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direttore Paolo Pagliaro

“La penultima parola”: a Venezia l’arte di Claudia De Luca

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

“La penultima parola”: a Venezia l’arte di Claudia De Luca

Un’occasione per esplorare la realtà artistica di Claudia De Luca: dal 14 al 27 gennaio, l’artista Claudia De Luca torna a Venezia presso artespaziotempo con una nuova mostra dal titolo “La penultima parola”, a cura di Lucrezia Caliani. L’artista, procedendo per sottrazione e secondo un andamento rizomatico, si muove in un sistema “sotterraneo” che offre uno sguardo su una realtà invisibile. Le opere in mostra, circa una ventina, invitano lo spettatore a penetrarvi a fondo, scrutando ciò che si nasconde dietro la prima impressione, per arrivare a quello che non è apparentemente visibile. Quale verità è assoluta? La realtà non è piuttosto un fatto di prospettive? Muovendosi tra queste domande, la mostra personale di Claudia De Luca traccia un percorso che spinge a svelare segni e significati nascosti. Aprono l’esposizione gli sfondi nero pece della serie Ouverture che, così come nelle opere Costellazione, Carsico e Vortici, abituano l’occhio dell’osservatore all’informe, all’indistinto, alla noia di un’apparente neutralità monocromatica per poi aprirsi d’improvviso a inattesi squarci di colore e lampi di luce. Come fulminee rotture della superficie, queste lacerazioni permettono all’occhio di scendere più in profondità, osservando ciò che fino a quel momento non riusciva a vedere. La stessa iniziale difficoltà a discernere si ritrova anche nella serie di lavori intitolati Stratificare, in cui i confini della tarlatana dipinta, un tessuto imprescindibile e ricorrente nelle opere dell’artista che lo utilizza come elemento di cura, svaniscono e si confondono con quelli della parete, sfumando così il limite tra materia e segno pittorico e annullando ogni rimando spaziale e temporale. Lo stesso limite, instabile e soffuso, che si ritrova in Siparium 1 e Siparium 2, in cui l’atto di discostare la quinta teatrale introduce chi guarda a un mondo altro e lo prepara a una finzione scenica che forse è più reale della realtà stessa. Come in un teatro onirico, le opere legate al tema del sipario fanno intravedere ciò che è velatamente nascosto, evidenziando ciò che resta spesso nascosto e silente. Il percorso della mostra si conclude con La penultima parola, un’anatomia geografica onirica e visionaria, un mondo non abitabile, senza inizio e senza fine. Qui il visitatore arriva ma da qui subito riparte. È un invito a riconsiderare tutto ciò che diamo per scontato e definitivo. L’artista Claudia De Luca spinge lo spettatore a ripensare le sue ultime parole che, in fondo, sono sempre le penultime. Claudia De Luca, pescarese di origine, si laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Lettere e Filosofia di Bologna e in Comunicazione e Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 2012 accompagna l’attività dell’insegnamento di filosofia e storia alla pratica artistica, esponendo in mostre e collaborando a progetti editoriali di arte e letteratura. “In questa continua traduzione di noi, risulta impossibile aprirsi chiaramente al mondo e farsi trasparenti in modo assoluto - afferma la curatrice Lucrezia Caliani - La nostra identità è sfumata, opaca, come quella dei profili femminili delle due Female blues, in cui la mancanza dei tratti identitari è rappresentazione autentica del loro essere in fieri. Questo processo di ricerca e affermazione di sé comporta anche un certo grado di opposizione alle norme sociali e perciò l’illusione di essere enti separati e individualizzati - come Animali notturni - alienati e frammentati”. (gci)

“TEXAS TORNADOS”: A MILANO LE NUOVE TENTENZE DELL’ARTE NEGLI USA

Prosegue fino al 3 febbraio, alla galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea di Milano, la mostra “Texas Tornados”, da un’idea di Antonio Colombo e curata da Luca Beatrice, un percorso inedito con opere di Adrian Landon Brooks, Sophie Roach, Esther Pearl Watson, Bruce Lee Webb e Adam Young con l’aggiunta di un ospite d’eccezione, il musicista Tom Russell. Dopo aver esplorato a lungo l’arte della West Coast, l’indagine della galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea si sposta nel cuore degli Stati Uniti, nello stato più esteso dopo l’Alaska e per questo soprannominato The Giant – il gigante – dal cinema classico. Da alcuni anni il Texas è considerato come la nuova frontiera dell’arte negli States: sono sorte diverse fondazioni private, grandi architetti hanno realizzato varie commissioni, si è ulteriormente sviluppato il fenomeno del collezionismo e la scena artistica risulta particolarmente vivace, divisa tra un gusto mainstream che si dedica soprattutto allo stile minimalista e le tante ricerche alternative che ne incarnano l’anima più veritiera e curiosa. La cultura alternativa americana, infatti, affonda le sue radici in una tradizione che taglia fuori l’avanguardia europea del primo ‘900 e rivisita forme artistiche molto particolari su cui le nuove generazioni compiono interessanti studi e approfondimenti, a partire da una semplice domanda: come coniugare stili e linguaggi studiati solo marginalmente nei canali ufficiali con le numerose forme di cultura outsider del presente? La mostra prende il titolo dal supergruppo musicale Texas Tornados, che dal 1989 ha lavorato sulla modernizzazione dello stile Tex Mex contaminando con ritmi country-rock il cosiddetto stile norteno-messicano. Sta qui, dunque, la chiave interpretativa di questo vivace rapporto con la tradizione dell’arte folk e outsider del XX secolo, incrociato con il consueto mondo di contaminazioni culturali che da anni costituiscono la cifra poetica e la ricerca della galleria. (gci)

“BRGNV - CRUDA ASTRAZIONE”: A MILANO L’ARTE DI ALESSANDRO BORGONOVO

A Milano una mostra per scoprire l’arte di Alessandro Borgonovo: BIANCHIZARDIN Contemporary Art presenta dal 18 gennaio al 3 febbraio la personale dell’artista dal titolo “BRGNV - CRUDA ASTRAZIONE” presso Lampo Milano - Scalo Farini. La mostra è un invito a immergersi nella sinfonia visiva di Alessandro Borgonovo, un artista che danza tra le influenze del graffitismo e dell’arte segnica del Novecento. Ogni opera è una nota in un concerto di astrazione, una coreografia che si svolge tra il divino e il terreno, in un mondo di armonie celesti create con la forza bruta dell'istinto artistico. Borgonovo utilizza l’astrazione come manifesto di spontaneità e crudo istinto. Danza con la vernice spray e smalti diluiti su tele non preparate, creando opere che vibrano con energia viscerale e cromatica. La tela non è più supporto per il colore ma elemento fondamentale dell’opera: trattata quasi come tessuto per le stampe di alta moda insieme al segno diventa la protagonista del lavoro, il mezzo per tradurre la sua narrativa astratta attraverso colori diluiti e tratti spontanei. In mostra venti tele di diverso formato che svelano al visitatore il carattere audace e immediato dell’artista che in questa mostra richiama l’essenza del movimento urbano. La sua pittura su larga scala, con la sua potenza visiva e la natura spontanea, crea una connessione tra il graffitismo e l’arte informale. La ricerca pittorica di Borgonovo, attenta e ponderata, ha radici profonde nella sua esperienza come assistente di galleria a Milano, un periodo durante il quale lo stretto rapporto con giovani artisti e il dialogo quotidiano con le opere di grandi Maestri hanno plasmato il suo approccio all’arte contemporanea. Il percorso artistico di Alessandro Borgonovo, classe 1980, ha origine nell’adolescenza, quando scopre la musica indipendente inglese e americana, passione che ancora oggi lo accompagna e suggestiona i suoi lavori. Le influenze musicali di Borgonovo, in particolare il rock and roll e la psichedelia britannica, lo avvicinano alle opere di artisti come “Le Danze” di Ignazio Moncada e i Segni obliqui, verticali e orizzontali di Martin Barré. L’artista cerca un'espressione diretta ed emotiva nel processo creativo, unendo il linguaggio astratto a un ritmo interno che risuona nei cuori degli spettatori. L’esposizione è la prima personale, dopo il cambio di gestione della programmazione artistica, che BIANCHIZARDIN Contemporary Art presenta in uno spazio diverso dalla sua sede di Via Maroncelli 14. La personale di Alessandro Borgonovo è quindi una mostra prodotta e pensata per uno spazio site-specific, un nuovo progetto di riqualificazione urbana che apre le proprie porte alla città grazie al recupero di una superficie di 9.000 metri quadri all’interno dello Scalo Farini. La mostra è accompagnata da un testo critico di Mariaelena Maieron. (gci)

“CONDENSARE L’INFINITO”: LE OPERE DI MICHELE CIACCIOFERA A MILANO

L’arte di Michele Ciacciofera conquista Milano: dal 16 gennaio al 17 febbraio, BUILDING TERZO PIANO presenta “Condensare l’infinito”, una mostra personale di Michele Ciacciofera a cura di Angelo Crespi, in collaborazione con il Museo MA*GA. Il percorso espositivo negli spazi di BUILDING TERZO PIANO si configura con una serie di sculture in vetro soffiato policromo di Murano, alcune delle quali già esposte al Petit Palais di Parigi (Fiac 2019), e un dipinto di grande formato, The Translucent Skin of the Present (2015-2016), non solo di forte impatto estetico, ma che può essere considerato una sorta di manifesto visivo della poetica di Ciacciofera. Le sculture - realizzate nella fornace Seguso Vetri d’Arte a Murano - fanno parte della serie Tales of the Floating World. Concepite come frammenti provenienti da un altro mondo, esse evocano, attraverso le loro forme organiche, l’universo umano e quello naturale, sia minerale sia animale. Queste opere proseguono la riflessione sulla questione temporale in cui le ipotesi di fine della civiltà modificano o sovvertono la relazione tra presente e passato, e in cui il tramonto sembra fondersi con le aurorali origini, e gli archetipi primordiali riemergono potenti. La scelta espositiva delle opere negli spazi di BUILDING TERZO PIANO è stata concepita, volutamente, come un ampliamento plastico della mostra aperta al Museo MA*GA (17 dicembre 2023 - 7 aprile 2024), che si compone di tre stanze: un’installazione site-specific con 164 piccole ceramiche posizionate su muschio naturale in dialogo con un trittico che specifica ulteriormente la ricerca di Ciacciofera; un secondo ambiente sonoro accompagna un gruppo di sculture, in materiale riciclato, che rivelano la fascinazione dell’artista per le stele e le edicole votive; infine, un gruppo di opere verticali di grandi dimensioni in vetro soffiato e sabbiato, che evocano forme megalitiche o monolitiche, come Menhir, che nell’antichità furono usate per conferire sacralità e riconoscibilità a determinati territori, collegamento tra l’orizzontalità della terra e la verticalità del cielo quindi tra il mondo fisico e quello spirituale dell’infinito, e che oggi sono simboli che sembrano voler ricollegare il microcosmo biografico di Ciacciofera con il macrocosmo delle narrazioni universali. I capitoli del progetto - MA*GA e BUILDING TERZO PIANO - in due momenti e in due sedi differenti si completano a vicenda per focalizzare nel modo più ampio e preciso il percorso di un artista che da sempre si caratterizza per una ricerca formale poliedrica, frutto di coerenza linguistica ma anche di sperimentazione sui materiali, sempre nell’ottica di uno sguardo profondo che si muove tra antropologia classica e anthropologie du proche. La mostra sarà accompagnata da una monografia - a cura di Johan&Levi editore - che conterrà materiale inedito e documentazione fotografica relativa alle varie fasi del percorso creativo di Michele Ciacciofera. Michele Ciacciofera (Nuoro, 1969) vive e lavora a Parigi. Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso di svariati media, dalla pittura alla scultura, con uso di ceramica, vetro, bronzo, pietra e assemblaggi di materiali, passando dal disegno e dal suono. Tramite un approccio antropologico, l'artista esplora diverse tematiche legate alle isole di cui è originario, la Sardegna e la Sicilia, attraverso il prisma del Mediterraneo. Memoria collettiva, miti rivisitati e realtà politica contemporanea si mescolano in opere caratterizzate da una sensibilità per la materia e da un'acuta consapevolezza delle problematiche attuali legate alla riconfigurazione degli equilibri socio-economici e ambientali. Spinto da una costante riflessione e ricerca basata su numerose fonti, Ciacciofera si interessa innanzitutto al soggetto e alla sua narrazione, nonché alle sensazioni che intende trasmettere attraverso la scelta dei materiali utilizzati. Attinge costantemente alla sua formazione in scienze politiche, al suo interesse per l’antropologia, l’archeologia, le questioni ambientali e alla sua ossessione per la memoria individuale e collettiva, per materializzare esperienze poetiche dalla forte capacità comunicativa. Le sue opere sono state esposte alla 57esima Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, a Documenta 14 di Kassel e Atene, al Museo MAN di Nuoro, al CAFA Museum di Pechino, al Museo d'Arte Contemporanea di Rochechouart (Francia), al Museo di Rennes, a Summerhall Edimburgo, al IMMA Museum di Dublino e in numerose altre istituzioni museali internazionali. Ha ricevuto la Civitella Ranieri NYC Foundation Visual Arts Fellowship nel 2015-2016. Sono in preparazione due mostre personali in Francia e una in Scozia, due importanti opere pubbliche in Francia e in Italia e un’opera site-specific con cui parteciperà alla VI Biennale d'Arte contemporanea di Mardin in Turchia (maggio 2024). (gci)

“SULLE TRACCE DI MARCO POLO”: A CENTURIPE (EN) L’ARTE DI MICHAEL YAMASHITA

Dallo scorso 5 gennaio è stato inaugurato il nuovo centro culturale Il Purgatorio a Centuripe (EN) destinato a valorizzare le arti contemporanee. Lo spazio, adeguato grazie ai fondi delle infrastrutture sociali, è nell’Ex Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, ceduta al Comune di Centuripe grazie a un comodato d’uso gratuito da parte della Diocesi di Nicosia. Inaugura lo spazio la mostra “Sulle tracce di Marco Polo” di Michael Yamashita, realizzata grazie al contributo dell’Assessorato allo Sport, turismo e spettacolo della Regione Sicilia, che ripercorre le orme del leggendario esploratore in un'avventura contemporanea attraverso gli affascinanti territori dell’Asia centrale, circondati per secoli da un’aura mitica e leggendaria. Seguendo il percorso tracciato nel Milione, Yamashita si immerge negli scenari, nelle città e nelle culture più disparate e rivela i cambiamenti e le sfide affrontate nei vari territori nel corso dei secoli. Partendo dall'Italia, la patria di Marco Polo, il fotografo intraprende la via percorsa dal mercante nel XIII secolo e attraversa regioni come Turchia, Iran, Afghanistan, Birmania, Cina e India. Le immagini che ci consegna catturano con rispetto e sensibilità la bellezza mozzafiato delle montagne dello Sri Lanka, la poesia del fiume Tonle Sap al tramonto, la maestosità della Grande Muraglia Cinese, la vita quotidiana delle persone che ancora vivono lungo le rotte carovaniere di un tempo. Attraverso i suoi scatti, apprendiamo come le tradizioni e i paesaggi di questi luoghi si siano evoluti nel corso dei secoli, mantenendo però salda la connessione con la propria storia. Fotografia ed esplorazione diventano per Yamashita due facce della stessa medaglia e lavorano in sinergia per restituire l'essenza più profonda di queste terre antiche e del loro lascito millenario, colmando la distanza tra passato e presente. La mostra curata da Biba Giachetti e Melissa Camilli in collaborazione con Sudest 57 vuole essere un tributo all’audacia di due esploratori, il fotografo Michael Yamashita e il mercante Marco Polo, che hanno scoperto e raccontato, ciascuno a modo proprio, mondi nuovi e situazioni inedite, ma anche un invito a continuare a esplorare e apprezzare la bellezza e la diversità di un mondo in continua evoluzione. Per il sindaco Salvatore La Spina: “Con l’apertura del centro culturale Il Purgatorio si realizza un sogno iniziato tre anni fa, quello di creare uno spazio polifunzionale destinato a valorizzare l’arte contemporanea. Ringrazio per questo Don Pietro Scardilli, che ha concesso in comodato d’uso gratuito al Comune l’ex Chiesa del Purgatorio. Oggi Centuripe può essere considerato un modello ed è in grado offrire due Musei Regionali, il Museo Archeologico e il Museo Antropologico, il centro Espositivo L’Antiquarium che ospita al momento una mostra sull’Operazione Husky e questo nuovo spazio più legato alla contemporaneità. Inaugurare il centro con un mostro sacro della fotografia mondiale come il maestro Yamashita mi riempie di orgoglio e proietta Centuripe tra i luoghi più interessanti e attivi in Sicilia dal punto di vista culturale”. Costruita nella prima metà del Seicento, la Chiesa (attuale Ex Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio) diventa nel 1645 la prima Chiesa Madre di Centuripe. Con l'aumento della popolazione e la costruzione dell'attuale Chiesa Madre (fine Seicento), perde importanza e torna a essere la chiesa delle Anime del Purgatorio. Sconsacrata e abbandonata a metà Novecento, è diventata, negli anni, un deposito. Negli anni Novanta è stata restaurata per preservare gli affreschi fitomorfi presenti nel presbiterio, ai lati del quale sono presenti due affreschi che raffigurano il sacrificio di Isacco a destra e le pene di Giobbe a sinistra. Grazie a questa nuova destinazione lo spazio, dall’alto valore storico, potrà essere nuovamente fruito per ospitare mostre d’arte, concerti, rassegne di cinema e presentazioni di libri. (gci)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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