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direttore Paolo Pagliaro

A Milano l’antologica sull’arte di Valerio Adami

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

A Milano l’antologica sull’arte di Valerio Adami

Un’occasione per scoprire l’arte di Valerio Adami (Bologna, 1935): dal 17 luglio al 22 settembre, a Palazzo Reale di Milano, un’antologica dal titolo “Valerio Adami. Pittore di Idee” celebrerà i sessantacinque anni di carriera e ricerca di uno dei maggiori artisti italiani del Dopoguerra. La mostra è promossa da Comune di Milano - Cultura e prodotta da Palazzo Reale con l’Archivio Valerio Adami, con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Curata da Marco Meneguzzo, con il coordinamento generale di Valeria Cantoni Mamiani, presidente dell’Archivio Valerio Adami, la rassegna presenta oltre settanta grandi quadri e circa cinquanta disegni, dal 1957 al 2023, tra i più significativi dell’opera del maestro. Pittore stimato in tutto il mondo, Adami incarna perfettamente l’idea dell’artista internazionale e aperto a tutte le suggestioni derivate da altri linguaggi, come la letteratura, la filosofia e la musica. Formatosi a Milano, a Brera, con Achille Funi, ha subito compreso l’importanza di frequentare un ambiente internazionale. I suoi viaggi, sempre in compagnia della moglie Camilla Cantoni Mamiani, iniziati con il tradizionale “pellegrinaggio” a Parigi da giovanissimo, non sono mai terminati: Londra, New York, Città del Messico, Atene, Cuba, l’India, Caracas, Milano, ma soprattutto Parigi (dove trascorreva gli inverni) e Meina (sulle sponde del Lago Maggiore, sua attuale abitazione, in cui si trasferiva tutte le estati) sono solo alcuni dei suoi luoghi d’elezione. Luoghi in cui Adami si stabiliva, spesso aprendo un atelier, per il tempo necessario a scoprire e a lasciarsi “contaminare” dalla cultura del posto, grazie anche a incontri personali con scrittori, musicisti e intellettuali. La pittura di Adami, che fin dagli inizi si presenta spesso su grandi formati, già dalla metà degli anni Sessanta è inconfondibile grazie all’incontro tra quei segni distintivi della pop art - quali la linea nera, i colori accesi e piatti, i tratti decisi e i soggetti urbani - e il riferimento costante alla tradizione e al classicismo - che narra miti e leggende in una costante figurazione che recupera il corpo umano, seppur scomposto - in un’epoca in cui prevalevano l’Astrattismo, l’Arte Povera e il Concettuale. La sua pittura, infatti, partecipa criticamente al proprio tempo e, se negli anni Sessanta vive una prima stagione di notorietà all’interno della corrente della pop art, già dai primi anni Settanta se ne distacca, accentuando la sua vocazione per così dire “letteraria”, ricca di citazioni sia visive che legate alla parola, sempre più presente nel suo lavoro fino a includerlo tra i maggiori esponenti di quella “Figuration narrative” francese cui, ancora una volta, s’identifica solo parzialmente. Dietro a immagini di immediata leggibilità è sottintesa una narrazione più profonda: le opere di Adami si popolano di metafore visive sofisticate e racchiudono concetti filosofici, letterari e mitologici, rappresentando nella sua opera l’evoluzione del pensiero occidentale. I miti fondativi della cultura europea, i suoi autori e le loro storie diventano i soggetti quasi esclusivi della sua opera, senza dimenticare certe narrazioni esotiche che comunque appartengono alla visione del mondo occidentale: è questo concentrato di attenzioni che negli anni lo farà colloquiare a fondo con alcuni tra i più grandi intellettuali e scrittori del ‘900, come Octavio Paz, Italo Calvino, Jacques Derrida, Luciano Berio, Antonio Tabucchi e Jean-Francois Lyotard. La mostra è anche l’occasione per far conoscere il lavoro dell’Archivio Valerio Adami, nato nel 2021 in seno alla famiglia, che persegue gli scopi di valorizzare, conservare, promuovere e tutelare l’opera di Valerio Adami, facendo ricerca su tutto ciò che riguarda il lavoro e la vita del Maestro. In mostra anche il documentario “Il Pittore di Poesie” prodotto da Artery Film, per la regia di Matteo Mavero, con la partecipazione dello stesso Valerio Adami e di amici filosofi e artisti. Focalizzandosi sulla parte più introspettiva dell’artista, il docufilm illustra il lavoro e la vita di Adami che si intrecciano con le vicende di alcuni tra gli intellettuali più influenti del ‘900. La rassegna è inoltre accompagnata da un catalogo edito da Skira in edizione bilingue italiano e inglese. “Valerio Adami. Pittore di Idee” è realizzata anche grazie a Fondazione Marconi e alla collaborazione di Galerie Templon e Dep Art Gallery. Sponsor della mostra è The Macallan, la cui collaborazione con Valerio Adami risale al 1993, quando l’artista disegnò l’etichetta per una storica annata di whisky del 1926, record assoluto all’asta nel 2023. (gci)

“UPLIFT”: KELLY ROBERT A PIETRASANTA (LU)

Una mostra per scoprire le opere di Kelly Robert: dal 23 giugno al 4 agosto, Accesso Galleria di Pietrasanta (LU) presenta “Kelly Robert. Uplift”, la prima mostra personale dell’artista americana. Con un corpus completamente inedito di dodici sculture, l’artista californiana presenta per la prima volta dei lavori in marmo - tra cui una scultura alta 185 cm che risulta essere la più grande da lei prodotta fino a oggi - e in bronzo, accompagnati da sculture in terracotta e smalto, caratteristici della sua produzione. Nella lavorazione di questi materiali Kelly Robert parte da una silhouette umana, sinuosa, quasi sempre femminile, e arriva a esplorare l'impatto delle esperienze spirituali sul corpo. Ogni scultura è per lei un omaggio a tali processi trasformativi e, afferma, “è la rappresentazione, in un certo senso, di quei momenti di transizione che trasformano per sempre la nostra vita”. Partendo da studi anatomici, l’artista analizza il corpo in diverse posizioni, come la gravità giochi un suo ruolo, e sebbene i suoi lavori possano apparire astratti, affondano in realtà le loro radici nell’anatomia. Sul torso, Robert concentra i maggiori sforzi, lasciando alle estremità un ruolo meno importante. Il solo busto è per lei in grado di comunicare una forte energia: una forza che non ha bisogno di volto, di mani o di gambe rimandando alla grandezza e al fascino dei mezzi busti dell’arte greco-romana. Kelly, unendo elementi di equilibrio, di movimento e di colore per manifestare energia, ha descritto le sue composizioni come “la rappresentazione, sotto forma di gesti concreti, di momenti di intensa illuminazione”. La scelta del titolo “Uplift” (in italiano, sollevamento o elevazione) deriva dalla relazione che l’artista ha con la dimensione emotiva e materica del suo lavoro. Come le sue figure, anche i materiali organici che utilizza si sono un tempo fisicamente innalzati, sfidando la pressione per presentarsi nel loro stato attuale. Uplift - noto anche come sollevamento tettonico - infatti, è un processo geologico in cui la pressione dall'interno della terra costringe le rocce sotterranee a spostarsi verso la superficie. Il titolo comprende anche il significato emotivo della parola: ogni opera, per Robert, è destinata a “elevare” lo spettatore, a rimettere in circolo di nuovo nel mondo parte della forza vitale e dell'energia positive consumate per creare, evolvere e trasformare. Come sottolineato dall'artista: “Spero che questo lavoro ci offra un'idea della nostra resilienza come esseri umani. Vorrei che il mio lavoro ci ricordi che, anche nei momenti più difficili, possiamo superare ed elevarci oltre ciò che percepiamo come un ostacolo. C’è un aspetto del fare arte che è davvero importante per me: scelgo di produrre un lavoro che contenga energia. Credo che l'energia possa tornare alle persone e le persone possano assorbirla e usarla per elevarsi”. Accompagna la mostra un catalogo edito da Accesso Galleria, con un contributo di Tara Keny. (gci)

TRA UOMO E NATURA CON L’ESPOSIZIONE A PESCARA DI GIUSEPPE VASSALLO

L'evoluzione del rapporto tra uomo e natura, sempre più fragile e precario, è il protagonista di “In sogno era una sfera bianca”, mostra personale dell'artista siciliano Giuseppe Vassallo a Pescara. A ospitarla, dallo scorso 15 giugno al 9 agosto, sarà Ceravento, area di condivisione dell'arte. Si tratta della prima mostra di Vassallo nella galleria pescarese, dopo il solo show dal titolo “L’ora blu”, esposto alla Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea - Roma Arte in Nuvola, dal 24 al 26 novembre 2023. Con la personale di Vassallo - il testo critico è di Miriam Di Francesco - si rinnova la collaborazione tra galleria e artista con una produzione inedita del pittore siciliano che approfondisce la ricerca di paesaggio e figura già avviata l’anno precedente. Con “In sogno era una sfera bianca” il paesaggio siciliano tipico delle opere di Vassallo si fa lunare, mentre i soggetti ritratti diventano abitanti dell’antica Arcadia che, secondo antiche fonti letterarie, sarebbero arrivati prima della Luna (intorno al 5.600 a. C.) e provenienti dalle regioni più remote del pianeta. L'Arcadia, da sempre modello di una terra idealizzata, assume nella poetica di Vassallo il paradigma estetico-filosofico di un’intima interconnessione perduta. In quest’ultima serie pittorica, se i volti e corpi rappresentati rimangono contemporanei, il paesaggio che prima nasceva da una base reale fotografica si trasforma in onirico, depotenziato della sua funzione di finestra sul mondo e ridotto a fondale di superficie. La figura risulta così tormentata, in tensione tra desiderio di armonia con la natura e il timore di alienazione. La mostra include, oltre alla serie di dipinti ad olio su tela di medio e piccolo formato, una selezione di fotografie scattate dall’artista e posizionate lungo il percorso espositivo a mo’ di schermi bidimensionali. L’allestimento è pensato per essere fruito dal pubblico come un’esplorazione interspaziale tra mondi ed epoche differenti, tra familiarità e disorientamento, e collocate come sospese in assenza di gravità. “L’eco di un’ultima risacca riverbera come un eterno Si bemolle - afferma Giuseppe Vassallo - in un paesaggio che si fa stanza. Come neo pre-seleni, le figure verranno sorprese da un nuovo satellite (forse lo stesso fruitore) nell’atto di un dialogo muto col proprio habitat. Un nuovo tentativo di ridefinizione del genere bucolico di questo mezzo: la pittura, antica, tanto quanto l’uomo e la sua prepotente esistenza”. (gci)

ALLO SPAZIO TRECCANI ARTE DI ROMA “GIORNI” DI ALICE GUARESCHI

Prorogata fino al 19 luglio, presso Spazio Treccani Arte a Roma, la mostra “Giorno” di Alice Guareschi (1976), che, nell’ambito del format espositivo “Voci”, curato da Iacopo Ceni, è stata invitata a scegliere una parola dal Vocabolario della Lingua Italiana e a ideare, a partire dalla definizione della stessa, un progetto site specific per la prima sala di Spazio Treccani Arte e due opere in edizione limitata. Alice Guareschi ha scelto la parola “giorno”, riportando sulle pareti della sala una serie di scritte che invitano il pubblico a riflettere sul tempo richiesto da ogni singola azione e due opere-neon inedite, anch’esse incentrate sul linguaggio nella sua declinazione visiva. Il testo si fa dunque immagine, circondando lo spettatore e portandolo a vivere un’esperienza immersiva e tridimensionale. Con il suo lavoro, Guareschi riporta di nuovo la nostra attenzione sulla relatività del tempo - inteso come grandezza non lineare ma labirintica, intreccio di momenti che si concentrano o si dilatano in base alla percezione soggettiva - e allude all’eterno dualismo tra il ciclo secolare della natura e la dimensione fragile e transitoria della vita umana. Nelle restanti sale si potranno invece ammirare le opere realizzate nei primi cinque anni di Treccani Arte, come quelle facenti parte dei progetti Treccani Arte/MAXXI e Alfabeto Treccani, i poster di Utopia, le enciclopedie d’artista di Gianfranco Baruchello (1924-2023) ed Ettore Spalletti (1940-2019), l’opera Tavole della Legge (Non uccidere), recente atto cancellatorio di Emilio Isgrò (1937). Oltre ad esse l'allestimento presenterà la novità di Archivio Multiplo: storiche grafiche o multipli d’artista, parte della collezione Treccani, saranno protagonisti, a rotazione, di una parete dello Spazio, nell'intento di valorizzare e promuovere la tradizione della grafica d’arte. A inaugurare la serie, Mistero in-forme (2012) di Carla Accardi (1924-2014). (gci)

“UN VIAGGIO LUNGO MILLE MIGLIA”: L’ESPOSIZIONE RACCONTA LA LEGGENDARIA CORSA

In occasione del primo traguardo di tappa a Torino della 42esima edizione della Mille Miglia (l’ultima volta che attraversò la città fu nel 1948), il MAUTO - Museo Nazionale dell’Automobile celebra la corsa con la mostra “Un viaggio lungo mille miglia”: l’esposizione - realizzata in collaborazione con il Museo Mille Miglia di Brescia e visitabile nella project room del MAUTO dallo scorso 12 giugno al 29 settembre - racconta la storia della leggendaria corsa, un’epopea durata un trentennio (dal 1927 al 1957) e per la quale gareggiarono su un percorso di “1000 Miglia” i campioni più famosi del periodo. Il percorso espositivo racconta i tre decenni della corsa, con una particolare attenzione agli anni più significativi: il 1927, data della prima edizione, il rilancio dopo la guerra nel 1947 e il 1957, l’anno del trionfo di Taruffi e del tragico epilogo. A ciascuno di questi anni corrisponde una tappa fondamentale nella storia della Mille Miglia: Brescia, il luogo dove tutto ebbe inizio; Torino, simbolo della ripresa nel Dopoguerra; Roma, la tappa che unisce l’Italia da nord a sud e città della vittoria amara di Taruffi. (gci)

NELLA FOTO. Valerio Adami
Penthesilea, 1994
195x265 cm
Collezione Adami
Courtesy Archivio Valerio Adami
(dettaglio)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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