La comunità italiana e italo-discendente in Argentina è in fermento. L’annuncio da parte del governo italiano dell’approvazione del decreto che modifica le regole per l’acquisizione della cittadinanza italiana ha scatenato un vero e proprio terremoto. La normativa limita la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana a coloro che hanno almeno un genitore o un nonno nato in Italia. Di fatto, vengono sospesi tutti gli iter per l’assegnazione della cittadinanza “per ricostruzione”, lunghe pratiche volte a dimostrare la discendenza da un cittadino emigrato dall’Italia nell’Ottocento, che spesso sfociano in altrettanto lunghi processi che stanno intasando i tribunali italiani. Il Ministro degli Esteri Tajani ha difeso la misura, volta a stroncare gli abusi commessi nei paesi con la maggiore presenza di italo-discendenti, come Argentina e Brasile, dove si sarebbe arrivati a commercializzare il passaporto italiano. Ma le comunità di discendenti in Sud America non ci stanno. “Sappiamo bene che la situazione riguardo al riconoscimento delle cittadinanze era critica, con Consolati che non hanno la capacità di rispondere alle richieste, e dall’altro un abuso nei ricorsi, promossi soprattutto da terzi che approfittano del bisogno dei connazionali per ottenere un reddito economico”, spiega a 9Colonne Lucas De Chierico, presidente del Comitato degli Italiani all’Estero (Comites) di Rosario. “Quest’immagine che il ministro ha usato, di persone che richiedono il passaporto solo per poter andare a Miami a fare shopping, o che sono in cerca di un documento europeo per emigrare in Spagna, la conosciamo, e negare l’esistenza di questi casi sarebbe come cercare di nascondere il sole con la mano. Su questo non c’è dubbio. Eppure la misura è eccessiva, e ciò che più importa è che crea una discriminazione tra cittadini italiani di una certa qualità, nati sul territorio italiano, e cittadini italiani di qualità inferiore, nati fuori dall’Italia. E questo è grave. Fare differenze tra cittadini è inaudito, ci fa sentire più che mai cittadini di seconda categoria”.
Carlos Malacalza, presidente della Confederazione generale delle federazioni italiane nella Repubblica Argentina (Feditalia), parla addirittura di una “ferita al tessuto generazionale della comunità italiana”. Secondo Malacalza, l’annuncio del Consiglio dei Ministri circoscrive l’ottenimento della cittadinanza, regola diritti costituzionali e limita le funzioni dei consolati. “Non si possono cancellare da un momento all’altro anni di lotta per la conquista dei diritti, non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questi cambiamenti applicati senza il consenso della comunità italiana e dei suoi rappresentanti, dai Comites alle associazioni, e ai parlamentari che rappresentano gli italiani all’estero. Sono decisioni che influenzano il presente e il futuro di generazioni di italiani che amano e sentono l’Italia come loro patria”, assicura Malacalza. “Credo che ora si stia obbligando in qualche modo il Parlamento a discutere una legge sulla cittadinanza che in realtà non aveva nessuna intenzione di discutere”, aggiunge De Chierico riguardo al futuro dei pacchetti annunciati dal CdM, che approderanno presto in Parlamento per la modifica della legge del 1992 che normava lo ius sanguinis. “Ora questo decreto impone i termini del dibattito, ma spero che, a partire dalla discussione profonda, il risultato della nuova normativa sia meno doloroso per i cittadini nati all’estero. Purtroppo non si è arrivati a una nuova legislazione per il cammino sperato, quello che include le persone che hanno vissuto l’emigrazione italiana e che desiderano che i propri figli e i propri nipoti siano cittadini”. Secondo Feditalia, la cittadinanza attiva che il pacchetto di misure annunciato dal governo la scorsa settimana vuole promuovere è già presente e viva in Argentina attraverso l’associazionismo degli italo-discendenti. “La partecipazione attiva nelle Associazioni Italiane approfondisce questa dimostrazione di una ‘italianità attiva’ che si manifesta giorno per giorno nelle attività promosse dagli italiani e dai loro discendenti nel sistema associativo presente in ogni angolo dell’Argentina. In ogni associazione italiana c’è una piccola Italia che ama e sente come lo si fa nella penisola”, conclude Malacalza. (fel - 2 apr)
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