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direttore Paolo Pagliaro

A Palazzo Pitti “Obscured Existence” di Wang Guangyi

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

A Palazzo Pitti “Obscured Existence” di Wang Guangyi

Cosa si nasconde nella rassicurante familiarità degli ambienti domestici, nelle ombre degli spazi legati all’intimità della vita quotidiana? La ripetitività delle azioni quotidiane può essere interpretata come un rito quasi religioso? Queste e altre inquietanti domande vengono poste dalla mostra “Obscured Existence”, a Palazzo Pitti fino 10 dicembre prossimo. L’esposizione, composta da 28 dipinti di Wang Guangyi, è un percorso a tappe attraverso quattro distinti cicli, che indagano cosa sta davvero dietro la ritualità dei gesti di tutti i giorni e l’uso degli oggetti più comuni. Allo stesso tempo, le opere esplorano anche il modo in cui la cultura d’origine di ciascuno influenza la percezione di un’opera d’arte.

Il viaggio si apre con “Daily Life”, dipinti incentrati sull’intimità dei piccoli gesti abituali di ogni giorno. In questa prima serie, Wang Guangyi si ritrae in momenti della vita privata, solo, inerme di fronte alla propria corporeità; la ripetitività dell’ordinario assume quasi la valenza di un rituale, mentre l’incedere meccanico dell’abitudine si carica di un’aura sacra. In questi attimi noncuranti l’uomo è capace di riconnettersi con se stesso: protette da quelle che l’artista definisce “strutture di potere”, le azioni individuali che si svolgono in uno spazio privato sono fessure sulla “nuda vita”, la parte di ognuno ancora immune dalle interpretazioni. Come quando, leggendo un libro, il senso della narrazione si svela man mano che la lettura procede, nella serie “Ritual” (che compone il secondo ciclo) la fragilità della figura umana lascia il posto alla mobilità inaccessibile dell’oggetto. Esso, spogliato della sua solita connotazione, diventa simbolo di una liturgia segreta e personale, traccia di un significato che supera la cosa, suscitando sensazioni contrastanti. In “Ritual n. 3”, per esempio, l’artista protegge un normale water di ceramica bianca tramite un cordone rosso sorretto da due colonnine in ottone, il tipico separatore in uso nei musei o nei luoghi sacri. Dal paradosso scaturiscono due sentimenti opposti: l’inquietudine dovuta alla consapevolezza che qualsiasi luogo può essere dichiarato inaccessibile, e il sorriso dovuto al fatto che si salvaguarda un oggetto di indubbia ordinarietà. In questo incontro di sensazioni, secondo l’artista, viene spronato il pensiero e quindi la consapevolezza di esistere. Il seme della mostra, però, arriva a piena fioritura solo con la serie “Obscured Existence”, che dà il titolo anche al concetto che l’ha generata. Riprendendo un’antica tecnica pittorica cinese, il Wu Lou Hen, Wang Guangyi inonda le sue figure di una fitta sgocciolatura che ne cancella l’aspetto ordinario per rivelarne un’anima oscura, mistica, inafferrabile.

Determinato a dimostrare come sistemi sociali differenti portino a una diversa comprensione del mondo, il pittore si immerge nell’iconografia occidentale, descrivendo le forme della tradizione cristiana attraverso un linguaggio a loro estraneo, orientale e personale. In “Enlarged Medusa”, ispirato dallo scudo di Caravaggio conservato alle Gallerie degli Uffizi, l’artista sovrappone all’ immagine una particolare griglia a nove quadri, retaggio della tradizione cinese, che riduce la percezione estetica dell’originale e ne sminuisce l’intensità emotiva. Ne consegue che gli osservatori, spiazzati dall’imprigionamento della testa di Medusa, si ritrovano così a dover “scavalcare” visivamente il famosissimo dipinto di Caravaggio, per afferrare invece la verità sepolta nell’opera. Il percorso si chiude con il ciclo “The shadow of memory”, che registra quel che resta del nostro passaggio nella memoria di un luogo.

BRESCIA, AL MUSEO DIOCESANO “EQUILIBRISTI” CON CINZIA BEVILACQUA, STEFANO BOMBARDIERI E ALESSANDRO MONTANARI
Dal 16 settembre all’8 dicembre prossimi, il Museo Diocesano di Brescia ospita la mostra Equilibristi, il cui percorso espositivo si compone di 95 opere, tra le sculture di Stefano Bombardieri, le fotografie di Alessandro Montanari e i dipinti di Cinzia Bevilacqua. La rassegna, curata da Anna Lisa Ghirardi e Valentina Pedrali, riflette visivamente sulla precarietà dell'uomo, perennemente alla ricerca di una condizione di stabilità forse impossibile da raggiungere. Come un equilibrista chiamato a gestire forze plurime e divergenti, egli procede inesorabile sul filo dell'esistenza in una continua tensione che gli artisti in mostra evocano affidandosi a temi differenti: dal confronto col passato all'allarme ecologico in atto, dalla cronaca personale dell'isolamento causato dal Covid-19 all'eterna dicotomia vita-morte. “In modi diversi - affermano le curatrici - gli artisti ci riportano a una riflessione sull’esistenza. La precarietà e la difficile ricerca di equilibrio, messo in bilico dai dubbi, dalle difficoltà, dalle debolezze, nonché dall’inevitabile caducità dell’esistenza, costituiscono infatti un filo conduttore”.

Stefano Bombardieri (Brescia, 1968) espone il ciclo scultoreo “Balancing on the past”, in cui riflette sull'instabile eredità che il passato ha consegnato alle generazioni presenti, attraverso la figura di un bambino in cerca di equilibrio, ora su due teschi di mammut, ora su un cranio umano oppure su una sfera. Quest'ultima, forma geometrica instabile per eccellenza, ricorda inoltre un globo e si allaccia alla tematica dell'allarme ecologico in atto, che l'artista ha già trattato in passato in opere come “Pneu vanité” e “Animal's Count Down”. Anche in questa occasione, Bombardieri prosegue nel suo impegno sociale, denunciando attraverso l’arte le responsabilità dell'uomo nella distruzione dell'equilibrio ambientale, e dunque come artefice delle problematiche che oggi si trova ad affrontare.

Intimista e universale al tempo stesso, il lavoro di Alessandro Montanari (Roma, 1981), dal titolo “Il Giro del Palazzo - Covid-19 ISSUE”, presentato al Festival del Cinema di Roma nel 2020, è un racconto fotografico di scatti che l'autore ha realizzato nei 200 metri attorno alla sua abitazione, ovvero lo spazio di movimento concesso durante la pandemia. Una testimonianza fatta di sguardi, azioni e dettagli che fa emergere le difficoltà che tutti siamo stati chiamati ad affrontare in un quadro d’indagine psicologica e denuncia sociale. In mostra anche il ciclo “La conserva”, in cui l'artista ha posto delle fotografie dentro barattoli di vetro, sotto gel disinfettante, evocando la sensazione di confinamento vissuta in periodo di pandemia; inoltre, la fragilità del vetro rimanda ai limiti tangibili su cui si fonda l'esistenza umana e i tentativi di cristallizzarla per mezzo della memoria. Infine, il video “Il Giro del Palazzo - Covid-19 ISSUE” sovrappone alle fotografie di Montanari i testi scritti da Giuseppe Mascambruno e interpretati dall'attore Francesco Montanari, fratello dell'artista, che riflettono sui comportamenti sociali e politici che l'uomo può assumere.

La pittrice Cinzia Bevilacqua (Brescia, 1963) propone quattro autoritratti e una lunga sequenza di sessanta volti che compongono il ciclo “El Fayyum. Appartenere al quotidiano”, che s’ispira ai dipinti lignei di ritratti funebri posizionati sui sarcofagi e ritrovati a El Fayyum, in Egitto. Il rimando all'antichità e alla morte, a ciò che rimane e a ciò che scompare, si scontra con i soggetti ritratti dall'artista: giovani studenti che vivono in Italia, simboli della vita fiorente, presenze che animano il quotidiano e sono protese al futuro. Attraverso il ritratto, Cinzia Bevilacqua rievoca una tradizione antica ma sempre attuale, capace di restituire la fisionomia del singolo individuo ma anche di raccontarne frammenti di vita, che a loro volta innescano riflessioni collettive sullo stato della società nei contesti di riferimento. Ne emerge un quadro che rivela un'umanità sensibile e fragile, ben esemplificata dai fiori bianchi di carta che ai piedi dell'installazione, sul pavimento, diventano l'ultima metafora della nostra effimera esistenza. Accompagnano la mostra le video-interviste agli artisti realizzate dagli studenti del corso di Regia Audiovisiva-base, DAMS, Università Cattolica Brescia, con il supporto dei docenti Graziano Chiscuzzu e Marco Meazzini.

REGGIO CALABRIA, “I LOVE LEGO" ALLA PINACOTECA CIVICA E TEATRO FRANCESCO CILEA
Fino al 6 gennaio 2024, presso gli spazi della Pinacoteca Civica di Reggio Calabria e del Foyer del Teatro Francesco Cilea - apre “I Love Lego”, la mostra dei record che ha già visto oltre 1 milione di visitatori nelle sue tappe in giro per il mondo: una mostra pensata per sognare, divertirsi e riscoprire il proprio lato ludico e creativo scrutando tra i dettagli di interi mondi in miniatura. La mostra è promossa dal Comune di Reggio Calabria, Assessorato Cultura e Turismo con l’Assessora Irene Calabrò, nell’ambito del progetto “Azioni pilota per un distretto culturale e turistico della Città di Reggio Calabria”, a valere sulla corrispondente azione del PON METRO React-EU, prodotta ed organizzata da Piuma, in collaborazione con Arthemisia. Decine di metri quadrati di scenari interamente realizzati con mattoncini Lego andranno a comporre vere e proprie opere di architettura e ingegneria: dalla città contemporanea ideale alle avventure leggendarie dei pirati, dai paesaggi medievali agli splendori dell’Antica Roma, ricostruiti e minuziosamente progettati coi moduli più famosi al mondo. Milioni di mattoncini ma non solo. Tra 6 fantastici diorami costruiti grazie alla collaborazione di un gruppo di appassionati collezionisti privati, le due sedi saranno invase da tante installazioni che renderanno la mostra unica. Infatti, a far da cornice ai minimondi Lego e “invadendo” gli stessi diorami, le simpaticissime vignette comiche ideate da “Legolize” e gli oli ispirati a grandi capolavori della storia dell’arte reinterpretati e trasformati in “omini lego” dall’artista contemporaneo Stefano Bolcato.

JESI, RETROSPETTIVA DEDICATA AL GRANDE FUMETTISTA KAMIMURA KAZUO

Il grande fumetto torna protagonista a Jesi per la terza edizione degli appuntamenti dedicati alla nona arte che propone quest’anno il grande autore giapponese Kamimura Kazuo. La mostra, organizzata in collaborazione tra ACCA Accademia di Comics creatività e Arti visive Jesi, Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e PAFF! di Pordenone, è un evento straordinario che permetterà di apprezzare un maestro assoluto del manga e le sue raffinate soluzioni tecniche e artistiche. Emozioni e sentimenti, magistralmente rappresentati, sintetizzati in 60 opere originali 50 delle quali esposte per la prima volta a livello mondiale.

L’esposizione, a cura di Paolo La Marca, curatore anche della pubblicazione dell’opera di Kamimura in Italia, con la collaborazione di Alessio Trabacchini e Giovanni Nahmias, e il coordinamento di Roberto Gigli, è itinerante: la prima tappa è in programma dal 15 settembre al 19 novembre 2023 a Jesi (AN), a Palazzo Bisaccioni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, successivamente sarà riallestita al PAFF! International Museum of Comic Art di Pordenone.
Kamimura Kazuo (1940-1986) è considerato unanimemente uno dei grandi classici del Fumetto mondiale. Il suo disegno, elegante ma mai superficialmente decorativo, unisce una profonda conoscenza della pittura classica giapponese, specialmente quella sviluppatasi tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, con il dinamismo tipico dei manga. Pittore e grafico prima che fumettista, Kamimura dedicava grande attenzione all’equilibrio della composizione e alla cura del particolare, caratteristiche che rendono unico il suo approccio alla narrazione disegnata e particolarmente seducenti i suoi originali.

PARMA, TORNA IN ITALIA “KEITH HARING. RADIANT VISION”
Dopo le quattro tappe del tour americano, il grande successo alla Villa Reale di Monza e l’ultima tappa in Israele, la mostra “Keith Haring. Radiant Vision” torna in Italia, presso Palazzo Tarasconi di Parma dal 16 settembre 2023 al 4 febbraio 2024. L’esposizione è prodotta da General Service and Security e GCR. La Direzione Artistica e di Produzione è affidata a WeAreBeside. La mostra Keith Haring. Radiant Vision è un progetto itinerante possibile grazie a Pan Art Connections. Oltre 100 opere del più celebre artista pop degli anni '80, provenienti da una collezione privata, tra litografie, serigrafie, disegni su carta e manifesti, illustrano l'intero arco della breve ma prolifica carriera di Haring, esaminando diversi aspetti della vita e della produzione dell’artista, tra cui i disegni in metropolitana e la street art, le mostre in alcune delle più famose gallerie di New York, il Pop Shop e il suo lavoro commerciale.

Sostenitore della de-escalation nucleare, dei diritti civili, del benessere dei bambini e della consapevolezza dell'AIDS, Haring ha trascorso la sua carriera realizzando poster, opere d'arte pubblica e commissioni di beneficenza a sostegno di queste cause vitali. In mostra i visitatori riconosceranno immediatamente gli iconici "Radiant Baby", che hanno permeato la cultura americana negli anni '80 e sono diventati simboli emblematici dell'epoca. Le immagini sono potenti esempi di come Haring ha combattuto per il cambiamento usando l'arte come piattaforma per il suo attivismo. Il progetto espositivo vuole essere un tributo all’artista, appassionato sostenitore della giustizia sociale e che si è sempre dedicato ai giovani di tutto il mondo, sostenendo la loro salute e i loro diritti e supportando al contempo il loro sviluppo creativo.

(© 9Colonne - citare la fonte)