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direttore Paolo Pagliaro

A Padova l’arte orafa delle sorelle Banci

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

A Padova l’arte orafa delle sorelle Banci

L’arte orafa delle sorelle Banci ispirata al Ducato di Urbino esposta per il pubblico padovano: dallo scorso 6 agosto fino al 10 settembre, in Galleria Cavour a Padova si svolgerà la mostra “In luce l’oscurità volgendo”, dedicata alle opere delle artiste Daniela e Marzia Banci, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Padova. Una collezione di gioielli inediti ispirati dunque alle Marche, terra d’origine delle due artiste, impegnate a rileggere ed interpretare le vicende storico-culturali del Ducato attraverso i loro preziosi, nel rispetto di una visione intimamente personale. Un lavoro unico nel suo genere, nel quale le Banci ripercorrono l’evoluzione della città di Urbino dalle origini fino all’estinzione della dinastia Della Rovere, includendo figure di spicco che hanno interagito, a vario titolo, con i duchi. A 42 anni dall’apertura, il 5 agosto 1981, del primo laboratorio orafo delle artiste a Montegrotto Terme, ai piedi dei Colli Euganei, in provincia di Padova, Daniela e Marzia Banci omaggiano il loro passato quale punto di partenza dello sviluppo della ricerca sul gioiello contemporaneo. Entrambe laureate in architettura, nel riflettere sulle loro origini hanno compiuto un percorso retrospettivo e introspettivo che ha condizionato il loro linguaggio espressivo, elaborando la storia di Urbino in maniera individuale, ma complementare, attraverso spunti e riflessioni. Se Marzia Banci caratterizza i suoi gioielli attraverso le componenti storiche e architettoniche urbinati, riproponendole su spille dedicate alle rocche che esaltano la bellezza di queste fortezze, Daniela Banci svolge la sua ricerca artistica partendo dallo Studiolo del Palazzo Ducale di Urbino, l’ambiente più intimo dell’edificio, ispirandosi alla personalità di Federico da Montefeltro, alla sua cultura, alle sue scelte intellettuali ed estetiche. L'esposizione è anche un dialogo con professionisti e artigiani che hanno contribuito a valorizzare l’opera orafa con piccoli dipinti su lastra d’argento. Un modus operandi che rimanda alle botteghe rinascimentali, fucine di creatività, con riferimenti alla storia, alla filosofia e alla natura, quella dell’infanzia serena nelle campagne marchigiane, condivisa su composizioni fortemente evocative. (gci)

TRA ARTE E MUSICA A MILANO CON LE OPERE DI ROSA MARIA RINALDI

Una mostra che sfuma i confini tra le arti: la galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura di Milano inaugurerà la stagione autunnale con la mostra “Note e colori”, dedicata all’artista Rosa Maria Rinaldi, dal 19 al 22 settembre, con opening prevista il 19 alle ore 18.30. Durante l’inaugurazione, si terrà un concerto ad opera di un duetto di violino e contrabbasso con i musicisti Isabella Tarchetti e Silvio Albesiano. Rinaldi proporrà negli spazi della galleria un progetto in cui musica e pittura s'incontrano: all’interno delle sue tele, parte della serie “musica e pittura”, violiniste e violoncelliste suoneranno una melodia inedita, sostituendo il colore ai suoni. Questo corpus di opere, nato nel 2019, si pone infatti come obiettivo l’intreccio delle arti e la trasformazione del suono in colore. Ritratti immaginari, dove lo spazio e il tempo vengono annullati con sfondi monocromi a volte animati da macchie o figure, opere in cui policromia e armonia invertono i ruoli, per guardare la musica e sentire il colore: in una parola, sinestesia. (gci)

A MILANO L’OMAGGIO AGLI SCATTI DI MARIO DE BIASI

Un saggio visivo sull’opera di Mario De Biasi (1923-2013), fotografo versatile, definito da Enzo Biagi come "l'uomo che poteva fotografare tutto". Così, a cento anni dalla sua nascita, il Museo Diocesano di Milano gli dedicherà dal 14 novembre al 21 gennaio 2024 la mostra "Mario De Biasi e Milano. Edizione Straordinaria”, organizzata e prodotta da Mondadori Portfolio in collaborazione con il Museo e curata da Maria Vittoria Baravelli con Silvia De Biasi. L’esposizione presenta 70 fotografie vintage, provini e scatti inediti di uno degli autori più apprezzati del secondo Novecento italiano, che per trent’anni documentò la storia del nostro Paese attraverso le pagine del periodico di Arnoldo Mondadori Editore, “Epoca”. Il percorso espositivo, costituito da opere provenienti dall’Archivio Mondadori e dall’Archivio De Biasi, consentirà al pubblico di conoscere il linguaggio personale che il fotografo adattò a contesti molto diversi tra loro, in particolare a Milano. Uno sguardo lucido ed evocativo al tempo stesso, quello di De Biasi, capace di raccontare con immediatezza e originalità un momento controverso della storia d’Italia. Nelle trame ordinate dei suoi scatti si leggono infatti i cambiamenti storici e culturali del Paese, che negli anni ’50 e ’60 andava assestandosi su una rinnovata identità culturale. Una rinascita che in Milano trovava una sintesi negli scatti di De Biasi. L’esposizione si snoda attraversando idealmente la città, dal suo centro nevralgico fino alle periferie. Ci sono i turisti che s'affacciano dal tetto del Duomo e che affollano i bar della Galleria Vittorio Emanuele II, ma anche i pendolari alla stazione ferroviaria di Porta Romana. E poi San Babila, l’Arco della Pace, scorci di una Milano oggi impossibile dove le chiatte risalgono i Navigli e tutti si meravigliano del mondo che cambia. “Il Duomo, la città, la gente e la moda, senza ordine o punteggiatura - racconta Maria Vittoria Baravelli - Milano è quinta e campo base, luogo di una danza infinita da cui De Biasi parte per tornare sempre, dedito a immortalare dalla Galleria ai Navigli, alla periferia, una città che negli anni Cinquanta e Sessanta si fa specchio di quell'Italia che diventa famosa in tutto il mondo”. Totalmente inediti i provini di Moira Orfei acrobata e i frame che precedono e seguono il celebre scatto Gli Italiani si voltano, realizzato nel 1954 per il settimanale di fotoromanzi Bolero Film, che Germano Celant scelse per aprire la mostra "Metamorfosi dell'Italia", organizzata nel 1994 al Guggenheim di New York. L’immagine immortala un gruppo di uomini che osservano Moira Orfei, inquadrata di spalle e vestita di bianco, mentre passeggia per il centro di Milano. La mostra si chiude con una sezione di fotografie che De Biasi realizzò nei suoi viaggi extra europei: dall’India alla Rivoluzione di Budapest, dal Giappone alla Siberia, fino ad arrivare all’allunaggio con i celebri scatti a Neil Amstrong. Mario De Biasi (Sois, Belluno 1923 - Milano 2013) si trasferisce a Milano a 15 anni, dove diventa radiotecnico. Durante l’occupazione tedesca viene inviato a lavorare a Norimberga, dove trova per caso un manuale di fotografia e impara a fotografare da autodidatta. Tornato in Italia nel 1946 lavora presso la Magneti Marelli di Sesto San Giovanni e nel 1953 è assunto come fotoreporter dal periodico di Arnoldo Mondadori “Epoca”, con cui lavora fino al 1983. Durante questo trentennio realizza più di centotrenta copertine e indimenticabili reportage dall’Italia e da tutto il mondo: in Sud America, a Hong Kong, a Singapore, sull’Etna, in Africa. Rimangono celebri alcuni servizi come quello in Ungheria durante la rivolta del 1956 e quello della spedizione con Walter Bonatti in Siberia nel 1964. È molto apprezzato anche per i suoi ritratti “in maniche di camicia” ai protagonisti del tempo, tra i quali Aristotele Onassis, Ray Sugar Robinson, Andy Warhol, Marlene Dietrich e Brigitte Bardot. Pubblica oltre cento libri e riceve numerosi riconoscimenti internazionali. Nel 1982 riceve il premio Saint Vincent di giornalismo e nel 2003 è insignito dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) del titolo di “Maestro della fotografia italiana”. Il Comune di Milano gli conferisce l’Ambrogino d’oro nel 2006 e, dopo la sua scomparsa nel 2013, ne iscrive il nome nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano in una lapide dedicata ai “cittadini illustri, benemeriti, distinti nella storia patria”. (gci)

“LORENZO MATTOTTI. STORIE, RITMI, MOVIMENTI” A SETTEMBRE, A BRESCIA

Un'occasione unica per scoprire le opere di Lorenzo Mattotti: dal 14 settembre al 28 gennaio 2024, Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei presentano "Lorenzo Mattotti. Storie, ritmi, movimenti", una grande mostra a cura di Melania Gazzotti dedicata all’illustratore, fumettista, artista e regista nato a Brescia nel 1954. Per la prima volta, il percorso espositivo si concentra sui tre mondi che hanno maggiormente influenzato il lavoro di Mattotti, musica, cinema e danza. La mostra parte analizzando l’intenso e vitale rapporto di Mattotti con la musica, testimoniato da due importanti nuclei di opere: le illustrazioni raccolte nel libro di Lou Reed "The Raven" (2011) e le grandi tavole a china disegnate per la messa in scena dell’"Hänsel und Gretel" (2009) di Engelbert Humperdinck all’Opera di Parigi. La sezione dedicata al cinema, insieme a una serie di lavori legati agli interludi per i tre episodi del film "Eros" di Michelangelo Antonioni, Steven Soderbergh e Wong Kar-wai, comprende alcuni estratti delle sue tante animazioni con i relativi disegni preparatori. Uno spazio particolare viene dedicato al suo acclamatissimo lungometraggio "La famosa invasione degli orsi in Sicilia" (2019), tratto dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati. Infine, per raccontare il rapporto di Mattotti con il mondo della danza, verranno esposti alcuni dei disegni raccolti nel libro "Carneval" (2005), frutto dell’esperienza immersiva dell’artista al carnevale di Rio de Janeiro, e tre grandi tele inedite, dipinte per la mostra bresciana, e appartenenti a un ciclo di opere sulle danze collettive. (redm-gci)

L’ARTE INCONTRA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE A MONZA

Dal 1° al 30 settembre la Villa Reale di Monza - Sala Conferenze e Teatrino di Corte presenta “The Rights from Future Generations - A Perspective on (A)rt and (I)nnovation” un progetto artistico che propone per la prima volta in Italia e nel mondo un interessante confronto diretto tra quella che è l’arte creata dall’uomo e quella creata con l’intelligenza artificiale, in un dialogo tra opere realizzate da artisti e opere prodotte tramite Intelligenza Artificiale. L’esposizione è ideata da Francesco Stranieri, curata da Vittoria Mascellaro e organizzata dall’Associazione a promozione sociale RIPETHUB APS in collaborazione con il Consorzio della Villa Reale e del Parco di Monza, grazie al contributo del Comune di Monza. La mostra si sviluppa su due percorsi espositivi. Il primo presenta 24 opere, 12 realizzate dalla mano umana e 12 generate tramite IA, prodotte da studenti degli Istituti Superiori della provincia di Monza e Brianza, selezionati grazie a open call tenutesi dal 1° gennaio al 30 aprile. La mostra è resa possibile grazie all’Assessorato alla cultura del Comune di Monza e al Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, IPER, da sempre impegnato in attività a sostegno della cultura e presente sul territorio con i punti vendita di Monza via Guerrina e Monza Maestoso, di Brianzacque Srl, di Capsule&CO, con la sponsorizzazione tecnica di Quindici.dieci communication. Le opere degli artisti non selezionati dalla giuria saranno comunque proiettate in formato digitale, insieme alla loro controparte artificiale, in uno schermo dislocato lungo il percorso espositivo. Non sarà resa nota l'origine delle opere (se realizzate per mano umana o con IA) e i visitatori potranno esprimere la propria opinione attraverso un sondaggio interattivo. Il secondo percorso coinvolge artisti emergenti che lavorano usando e integrando un tool di IA nelle proprie produzioni. Il percorso, inoltre, vede coinvolti gli artisti Francesco D'Isa, Roberto Fassone e Andrea Meregalli, che hanno lavorato sul rapporto tra (a)rte e (i)nnovazione. Francesco D’Isa mostra una selezione di sintografie della serie “Errori”: immagini che ammettono l’elemento inaspettato generato tramite il software, Midjourney, che qui rivela un immaginario estraneo alle solite composizioni dell’artista. Roberto Fassone presenta “And we thought”, un’opera prodotta nell’ambito del progetto “Food Data Digestion”, un processo di ricerca e produzione che unisce arte e Intelligenza Artificiale curato dall’organizzazione culturale Sineglossa, in collaborazione con Play with Food e Alchemilla, sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “ART~WAVES. Per la creatività, dall’idea alla scena”. Andrea Meregalli propone, per la prima volta su tela, la sua ricerca con IA: a partire da disegni, schizzi e fotografie da lui realizzate, le immagini in mostra sono state generate tramite Intelligenza Artificiale attraverso numerosissimi passaggi di blending e di prompting nel tentativo di ottenere dal software un risultato il meno aspettato e prevedibile possibile, cercando di mettere in corto circuito il principio stesso di generazione delle immagini tramite IA che prevede un input testuale molto accurato per la generazione dell’immagine desiderata. Per tutta la durata della mostra verranno organizzati incontri, dialoghi e conferenze con focus sull’intelligenza artificiale. Il programma di talk prende il nome di “What about (a)ctuality and (i)nnovation?” e sarà un'occasione di approfondimento sul tema dell'innovazione da un punto di vista artistico, filosofico, antropologico e scientifico. La programmazione dei Talk sarà presentata presso Manzoni16, spazio eventi nel cuore di Monza, e la partecipazione sarà gratuita, con possibilità di dirette streaming per consentire una maggiore partecipazione durante gli incontri. (redm-nog-gci)

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