra liberazione da ogni tipo di restrizione: il concetto di levitazione, che fa da base alla realizzazione dei lavori, propone un ritorno alla dimensione fluttuante che abbiamo vissuto da bambini, facendola riemergere e sperimentare nel presente, con maggiore consapevolezza. La mostra, inoltre, vuole riportare in vita sentimenti ancestrali di gioia, gioco e sogno vissuti durante l’infanzia: nel percorso espositivo troviamo infatti “Mushroom Lamp” (parte della collezione del San Francisco Museum of Modern Art), “Balloon Mirror” o “The Birth Lamp” che diventano veri e propri strumenti per sospendere il tempo e rifugiarsi in un luogo alternativo, in cui fermare lo stress della quotidianità e ricaricarsi di fantasia. Negli stessi giorni le opere di Satoshi Itasaka sono protagoniste anche della mostra “Time Space Existence”, evento collaterale della Biennale 2023 a Palazzo Bembo, in cui è presente anche un’anticipazione del padiglione Natureverse per l'Expo 2025 di Osaka, e il Sustainable Park Kujira Project, per la costruzione di un nuovo stadio che promuova la sostenibilità ambientale, sull'isola di Awaji (Giappone). Silver Prize per la categoria Lighting Products and Lighting Projects Design di A Design Award, Satoshi Itasaka ha fondato art studio h220430 a Tokyo nel 2010, con l'obiettivo di sensibilizzare e incrementare la consapevolezza sui problemi più urgenti della società contemporanea, dal degrado ambientale globale al crescente divario di ricchezza, presentando soluzioni di design che non trascurino le difficoltà sociali. Guidato dall’amore per il suo lavoro, Itasaka ha l’ambizione che il suo messaggio venga compreso e ispiri le persone ad agire, e per fare questo fonda i suoi progetti sul dialogo con la società, sfidando senza timore i confini convenzionali, integrando arte, design e architettura. (gci)
A MILANO UN'ESPOSIZIONE PER SCOPRIRE HELIDON XHIXHA
Una mostra alla scoperta di Helidon Xhixha (Durazzo, 1970): dallo scorso 1° luglio fino al 3 settembre, Palazzo Reale a Milano ospiterà “XHIXHA. La reggia allo specchio”, un nuovo progetto espositivo dell’artista Helidon Xhixha. L’esposizione, promossa da Comune di Milano - Cultura, prodotta da Palazzo Reale con lo studio Helidon Xhixha, curata da Michele Bonuomo e supportata da Imago Art Gallery Lugano, Fondazione Giacomini e Magna Pars, traccia un itinerario in cinque tappe che attraversa gli spazi della reggia milanese, accompagnando il visitatore dallo Scalone d’Onore progettato dal Piermarini alle sontuose Sale storiche, oggetto di recente restauro. La pratica artistica di Helidon Xhixha si radica nello studio approfondito delle proprietà dell’acciaio inox e nel suo utilizzo come materia fondante per la realizzazione di monumentali installazioni scultoree. Rifacendosi all’antica concezione dello specchio come passaggio verso un universo altro e del riflesso come l’illusione per eccellenza, l’artista realizza paesaggi astratti enigmatici, composti di forme geometriche ed essenziali. I cubi, i cilindri, i parallelepipedi e le sfere che compongono il vocabolario visivo di Helidon Xhixha sono lavorati in modo da moltiplicarne le superfici riflettenti, realizzando un’impressione di elegante dinamismo e catturando le immagini che circondano l’opera, dalle architetture degli ambienti alle persone. Accompagnerà l’esposizione il catalogo edito da Silvana Editoriale, che affianca alle vedute dell’allestimento i contributi del curatore Michele Bonuomo, dello storico dell’arte Marco Tonelli e del direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina. Di origine albanese, Xhixha attualmente vive e lavora tra Milano e Dubai. Nasce in una famiglia di artisti dove cresce con un rispetto innato per le arti, scoprendo in giovane età la sua passione per la scultura, ereditata dal padre. Durante la sua carriera, Xhixha ha maturato uno stile iconico di scultura, attraverso la manipolazione di acciaio inox riflettente, un materiale che si configura quale elemento chiave dell’artista, trasformando in una serie di sculture astratte che rivelano la loro imponente maestosità e bellezza. Con il riconoscimento degli ultimi anni, prima alla Biennale di Venezia 2015 e in seguito alla London Design Biennale 2016, e una mostra personale alle Gallerie degli Uffizi, l’artista ha raggiunto una posizione di spicco nel mondo dell'arte, anche grazie alle sue sculture immediatamente riconoscibili dal pubblico contemporaneo. Attraverso un intervento altamente qualificato sull'acciaio, il materiale passa dall’essere ininterrottamente lineare, al divenire distorto, intricato e frammentario, ottenendo come risultato una personale interpretazione visiva dell'influenza tra metallo e luce, tra il concreto e l'etereo, e affrontando parallelamente concetti filosofici. Spiega Michele Bonuomo, curatore della mostra: “Pesantezza e voluminosità, connotati peculiari di un qualsiasi manufatto plastico, nelle sculture di Xhixha mutano di stato come in un processo alchemico, diventando leggeri e mutevoli nello sguardo dell'osservatore: tutto ciò che è zavorrato a terra diventa aereo e ciò che invade lo spazio è alterato e ridotto nelle dimensioni fino a fondersi con la realtà che lo circonda”. (gci)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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