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direttore Paolo Pagliaro

TRUMP SCATENA
LA GUERRA DEI DAZI

TRUMP SCATENA <BR> LA GUERRA DEI DAZI

La guerra commerciale globale della seconda era Trump è ufficialmente cominciata. Il presidente americano ha dichiarato un’emergenza economica negli Usa e, nel corso di un discorso nei giardini della Casa Bianca, ha confermato l'introduzione di una serie dazi doganali reciproci sulle importazioni dai “Paesi di tutto il mondo”. Mostrando una lunga tabella in cui erano riportate nel dettaglio le aliquote applicate a ciascun Paese, il Tycoon ha promesso un boom di posti di lavoro negli Stati Uniti e l’avvio di una dinamica economica porterà a una maggiore concorrenza tra le industrie, che a suo dire farà calare i prezzi per i tartassatissimi consumatori americani. Si tratta di una scommessa a lungo termine che molti analisti hanno bocciato senza mezzi termini, prevedendo che nel medio periodo proprio i consumatori a stelle e strisce potrebbero soffrire duramente del pugno duro di Washington.

L'offensiva protezionistica dei repubblicani prevede un dazio doganale minimo aggiuntivo del 10% su tutte le importazioni e aumenti mirati per i paesi ritenuti particolarmente ostili in termini commerciali: le merci provenienti dall'Unione Europea saranno così soggette a tasse del 20% mentre per la Cina è stata decretata una soglia astronomica. I prodotti di Pechino saranno infatti soggetti a una nuova tassa di importazione del 34%, oltre ai dazi doganali aggiuntivi del 20% già introdotti dall'amministrazione Trump. Le nuove tasse sulle importazioni scatteranno in due fasi, secondo quanto spiegato da un funzionario della Casa Bianca: il 5 aprile alle 6:01 (ora italiana) per dazi doganali di almeno il 10% su tutti i prodotti che entrano negli Stati Uniti, e il 9 aprile alle 6:01 i per dazi doganali più elevati che colpiranno giganti come la Cina e l'Unione Europea. Tutti questi nuovi dazi doganali si aggiungeranno alle tasse doganali già esistenti. “Questi dazi rimarranno in vigore finché il Presidente Trump non determinerà che la minaccia rappresentata dal deficit commerciale e dal trattamento non reciproco sottostante sarà soddisfatta, risolta o mitigata”,  si legge in parte in un comunicato dell'amministrazione Trump.

Il 2 aprile 2025 “sarà ricordato per sempre come il giorno in cui è risorta l'industria manifatturiera americana”, ha proclamato Trump durante il suo discorso nel Rose Garden della Casa Bianca. The Donald non ha mancato di fare ricorso ai toni roboanti che hanno caratterizzato la sua campagna elettorale, sottolineando che “Per decenni, il nostro Paese è stato saccheggiato, depredato, violentato e devastato da nazioni vicine e lontane, alleate e nemiche”. Dunque, ha aggiunto, “Questo è uno dei giorni più importanti, secondo me, nella storia americana. Questa è la nostra dichiarazione di indipendenza economica”. In tale ottica, ha aggiunto, “Gli Stati Uniti non possono più continuare con la loro politica di capitolazione economica unilaterale, non possiamo pagare i deficit del Canada, del Messico e di tanti altri paesi. Lo facevamo. Non possiamo più farlo”. Va però rilevato a tale proposito che né il Messico né il Canada figurano nell'elenco dei paesi colpiti dai nuovi dazi fornito ieri sera dalla Casa Bianca. Un alto funzionario statunitense ha chiarito che queste due nazioni, firmatarie di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, sono soggette a un regime fiscale diverso. Anche la Gran Bretagna, che sta negoziando un trattato commerciale bilaterale, si è vista colpita da un'aliquota “minima” del 10%.  Trump, ha anche sottolineato che “I posti di lavoro e le fabbriche torneranno in massa nel nostro Paese”, ha anche promesso e che “Rafforzeremo la nostra base industriale nazionale”. “In ultima analisi, una maggiore produzione interna significherà una maggiore concorrenza e prezzi più bassi per i consumatori”, ha aggiunto. Non è mancato un appello agli scontenti: “Se volete che le vostre tariffe siano pari a zero – ha affermato il Tycoon - producete i vostri prodotti qui in America”. L’amministrazione Trump non ha inoltre mancato di mettere in guardia i paesi che potrebbero tentare rispondere con le stesse armi all’imposizione tariffaria: “Rilassatevi, incassate il colpo e aspettate di vedere come si sviluppano le cose. Perché se si reagisce, si verificherà un'escalation”, ha avvertito il Segretario del Tesoro Scott Bessent. (3 APR – DEG)

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