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direttore Paolo Pagliaro

“Rhizoma”: ad Arzignano (VI) la personale di Josh Rowell

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

“Rhizoma”: ad Arzignano (VI) la personale di Josh Rowell

Atipografia presenta “Rhizoma”, mostra personale dell'artista britannico Josh Rowell a cura di Andrea Maffioli, ospitata dal 7 ottobre al 20 gennaio 2024 negli spazi della galleria ad Arzignano (Vicenza). La mostra, attraverso una serie di installazioni multimediali, dipinti e disegni, approfondisce la connessione simbiotica tra regno naturale e universo digitale, evidenziando gli schemi condivisi, le sinergie e le interdipendenze fra i due mondi. L’esposizione, dunque, si propone di esplorare l'intricata relazione tra natura e tecnologia, indagando i parallelismi che esistono tra le reti esistenti in natura e i sistemi di informazione digitale come Internet. Per far emergere queste corrispondenze, prende forma dal concetto di rizoma: in botanica, il rizoma è una struttura vegetale che cresce sottoterra con un’espansione multidirezionale, dando vita a una vera e propria "rete vivente" fra le piante. Negli anni Settanta, il termine subì uno slittamento dalla botanica alla semantica, quando venne adottato da Gilles Deleuze e Felix Guattari, teorici postmoderni, per descrivere un modello semantico acentrico e non gerarchico, un processo di esistenza e crescita da opporre ai tradizionali modelli ad albero, imperniati sui concetti di centro e gerarchia. A distanza di alcuni decenni, il rizoma viene dunque utilizzato dalla mostra come metafora della Rete. Josh Rowell, nel corso della sua produzione artistica, si è sempre concentrato sul mondo digitale esplorando i modi in cui la tecnologia sta plasmando la realtà che ci circonda. Al contempo, ha sempre mantenuto al centro del suo lavoro il principio dell'handmade, proprio per enfatizzarne l'utilità in un mondo digitale in rapida evoluzione. Come risultato di anni di ricerche sull'influenza della tecnologia nelle nostre vite, e come risposta alla sua recente decisione di trasferirsi in un ambiente rurale lontano da paesi e città, Rowell sta spostando il focus del suo lavoro per accogliere tematiche più ampie e complesse, relative a reti e sistemi, sia naturali che artificiali. Nato nel 1990 nel Kent, in Inghilterra, Rowell si è diplomato alla Kingston Art School nel 2013, dove ha conseguito un BFA (Bachelor of Fine Arts) con lode. Ha seguito un corso di critica d'arte al Central Saint Martins College e, nel 2015, è tornato alla Kingston Art School per un MFA (Master of Fine Arts). Le sue opere sono state esposte a Londra, New York, Miami, Seattle, Basilea, Hong Kong e Messico e fanno parte di collezioni pubbliche, tra cui la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Gregorian Foundation di Washington, la Kingston University di Londra, la collezione d'arte contemporanea della Kingston University di Londra e la collezione Matilda di San Miguel De Allende. Nel 2017-2018 ha tenuto la sua prima mostra museale al Palacio Nacional de Guatemala, ha vinto il premio Public Choice al VIA Arts Prize 2017 ed è stato incluso in Future Now, la pubblicazione annuale di Aesthetica che elenca i 100 artisti emergenti più interessanti dell'anno. Nel 2019 è stato selezionato per la Royal Academy Summer Exhibition di Londra. Nel 2020 è stato nominato vincitore congiunto del Dentons Art Prize ed è stato invitato a partecipare a "False Memory", una mostra collettiva al Rugby Art Museum curata da Lindsay Seers. Le sue opere figurano in collezioni private in Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Cina, Germania, Francia, Spagna, Italia, Svizzera, Olanda, Monte Carlo, Australia, Irlanda, Russia, Kuwait, Bermuda, Ungheria, Giappone, Messico, Dubai e Perù. (gci)

“COME ONDE DEL MARE”: A REGGIO EMILIA L’ESPOSIZIONE DI EMERGENCY

Una mostra per riflettere sul tema dei migranti e sul concetto di “confine”: dal 1° al 24 settembre, al Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, sarà possibile visitare la mostra "Come onde del mare. Incontri senza confini". La mostra è organizzata da Emergency in occasione della terza edizione del Festival "Il confine" dell’associazione fondata da Gino Strada. La mostra racconta attraverso immagini, suoni e parole il lavoro di Emergency nel Mediterraneo centrale, una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, dove secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) sono oltre 22 mila le persone morte o disperse dal 2014. Una media di dieci persone al giorno. Una strage silenziosa contro cui Emergency chiede una missione europea di ricerca e soccorso che tuteli la vita delle persone che attraversano il Mediterraneo e vie legali e sicure di accesso all’Europa. In mare dal dicembre del 2022, in dieci missioni, la Life Support di Emergency ha tratto in salvo 943 persone. Ognuna di esse ha portato all’interno della nave la sua storia personale e le sue speranze. Attraverso l’utilizzo di fotografie, video, suoni, testimonianze e visori 360°, è stato creato un percorso immersivo per offrire al visitatore un’esperienza completa che faccia comprendere cosa succede durante i salvataggi in mare, dal punto di vista delle persone soccorse e di chi soccorre. Il percorso si articolerà attraverso le immagini di Giulio Piscitelli, Gabriele Micalizzi, Dario Bosio, Davide Preti, Francesco De Scisciolo e Giorgio Dirindin, i fotografi saliti a bordo negli scorsi mesi. L’allestimento è stato curato e ideato da The Buss. "I fenomeni migratori sono inarrestabili, come le onde - spiega Emergency in una nota - Ci spostiamo, da sempre, come le correnti marine. Siamo esseri animati dal desiderio e dalla necessità di avere una vita migliore, vivere in un Paese che garantisca diritti, dignità, libertà. Un luogo dove sogni, aspirazioni, inclinazioni siano riconosciuti e curati. I movimenti delle persone e dei popoli sono parte della storia dell’umanità. Non ci sono confini in grado di fermarli. E sono senza barriere anche gli incontri che le donne e gli uomini di Emergency compiono in mare. Corpi che si toccano, sguardi che si riconoscono. Abbracci, pianti, sorrisi. L’incontro con le persone che soccorriamo in mezzo al mare ci porta all’essenza del nostro lavoro: aiutare chi ha bisogno". (fre)

“LA PRIMAVERA” DI GALILEO CHINI AL CASTELLO ESTENSE DI FERRARA

Dal 30 agosto la mostra “Arrigo Minerbi: il ‘vero ideale’ tra liberty e classicismo” al Castello Estense di Ferrara si arricchisce di una nuova opera: “La Primavera” di Galileo Chini. La prima retrospettiva dedicata allo scultore ferrarese prediletto da Gabriele d’Annunzio, aperta fino al 26 dicembre, è l’occasione per un inedito approfondimento sul suo apporto alla poetica secessionista e al classicismo. La mostra ricostruisce i suoi contatti con altri importanti autori del tempo, tra i quali ha un ruolo di spicco Galileo Chini. Il celebre e poliedrico interprete contribuì a diffondere anche in Italia il culto della raffinata pittura neobizantina di Gustav Klimt. Proprio per testimoniare il legame tra Chini e Minerbi, l’esposizione al Castello si arricchirà di un capolavoro dell’artista fiorentino: un prezioso pannello - alto 4 metri e largo 2 - del ciclo della “Primavera” (1914) proveniente dalla mostra “Klimt e l’arte italiana” allestita al Mart di Rovereto (16 marzo - 27 agosto). “Il pubblico potrà ammirare quest’opera monumentale, di straordinaria valenza decorativa e raffinatezza tecnica, che è un inno alla perenne rinascita della bellezza attraverso il potere creativo dell’arte”, ha spiegato in una nota Chiara Vorrasi, curatrice della mostra su Minerbi, nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara. Grazie ai prestiti concessi da importanti musei e collezioni private, la rassegna racchiude circa 80 opere pittoriche e scultoree, ripercorrendo l’intero arco dell’originale produzione di Minerbi, artista ben radicato nel dibattito artistico che ha accompagnato il passaggio dal modernismo con declinazioni simboliste di inizio secolo al ritorno alla tradizione maturato dopo la Prima guerra mondiale, fino al classicismo monumentale dominante negli anni Trenta. Arricchiscono il percorso espositivo le opere di Gaetano Previati, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Galileo Chini, Ercole Drei, Felice Casorati, Ubaldo Oppi, Mario Sironi, Antonio Maraini e Achille Funi. (nog)

“DOKU EXPERIENCE CENTER” DI LU YANG AL MUDEC DI MILANO

Un’occasione per scoprire le opere di Lu Yang: dal 14 settembre al 22 ottobre il MUDEC di Milano presenta con Deutsche Bank e in collaborazione con 24 ORE Cultura la mostra “DOKU Experience Center” dell’artista Lu Yang, che ha vinto nel 2022 il prestigioso premio internazionale “Artist of the Year” della Banca dedicato all’arte contemporanea, giunto alla sua undicesima edizione. La mostra è a cura di Britta Färber, Global head of Art & Culture di Deutsche Bank. Dopo l’apertura al Palais Populaire di Berlino, l’“Artist of the Year” torna a Milano al MUDEC proseguendo l’importante collaborazione avviata lo scorso anno, con l’intento di presentare al pubblico italiano alcuni degli artisti più interessanti del panorama internazionale, che si sono distinti per creatività e valore significativo del proprio lavoro. Questo secondo appuntamento con il premio di Deutsche Bank conferma l’impegno del MUDEC e di 24 ORE Cultura verso i linguaggi e i temi del contemporaneo, che si articola in un palinsesto artistico e culturale di respiro internazionale, accompagnato da eventi collaterali di approfondimento, tra cui visite guidate tematiche, laboratori didattici, artist talk e incontri. Tra i più interessanti giovani artisti asiatici contemporanei, Lu Yang si ispira alla fantascienza, ai manga, ai videogiochi e alla cultura techno, esplorando tecnologie ipermoderne e contenuti che riguardano il postumanesimo e il transumanesimo. La sua riflessione sfuma le distinzioni tra corpo reale e digitale e trova espressione soprattutto nella danza, tema ricorrente nella sua pratica. La mostra “DOKU Experience Center” è interamente dedicata a questi temi e, in particolare, alla reincarnazione virtuale dell'artista - ovvero Dokusho Dokushi, o DOKU in breve - in un avatar di genere neutro, una figura iperrealistica il cui volto è modellato sul suo ma può assumere diverse sembianze. L’esposizione mette così in scena insieme e per la prima volta i sei diversi avatar creati da Lu Yang - Human, Heaven, Asura, Animal, Hungry Ghost, Hell - che incarnano i sei regni di rinascita del Samsara, la ruota karmica della vita che simboleggia l'eterno ciclo di nascita, morte e reincarnazione. Tra le opere in mostra, DOKU the Self - il primo film narrativo dedicato agli avatar presentato in anteprima alla Biennale di Venezia lo scorso anno - è una specie di radicale meditazione visiva: in immagini mozzafiato possiamo vedere come DOKU vive e muore in ciascuno di questi mondi buddisti, liberandosi radicalmente dal concetto di sé e del corpo. L’esposizione presenta inoltre il video musicale "DOKU the Matrix", appositamente concepito, e la nuova serie "Bardo #1", che mostra DOKU con i suoi rispettivi attributi in composizioni di mandala rotonde. Coinvolgente, filosofica, e talvolta inquietante, l'esposizione introduce a un modo di pensare plasmato dalle nuove tecnologie che è allo stesso tempo antico e spirituale: un'esperienza di espansione sensoriale che mette radicalmente in discussione concetti come quello di identità culturale, corpo e genere, ma anche la comune percezione della realtà, nell’intento di sconfinare e superare il limite tra digitale e reale. (nog)

PROROGATA AL 15 OTTOBRE “SHAUN THE SHEEP & FRIENDS” A PORDENONE

È stata prorogata fino al 15 ottobre la mostra “Shaun the Sheep & Friends – The Art of Aardman Exhibition”, l’esposizione allestita al PAFF! - International Museum of Comic Art di Pordenone che ha portato per la prima volta in Italia gli iconici personaggi nati dagli studi di animazione di Bristol, vincitori di quattro Premi Oscar. Ancora per quasi due mesi i visitatori avranno dunque la possibilità di scoprire il dietro le quinte di film e personaggi amati da tutti – veri e propri capolavori di modellazione in plastilina – attraverso 30 set cinematografici originali tratti dalle più importanti e premiate produzioni degli studi Aardman. Il percorso espositivo propone un’immersione nell’universo creativo degli Studios britannici che parte dal disegno da cui nascono i personaggi sui taccuini, attraversa varie fasi di sperimentazione delle possibili sfumature di figure e ambienti, passa al lavoro di scrittura che coniuga narrazione e raffigurazione, per arrivare alla scultura dei personaggi e alla costruzione delle scenografie. Al PAFF! si possono ammirare gli arnesi scoppiettanti di Wallace, l’orto di Gromit, i set del film di Shaun the Sheep, la macchina volante di "Galline in fuga", il favoloso galeone di "Pirati - Briganti da strapazzo!" lungo 5 metri, insieme a più di 400 disegni, studi sui personaggi e sfondo, acquerelli, storyboard, e l'album da disegno di Nick Park da studente, che contiene i primi disegni di Wallace & Gromit. Per la mostra pordenonese, realizzata in collaborazione con Art Ludique, il percorso include alcuni contenuti inediti, come i disegni e il pupazzo originale del film "Un pettirosso di nome Patty" (2021), nominato agli Oscar e ai BAFTA, l’anteprima nazionale di "Lloyd of the Flies" (2022) e lo spettacolo in stop motion per bambini nominato ai BAFTA "The Very Small Creatures" (2021), mai distribuiti in Italia. Ad arricchire questa esclusiva offerta, le visite guidate organizzate ogni sabato e domenica a partire dalle 16, condotte da esperti in motion design e dalle guide del PAFF!, e il catalogo di 216 pagine a colori, disponibile allo shop del museo, che raccoglie le opere esposte in mostra corredate di approfondimenti sulle fasi del processo creativo dello stop motion. Il volume è introdotto dai testi di Peter Lord, Nick Park e David Sproxton. (gci)

NELLA FOTO. Josh Rowell, The Temptation of St. Anthony (dettaglio)

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