di Paolo Pagliaro
La classe operaia americana contro la classe operaia degli altri paesi, è lo schema semplice e dirompente utilizzato da Donald Trump per spiegare la sua politica dei dazi. Messaggio reso esplicito dall’esibizione di un operaio metalmeccanico in carne e ossa – il signor Bryan - sul palco della Casa Bianca, dove accanto al presidente in genere posano solo oligopolisti miliardari.
Mentre i governi europei mettono a punto la risposta al protezionismo trumpiano, le organizzazioni dei lavoratori iniziano a quantificare i danni che esso può causare all’occupazione. A Bruxelles la confederazione europea dei sindacati oggi ha chiesto che nei settori colpiti dai dazi siano riattivati i sostegni al lavoro già sperimentati nel biennio del Covid.
Sugli umori della base un primo sondaggio informale ci sarà in Italia, a Campi Bisenzio nella piana fiorentina, dove da domani a domenica ospiti provenienti da tutta Europa daranno vita al terzo “Festival di letteratura working class”. Il teatro sarà la fabbrica della ex Gkn, dove resiste una straordinaria comunità di operai da 15 mesi senza stipendio né cassa integrazione e tuttavia capace di elaborare un solido progetto di riconversione industriale .
Il festival letterario della classe operaia – con dibattiti, proiezioni, premi e corteo – è un evento unico nel panorama culturale italiano e internazionale. Non si occuperà solo di manifattura. Una tavola rotonda, ad esempio, sarà dedicata agli scrittori-camerieri perché, spiega la locandina, “si parla sempre di cooking show e ristoranti stellati ma mai di chi serve ai tavoli”. Lo slogan del festival – “noi saremo tutto” – è ripreso dal movimento sindacale nordamericano, che qui è sentito come un precursore e un compagno di strada, dazi o non dazi.